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Veronica de La Rappresentante di Lista: «Gli stereotipi sulle donne, che non spariscono»

Veronica Lucchesi torna sul palco, quello dell’Arena di Verona per Aperol with Heroes – Together We Can, che il 17 e il 18 settembre rimette la musica al centro, promuovendo quest’anno progetti artistici e musicali originali e coerenti con la diversity e la gender equality, in collaborazione con la rete internazionale Keychange*. Lei e Dario Mangiaracina, l’altra metà de La Rappresentante di Lista, live sono già tornati, nel corso dell’estate, riprendendosi (finalmente) il loro posto: «Sembrava la cosa più complicata da riprendere a fare, poi ti rendi conto che è come andare in bicicletta», spiega la cantante, «Una volta che lo impari, è per sempre».

Nulla è cambiato?
«No, ma ci sono nuovi codici. In questo momento tutto è pensato per un pubblico che resta seduto, che non può ballare. I nostri concerti così provano a essere più emotivi, in modo che ci si possa distrarre dal non potere muovere il corpo».

Anche voi, come tanti altri colleghi, chiedete in vista dell’autunno – purtroppo ancora pandemico –  una regolamentazione  che «si ricordi e si prenda cura della musica dal vivo».
«Insieme agli artisti mi piacerebbe che fosse anche il pubblico a chiederlo. Penso che l’essere umano soprattutto in momenti come questo abbia bisogno di comprendere la vita, di capire quello che ci succede, è l’arte ha proprio questo ruolo».

Aperol with Heroes – Together We Can quest’anno punta l’attenzione sulla parità di genere nell’industria musicale. A che punto siamo?
«Quando si parla di parità come un valore che abbiamo raggiunto, mi viene da sorridere perché l’elemento naturale che ci contraddistingue da sempre è proprio l’essere diversi, lo siamo tutti. Nel nostro ambiente oggi vengono rappresentate diverse sfaccettature ma ancora non basta. Sembra che stiamo raggiungendo una sorta di parità, ma in realtà siamo ancora indietro».

Le è mai capitato di essere pagata meno rispetto a un suo collega uomo?
«No, pagata meno no, ma mi è capitato di ricevere battutine rispetto ad alcune mie scelte di posizione. Per esempio, quando ho tenuto la regia di uno spettacolo mi è successo che le mie direttive venissero considerate come miei capricci, come isterismi. Anche le battutine possono essere violenze. Ogni volta che si dice “quella è isterica, si comporta così perché ha le mestruazioni” si fa un terribile passo indietro».

Che consiglio darebbe a una ragazza che vuole avvicinarsi oggi al mondo dello spettacolo ?
«Le direi “trova il tuo stile , ma non per quanto riguarda la forma musicale, ma per ciò che vuoi dire”. Il messaggio suggerisce anche un’identità, diventa il faro e la guida di quello che vuoi fare. E poi “fai ricerca, studia, prenditi il tuo tempo, non lasciarti travolgere dai guizzi delle onde alte. Costruisci le tue basi”».

Come si costruiscono?
«Con lo studio, con la ricerca, semplicemente facendo nuove esperienze. È fondamentale sperimentare e non lasciarsi muovere come una bandierina in balia del vento».

Quali sono le battaglie che vale ancora la pena portare avanti?
«La prima, a oggi, è tutelare la salute di questa cara madre terra. Dovrebbe essere sulla bocca di tutti, dovremmo tutti capire come stare in armonia con lei. E poi la battaglia contro la violenza, contro le armi. Molte sono le stesse istanze di 30 anni fa, ma purtroppo suonano ancora come familiari. Infine, va combattuto il potere, quel fortissimo strascico del patriarcato che lo rende tossico, malvagio. E la lotta alla banalità che non è sinonimo di semplicità. La semplicità va bene, è ciò che ti porta a eliminare l’affanno, la corsa continua».

*Keychange è un’iniziativa globale per l’uguaglianza di genere, supportata dal programma Europa Creativa dell’Unione Europea e riconosciuta dalle Nazioni Unite. Il programma Keychange supporta ogni anno 74 tra donne e talenti appartenenti a minoranze di genere che lavorano nel campo della musica , provenienti da 12 paesi diversi. «L’obiettivo di trasformare l’industria musicale a livello internazionale rendendola più equa e aperta è ambizioso, ma progetti come Keychange e Mission Diversity, che mirano a dare maggiori opportunità professionali ad artist* e a professionist* della music industry e a dare visibilità alla diversità per renderla un valore sono in grado di fare la differenza», le parole di Alice Salvalai e Sarah Parisio, Project Manager di Keychange Italia.

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