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Covid, che cosa sappiamo della nuova variante Mu

L’OMS l’ha da poco inserita nella lista delle “varianti di interesse” (variants of interest, V.O.I.) del coronavirus SARS-CoV-2: parliamo della variante Mu (dalla lettera greca μ, successiva alla lamba, λ), individuata per la prima volta in Colombia a gennaio di quest’anno e da allora diffusasi in circa 39 Paesi. La buona notizia è che non ha ancora superato la diffusione della Delta (la variante indiana), che rimane quella dominante in tutto il mondo: «se fosse per davvero pericolosa, dopo diversi mesi l’avremmo già dovuto vedere», sottolinea Paul Griffin, professore di microbiologia e malattie infettive all’Università del Queensland, in un articolo di The Conversation. Tuttavia è bene sottolineare che gli studi su questa variante sono ancora in corso: ecco cosa sappiamo finora.

Variante di interesse. Si definisce “variante di interesse” una variante potenzialmente pericolosa, con delle mutazioni che possono rendere il virus più resistente ai vaccini o più contagioso. Altre varianti di interesse sono la Eta (individuata per la prima volta in diversi Paesi nel dicembre 2020), la Iota (USA, novembre 2020), la Kappa (India, ottobre 2020) e la Lambda (Perù, dicembre 2020). Se la Mu dovesse diventare più pericolosa e iniziare a diffondersi più di altre varianti come la Delta, allora potrebbe passare alla successiva classificazione di “variante preoccupante” (variant of concern, V.O.C.), categoria nella quale attualmente si trovano le varianti Alpha (Regno Unito, settembre 2020), Beta (Sudafrica, maggio 2020), Gamma (Brasile, novembre 2020) e Delta (India, ottobre 2020).

È resistente al vaccino? La maggior parte dei vaccini neutralizza il coronavirus andando a colpire la proteina spike, che il SARS-CoV-2 usa per entrare nelle nostre cellule. Eventuali mutazioni in questa proteina, dunque, potrebbero far diminuire l’efficacia dei vaccini: secondo i primi studi, sembra che la Mu sia almeno in parte resistente agli anticorpi prodotti dal vaccino. Tuttavia le ricerche sono state condotte solo in laboratorio, perciò non siamo ancora sicuri che la variante si comporti allo stesso modo nella popolazione. La buona notizia, però, è che tutti i vaccini forniscono un’ottima protezione contro l’infezione sintomatica e le forme gravi di covid di tutte le varianti note finora emerse.

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