sabato, Ottobre 16, 2021
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Bernal, orgoglio colombiano in Piazza Duomo. Ma anche Caruso può festeggiare

Il giorno di Bernal

Un giorno straordinario, per questo ragazzo colombiano, chiamato El Capo per la freddezza che dimostra in corsa. Un giorno straordinario che conferma quanto di buono Bernal aveva già dimostrato due anni fa vincendo il Tour de France. Im questo Giro era partito favorito, però sempre con l’ombra del dubbio, di quel subdolo mal di schiena sempre in agguato. Però ogni dubbio è svanito quando Bernal, già da Campo Felice, ha indossato la maglia rosa conquistando anche la tappa. La sua prima vittoria di tappa, va detto, perchè in Francia pur conquistando la maglia gialla, mai il colombiano era arrivato primo al traguardo. Piace, Bernal, perché è un campione col carattere di un ragazzo. Determinato in corsa, quasi feroce nel perseguire un obiettivo, ma semplice quando si rivolge agli altri. Piace molto anche il legame che ha saputo instaurare con i compagni della corazzata Ineos. Grazie a loro, in particolare a Daniel Martinez, è riuscito a parare gli affondi che gli arrivavano da Yates nelle ultime tappe di montagna. Solo una volta, a Sega di Ala, è andato in crisi per rispondere agli scatti del britannico.

Il super team con Ganna

Da quel “fuori giri”, Bernal ha capito che avrebbe dovuto cambiare tattica. Non rispondere subito a Yates, ma gestire la corsa con lucidità. Come ha fatto nell’ultima salita di Alpe Motta, quando Damiano Caruso è andato in fuga con Bardet. Anche Filippo Ganna, al suo quinto centro consecutivo in una cronometro del Giro (Moser si era fermato a quattro), è soddisfatto. Doppiamente soddisfatto. Sia per la vittoria a cronometro (che bissa il prologo di Torino) sia per la maglia rosa di Bernal e il successo complessivo della Ineos, vero Super Team della corsa rosa. ”Egan ha fatto qualcosa di stupendo: sabato sera, a Bernal ho detto di correre con il suo sorriso. Che ero anche disposto a perderla questa cronometro. Ma non ero disposto a vederlo perdere la maglia rosa. Nel caso avrebbe dovuto fare i conti con me… Adesso scherziamo, ma queste sono state tre settimane pesanti. Non è facile difendere la maglia rosa per così tanto tempo. E’ uno stress che ti logora. Io comunque il mio lavoro l’ho fatto volentieri. Siamo un gruppo, ci aiutiamo sempre”.

Ganna fora ma vince la cronometro

“Cosa farò? Punto ai cinque cerchi, alle Olimpiadi di Tokyo. Prima mi pendo una pausa. E poi vado in altura a perfezionare la preparazione. Spero in Giappone di avere le stesse gambe che ho avuto a questo Giro”.

Il sogno di Caruso

Damiano Caruso, sul podio di fianco a Bernal e a Yates, fa ancora fatica a capire cosa sia successo. Bacia la moglie Ornella, stringe le mani, abbraccia tutti. Dopo una vita da gregario non è abituato a tutta questa popolarità. “Abbiate pazienza. Sono state tre settimane incredibili, un mix di emozioni indescrivibili, mai avrei pensato a un secondo posto al Giro d’Italia. Ora voglio una cosa: godermi questo momento…”

Ma Caruso non si ferma: “In questa crono sono partito subito forte, volevo onorarla. E rimanere sempre concentrato. Quanto al campione o non campione, lasciamo perdere. Ho fatto quello che dovevo fare, grazie anche ai miei compagni. Per una volta ho dato io gli ordini. Ma non ho mai avuto veramente bisogno di darli, sapevano già cosa fare, come ho sempre saputo farlo io quando correvo per gli altri”.Finisce così questo 104 Giri d’Italia. Un giro frizzante ed emozionante che ha dato molte soddisfazioni anche in chiave tricolore. Ben sette sono state le vittorie di tappe degli italiani. Ricordiamo quella di Giacomo Nizzolo, l’eterno piazzato finalmente arrivato primo. Quella stupenda di Lorenzi Fortunato, fortunato di nome e di fatto, sulle rampe dello Zoncolan. Il successo di Alberto Bettiol, in solitaria, a Stradella. E poi la maglia rosa di Alberto De Marchi, maglia rosa nel nome di Giulio Regeni, poi costretto al ritiro per una brutta caduta. Una menzione particolare a Vincenzo Nibali, 18esimo, con più di un’ora di distacco. Che ha tenuto il punto nonostante mille cadute e una jella stratosferica. Tanto di cappello. E un suggerimento affettuoso: vada a Lourdes.

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