sabato, Settembre 25, 2021
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Nuoto, bronzo per la staffetta mista maschile. Flop epocale per la scherma

L’Italia del nuoto mostra tutta la forza del movimento natatorio conquistando, dopo l’argento della 4×100 stile libero, una preziosissima medaglia di bronzo nella 4×100 mista di nuoto, mitigando anche l’amaro per il quarto posto di Gregorio Paltrinieri sui 1.500 sl, con tutte le ovvie giustificazioni del caso però. Giustificazioni che al contrario non ha la scherma azzurra che da tradizionale leader della spedizione in termini di raccolta di medaglie, chiude la peggiore Olimpiade degli ultimi quarant’anni.

Nuoto

Impresa dunque del quartetto Thomas Ceccon (dorso), Nicolò Martinenghi (rana), Federico Burdisso (delfino) ed Alessandro Miressi ( stile ) che realizzano un’impresa inedita per il nuoto azzurro e siglano il record nazionale in 3’29″17. Di più difficile fare: la medaglia d’oro va agli Stati Uniti che in 3’26″78 fannoa il nuovo record del mondo e l’argento alla Gran Bretagna in 3’27″51, primato europeo.Nelle altre finali dell’ultima giornata del nuoto in vasca, la 4×100 mista con Margherita Panziera (dorso), Martina Carraro (rana) Elena di Liddo (delfino) e Federica Pellegrini ( stile ) è arrivata sesta nella gara vinta dall’Australia, mentre Lorenzo Zazzeri ha chiuso al settimo posto i 50 stile libero, con il tempo di 21’’78. La medaglia d’oro è stata vinta dall’americano Caeleb Dressel in 21’’07 che chiude con cinque ori (tre individuali) a Tokyo 2020.

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Nuoto ai saluti con il sorriso

Il bilancio del nuoto italiano è più che positivo con un numero di podi sei analogo a quello della spedizione di Sydney dove tuttavia gli ori furono tre. Tuttavia, la varietà delle medaglie e la profondità dei talenti in squadra fa sorgere più di un sorriso in vista del futuro. Gli argenti sono stati due con Gregorio Paltrinieri negli 800 e la staffetta 4×100 sl, composta da Alessandro Miressi, Thomas Ceccon, Lorenzo Zazzeri e Frigo, e i bronzi quattro negli 800 sl con Simona Quadarella, nei 100 rana con Nicolò Martinenghi, nei 200 farfalla con Federico Burdisso e nella 4×100 mista. «Era abbastanza difficile per noi sperare di ottenere sei medaglie. Sapevamo esattamente la situazione di Paltrinieri e della Quadarella e delle loro problematiche che avrebbero fiaccato chiunque. Già il fatto che da loro due siano arrivati dei podi è un qualcosa che si avvicina a un miracolo inaspettato. Sei medaglie che potevano essere anche qualcosa di più, ma per noi è un risultato molto lusinghiero», ha dichiarato il presidente della Fin, Paolo Barelli. «L’emozione più grande? Essere in corsia 4 con due staffette, non capita sempre – ha aggiunto – siamo soddisfatti anche per il numero di record italiani battuti e per il numero di finali raggiunte: due aspetti molto importanti per noi».

Scherma

La squadra di fioretto maschile, tra le favorite per l’oro, viene eliminata ai quarti di finale dal Giappone per 45-43. Una sfida ha visto gli schermidori nipponici restare sempre a un passo dagli italiani piazzando negli ultimi assalti stoccate decisive senza che gli azzurri trovassero le giuste contromisure. Per Alessio Foconi, Daniele Garozzo e Giorgio Avola è stato un calvario tecnico e sorpattutto emotivo. Si chiude così la spedizione con cinque medaglie ma non del metallo più pregiato, pur essendoci a Tokyo per la prima volta tutte e sei le squadre qualificate (nelle tre rami e sia per gli uomini che per le donne). Era da Mosca 1980 che la scherma restasse senza una medaglia d’oro ai Giochi. Urge una svolta radicale, perchè la concorrenza mondiale è cresciuta e la qualità e l’età media degli azzurri rivelano crepe preoccupanti per il futuro. «Premesso che lo sport italiano e il Coni devono essere eternamente grati alla scherma, i risultati a Tokyo sono stati profondamente deludenti: ci aspettavamo ben altro», ha detto all’Ansa Giovanni Malagò, presidente del Coni, confidando la sua «grandissima amarezza». «Ora ci vuole – ha aggiunto – una profonda riflessione da parte della federazione, tra tre anni ci sono i Giochi di Parigi: da domani si deve lavorare per ricostruire un ambiente».

Vela

Dopo 13 anni, la vela italiana torna sul podio. Ruggero Tita e Caterina Banti, quando manca solo la Medal Race, sono già sicuri di portare a casa almeno la medaglia d’argento nella classe Nacra 17 di Tokyo 2020. Infatti la coppia mista azzurra, in testa alla classifica generale fin dalla prima giornata di gare, oggi ha incrementato ulteriormente il vantaggio sui più diretti inseguitori della Gran Bretagna e adesso può permettersi anche un sesto posto in occasione della regata finale di martedì prossimo, 3 agosto, per conquistare l’oro. Se andranno peggio, allora sarà argento, perché la Germania è terza a -24.

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