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Pil, crescita “molto sostenuta” nel secondo trimestre: l’Italia segna +2,7% e supera le attese

MILANO – La ripresa italiana si è rafforzata nel secondo trimestre, quando il Pil è cresciuto del 2,7% rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Una crescita “molto sostenuta”, secondo l’Istat che ha diffuso i dati preliminari, e che mette il Paese sulla strada del recupero che ormai molti osservatori – nazionali e internazionali – stimano possa attestarsi al +5% o anche superarlo durante l’anno, variante Delta permettendo.

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Il +2,7% tracciato dall’Istituto di statistica consente infatti di stimare una variazione acquisita per l’intero 2021 del +4,8%: questo sarebbe il ritmo di crescita se il Paese andasse avanti “in folle” nella seconda metà dell’anno e non ci fossero cioè variazioni congiunturali nei restanti due trimestri. Il dato certificato questa mattina supera le attese degli analisti: quelli di Intesa Sanpaolo, prima che fosse ufficializzato, parlavano di una “espansione significativa dopo la sostanziale stagnazione d’inizio anno” ma indicavano un’attività economica in crescita dell’1,5% trimestrale, dato quasi doppiato. Il consenso tra gli economisti si attestava su un’espansione dell’economia dell’1,3% su base trimestrale.

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Nel suo commento l’Istituto annota che “dopo un primo trimestre del 2021 in lieve recupero, nel secondo trimestre dell’anno l’economia italiana ha registrato una crescita molto sostenuta. Il risultato ha beneficiato soprattutto di un forte recupero del settore dei servizi di mercato, il più penalizzato dalla crisi, di una crescita dell’industria e di una sostanziale stazionarietà dell’agricoltura”.

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Nel confronto con il secondo trimestre del 2020 il balzo è enorme: +17,3%. Ma “l’incremento tendenziale eccezionalmente marcato del Pil deriva dal confronto con il punto di minimo toccato nel secondo trimestre del 2020 in corrispondenza dell’apice della crisi sanitaria”. Come di consueto, ricorda l’Istat, “la stima preliminare ha natura provvisoria, in quanto basata su indicatori in parte non completi e suscettibili di revisione nei trimestri successivi, e prevalentemente su una valutazione delle componenti di offerta del Pil”.

Nei dati preliminari, l’Istat non entra nei dettagli della composizione della crescita. Secondo Intesa Sanpaolo, “dovrebbe venire interamente dalla domanda interna (soprattutto dai consumi), mentre gli scambi con l’estero potrebbero aver frenato ancora il Pil come nei tre mesi precedenti. Dal lato dell’offerta, il valore aggiunto sarà trainato dai servizi, in presenza di un contributo ancora positivo da industria e costruzioni. La fase di ampio rimbalzo dovrebbe estendersi anche al trimestre estivo, a meno di un sensibile peggioramento della situazione sanitaria”.

Oggi anche le altre principali economie europee hanno diffuso i dati sulla crescita del secondo trimestre, e ne emerge che l’Italia mette la testa davanti alla Germania che ha visto il Prodotto salire dell’1,5% rispetto al trimestre precedente, dopo la battuta d’arresto di inizio anno. Tiepida anche la crescita in Francia, dove il Pil è salito dello 0,9% contro la crescita zero dei primi tre mesi dell’anno. La spinta è arrivata dai consumi e dagli investimenti delle aziende e lo scarto di Parigi con i livelli pre-pandemia si riduce al 3,3%. In accelerazione la Spagna, +2,8% trimestrale contro attese per il +2% e +19,8% annuo: a spingere l’economia iberica i consumi interni (+6,6% quelle delle famiglie) mentre sono ancora deboli le esportazioni (+0,4%).

Oltre ai dati sulla crescita, l’Istat ha anche diffuso quelli sull’andamento dei prezzi con la corsa dell’inflazione che accelera: secondo le stime preliminari, nel mese di luglio 2021 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,3% su base mensile e dell’1,8% su base annua (da +1,3% del mese precedente). “La forte accelerazione dell’inflazione a luglio – commenta l’Istituto – è di nuovo dovuta ai prezzi dei Beni energetici, in particolare di quelli regolamentati” (che includono le tariffe di luce e gas), che registrano “la crescita più alta dal 1996”, ossia da quando è disponibile la serie storica relativa all’aggregato.

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