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A Cibus di Parma le sfide della sostenbilità e delle materie prime alle stelle

La ventesima edizione di Cibus, la fiera dell’agroalimentare di Parma, si è chiusa con un bilancio di quasi 40mila visitatori. Tanti ne avevano sperati gli organizzatori, quando hanno lanciato il cuore oltre l’ostacolo della pandemia confermando la data del 31 agosto 2021, e tanti alla fine ne hanno contati, con un grande sospiro di sollievo. «Questa edizione di Cibus ha pienamente conseguito gli obiettivi che si era posta», ha dichiarato il presidente di Fiere di Parma, Gino Gandolfi, quando venerdì 3 settembre ha tirato giù la saracinesca della manifestazione. E sulla scia dell’ottimismo respirato tra gli stand, con gli imprenditori contenti di potersi di nuovo incontrare di persona, ha aggiunto: «Sulla scia di questo successo, stiamo già lavorando per una edizione record di Cibus, che si terrà a Parma il 3 maggio 2022».

Certo, di buyer stranieri se ne sono visti pochi, qualcuno dice il 60% in meno del solito: americani e cinesi hanno dovuto soccombere alle restrizioni per i viaggi intercontinentali, compensati solo in parte dagli arrivi degli europei. Ma a Cibus non si incontrava imprenditore che, alla fine, non fosse stato contento di esserci venuto. Anche le presenze istituzionali non si sono risparmiate. Tre i ministri: quello dello Sviluppo economico Giorgetti e quello dell’Agricoltura Patuanelli in presenza, mentre Di Maio si è limitato a due collegamenti in streaming dalla sede del ministero degli Esteri, per via della crisi afghana. E poi tutti i presidenti delle principali associazioni di settore, da Confindustria a Federalimentare, da Coldiretti a Confagricoltura. Del resto, dopo il via libera di giugno, Cibus è stata la prima grande fiera internazionale in Italia a riaprire in presenza. Il mantra era esserci.

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I numeri con cui il settore si è presentato a Parma sono di tutto rispetto: 154 miliardi di fatturato atteso entro la fine dell’anno, l’8% in più rispetto al 2020, e il tetto dei 50 miliardi di euro di export che a patto di sorprese dovrebbe essere sfondato già a dicembre. Ma per la seconda industria manifatturiera del Paese questo è anche un momento di grandi sfide aperte. Due, soprattutto, sono rimbalzate tra gli stand di Cibus. La prima riguarda l’allarme per l’aumento dei costi delle materie prime e degli altri fattori di produzione: «Nel nostro comparto – ha detto Vacondio – sono aumentate dal 35% all’80%. A questo bisogna aggiungere il rincaro del 25% dell’energia elettrica, il costo dei pallet triplicato, quello del trasporto navale più che raddoppiato, così come sono raddoppiati i prezzi degli imballi». Chi si accollerà, la patata bollente di questi rincari? La Gdo non vuole scaricarli sui consumatori, pena un’ulteriore contrazione della già asfittica domanda interna. E le aziende non vogliono altre erosioni dei margini. Sarà la battaglia d’autunno. Intanto, qualche bene nel carrello comincia già ad aumentare.

Non basterà invece l’autunno e nemmeno la primavera successiva per affrontare e vincere l’altra sfida che attende il settore, quella della sostenbilità. L’Europa ha fissato obiettivi ambiziosi da qui al 2030. E il comparto agroalimentare è alla ricerca della ricetta giusta per centrarli. La strada spaventa parecchi: «Non esiste sostenibilità ambientale senza quella economica e sociale», è andato ripetendo per quattro giorni a Cibus il presidente di Federalimentare, Ivano Vacondio, trovando l’ultimo giorno anche la sponda del ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti. In sintesi, le imprese temono di soccombere sotto gli alti costi degli investimenti necessari a centrare gli obiettivi europeo: aumento della produzione biologica, imballi riciclabili, riduzione delle emissioni di CO2.

La sostenibilità come costo, certo, ma anche come opportunità. Molte delle novità presentate a Cibus hanno avuto a che fare con la tutela dell’ambiente. Dalla cialda di caffè compostabile con incarto riciclabile nella raccolta della carta di Caffè Borbone, alle insalate pronte in busta di bioplastica biodegradabile e compostabile da smaltire nell’umido di casa di DimmidiSì. Mutti, invece, per le sue conserve di pomodoro ha annunciato di aver ridotto le emissioni CO2 di 1.500 tonnellate negli ultimi due anni e di aver adottato esclusivamente imballaggi primari e secondari riciclabili al 100%.

[Fonte] RSS Feed da www.dissapore.com www.gustoblog.it www.ilsole24ore.com

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