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Tragedia Mottarone, il nonno di Eitan indagato per sequestro di persona

PAVIA – Una mattinata frenetica sull’asse Pavia-Roma-Tel Aviv, tra procure, studi legali, ambasciate e ministeri. E, ovviamente, la villetta di Travacò Siccomario, nel Pavese, dove sabato mattina alle 11,30 Eitan Biran è stato sequestrato – stando all’accusa dei magistrati – dal nonno materno Shmuel Peleg che, con un jet privato decollato dall’aeroporto di Lugano, ha portato in Israele il nipotino, unico sopravvissuto alla strage del Mottarone, strappandolo alla zia paterna e tutrice legale, Aya Biran.

Inchiesta sul nonno e coinvolgimento della nonna

La prima notizia di giornata riguarda proprio il nonno che ha rapito il piccolo: è indagato a Pavia per sequestro di persona aggravato dalla minore età della vittima.  L’avvocato Cristina Pagni, uno dei legali di Aya Biran, era entrata stamattina in tribunale per “parlare col giudice tutelare – ha spiegato – per attivare la Convenzione internazionale dell’Aja” che riguarda gli aspetti civili delle sottrazioni internazionali di minori. Proprio sulla base della Convezione dell’Aja, dal governo israeliano – stando a quanto riportato da media di Tel Aviv – sarebbe arrivata una prima indicazione che individuerebbe nella restituzione di Eitan alla zia affidataria la soluzione della dolorosa contesa familiare iniziata ad agosto e culminata con il colpo di mano di sabato scorso. Mentre i legali difensori di Shmuel Peleg precisano che il loro assistito ha “agito di impulso” – e sembrano voler rappresentare un atteggiamento, diciamo, collaborativo da parte del nonno-sequestratore – nella trama di questa brutta storia irrompe anche il nome della ex moglie di Peleg, Esther Cohen: una radio israeliana, 103 Fm Or, riporta la notizia che anche lei, la nonna materna di Eitan, “era in Italia ed ha partecipato al rapimento”. A dichiararlo nell’intervista all’emittente è Or Nirko, marito della zia paterna Aya Biran: “Sostiene – ha detto Nirko – di essere rientrata in volo in Israele il giorno prima, questo a quanto pare per non essere esposta alla accusa di complicità”.

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Genesi del rapimento

Quando è stato organizzato il blitz di sabato? Chi ha aiutato Shmuel Peleg nel progetto di riportare Eitan in Israele dove il bimbo aveva trascorso un periodo durante il lockdown per il Covid? Il viaggio in auto da Travacò Siccomario verso la Svizzera: il passaggio dal confine a Chiasso e infine l’aeroporto di Lugano dove ad attendere nonno e nipotino c’era il Cessna con cui sono volati a Tel Aviv. L’indagine aperta dal procuratore facente funzioni di Pavia, Mario Venditti, punta anche a chiarire come Peleg, un lungo passato nell’esercito israeliano, consulente di un’azienda di elettronica nel suo Paese, sia riuscito a fare tutto questo. E se e chi gli abbia garantito un eventuale aiuto. Ma torniamo al nonno-sequestratore. “Dopo essere stato estromesso dagli atti e dalle udienze e preoccupato dalle condizioni di salute del nipotino, ha agito d’impulso”. Lo spiegano i legali Paolo Sevesi, Sara Carsaniga, Paolo Polizzi, che rappresentano Shmuel Peleg. “Ci impegneremo – scrivono – perché vengano riconosciuti i diritti della famiglia materna, dopodiché confidiamo che Shmuel ritorni ad avere fiducia nelle istituzioni Italiane e ci impegneremo in tal senso”.

La mediazioni dei legali di Peleg

Insomma: i legali “ridimensionano il fatto”. Peleg, si legge in una nota, “ha portato Eitan in Israele dopo aver tentato invano per mesi di poter portare la voce della famiglia materna nel procedimento civile di nomina del tutore”. Gli avvocati si dicono “fiduciosi che, una volta ripristinata la correttezza del contradditorio nei vari procedimenti civili, e ottenute rassicurazioni dai medici israeliani, potrà tornare a discutersi del suo affidamento nelle sedi opportune”.

“Le azioni di prepotenza sono sempre sbagliate – chiariscono – però mettiamoci nei panni di un signore che in terra straniera perde 5 familiari tragicamente, al quale i medici non parlano e gli avvocati dicono che il procedimento civile di tutela di Eitan è stato fatto in modo sommario”. E concludono: “Noi ci impegneremo perché vengano riconosciuti i diritti della famiglia materna, dopodiché confidiamo che Shmuel ritorni ad avere fiducia nelle istituzioni Italiane e ci impegneremo in tal senso”.

Il parere legale in Israele: il bimbo andrebbe riportato in Italia

Le autorità israeliane dovranno probabilmente “restituire” al suo tutore legale in Italia il piccolo Eitan Biran. Un parere legale del governo israeliano emesso da esperti dei ministeri degli Esteri e della Giustizia ha infatti sottolineato che portare Eitan Biran in Israele, contro la volontà del suo tutore legale, costituisce probabilmente un rapimento, secondo quanto riportato da Channel 12 News.

Il documento afferma che la mossa messa in atto dal nonno materno di Eitan ha violato la Convenzione dell’Aia sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori, una legge adottata da Israele nel 1991. Secondo la legge, le autorità israeliane devono fare tutto quanto in loro potere per restituire il ragazzo al suo tutore legale in Italia il prima possibile. Il tutore legale di Eitan, Aya Biran-Nirko, la sorella residente in Italia del defunto padre del bambino, ha presentato denuncia alla polizia italiana affermando che il piccolo è stato rapito dal nonno materno, Shmuel Peleg.

Eitan non è stato rapito, è solo rientrato a casa, il desiderio del bambino era tornare in Israele. Lo riferisce il Jerusalem Post, riportando un’intervista rilasciata ai media israeliani da Etti, la nonna del bambino. “Voleva tornare in Israele da tempo – ha detto la donna – finalmente, dopo quattro mesi, i medici lo vedranno. Sua zia e suo zio in Italia hanno proibito a me e mio marito di incontrare i suoi medici e terapisti”. Etti ha anche poi confermato che il bambino è in cura allo Sheba Medical Center di Tel Aviv. “E’ nato e cresciuto a casa mia – ha continuato – è il primo nipote, un ragazzo molto affettuoso e intelligente. Durante il Covid è stato qui per sei mesi o anche di più”.

Sul fronte pavese, Aya Biran e il marito Or Nirko sembrano determinati a combattere la battaglia per riportare in Italia Eitan, anche se – fanno sapere – “adesso lasciamo che siano gli inquirenti e le diplomazie a fare il loro lavoro”. Or Nirko – che ha parlato alla radio subito dopo Etty Peleg, intervistata dalla stessa emittente – ha poi aggiunto di “non credere che Eitan arrivi a comprendere di essere stato stato rapito. Mi immagino che la famiglia materna lo abbia persuaso che lui è tornato in una vacanza e che non sappia del reato compiuto a suo danno. Potete immaginarvi come ci sentiamo”, ha concluso.

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Le reazioni di Di Maio e Salvini

In mattinata sulla vicenda di Eitan Biran è intervenuto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio: “Stiamo accertando l’accaduto per poi intervenire”. Così il titolare della Farnesina ha risposto ai giornalisti a proposito delle prossime iniziative del Governo sul caso, parlando a margine di una manifestazione elettorale M5s a Sulmona, in Abruzzo.

Prima di lui si era espresso il leader della Lega, Matteo Salvini. “Che ci si faccia scappare, con un sequestro, un bimbo che ha sofferto e che ha perso i genitori è veramente assurdo. È evidente che in Italia ci sia un problema di sicurezza e di controlli”: lo dice da Assisi, rispondendo a una domanda sulla vicenda Eitan, il bambino portato in Israele dal nonno materno attraverso un volo privato partito probabilmente dalla Svizzera. “I bimbi – ha aggiunto – non si prendono con l’inganno o la violenza, spero che si trovi al più presto una soluzione, grazie anche ai rapporti eccellenti che il nostro Paese ha da sempre con Israele”.

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