sabato, Settembre 18, 2021
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“Uomo-drago”: un nuovo parente stretto dei sapiens?

Un fossile con una storia degna di un film di Indiana Jones tornato alla luce in Cina potrebbe appartenere a una nuova specie umana e avere con i sapiens una parentela più stretta persino del cugino Neanderthal. Il reperto in questione è un grosso cranio perfettamente conservato di un uomo di circa 50 anni vissuto almeno 146.000 anni fa, con caratteristiche allo stesso tempo arcaiche e moderne e capace di alloggiare un cervello più voluminoso del nostro. Gli archeologi per ora lo chiamano Homo longi o anche, in modo più informale, “Dragon Man”, Uomo-drago, perché rinvenuto nella regione del Dragon River, nel nordest della Cina.

Un passato avventuroso. Il cranio sarebbe stato ritrovato nel 1933 da un operaio impegnato nella costruzione di un ponte su un fiume nella città di Harbin, in Cina, in una provincia all’epoca occupata dai Giapponesi. L’uomo riconobbe l’importanza del reperto e decise di nasconderlo per non farlo cadere nelle mani dell’esercito nipponico. Lo avvolse in un panno e lo calò in un pozzo abbandonato, senza farne parola con nessuno per decenni. Nel 2018, in punto di morte rivelò il segreto al nipote, che lo trovò là dove era stato riposto. La famiglia decise di donarlo al Museo di Geoscienze dell’Hebei, dove è stato studiato diffusamente e datato, grazie ad analisi geochimiche, ad almeno 146.000 anni fa e a non oltre 309.000 anni fa.

Identikit. Tre articoli scientifici pubblicati sulla rivista Innovation descrivono l’aspetto fisico dell’Uomo-drago. Il proprietario del teschio doveva essere un maschio adulto alto e robusto, con il cranio lungo 23 cm e largo più di 15 e un cervello più grosso del 7% rispetto a quello dell’uomo moderno. Il naso ampio e tondeggiante permetteva di inalare ingenti volumi di aria, compatibili con uno stile di vita ad alto dispendio energetico in un’area geografica caratterizzata da inverni molto rigidi. Sotto alle sopracciglia prominenti le orbite oculari erano ampie e i lineamenti più delicati rispetto ai Neanderthal; le guance piatte e non sporgenti, la bocca ampia. 

Il cranio fossile di Homo longi, soprannominato “Uomo-drago”.
© Wei Gao

Secondo i paleoantropologi dell’Hebei Geo University, in Cina, questa combinazione di caratteristiche anatomiche non è mai stata ritrovata in alcuna specie di ominine conosciuto ed è abbastanza peculiare da far immaginare una possibile nuova specie. Quando gli scienziati hanno inserito le misure del cranio di Harbin e quelle di altri 95 teschi umani in un software, per elaborare il più probabile albero genealogico della nostra famiglia, hanno trovato che l’Uomo-drago potrebbe essere evolutivamente più vicino ai sapiens persino dei Neanderthal.

Coesistenza di specie. Oggi la Terra è abitata da un’unica specie di ominine, l’Homo sapiens. Ma all’epoca dell’Uomo-drago ne coesistevano diverse, dall’Homo erectus all’Homo naledi in Sudafrica, l’Homo floresiensis in Indonesia, l’Homo luzonensis nelle Filippine; i primi sapiens in Africa, i Neanderthal in Europa e in Asia centrale, i misteriosi denisoviani in Siberia. L’ultimo antenato comune di sapiens, Neanderthal e Denisoviani potrebbe risalire a 600.000 anni fa; prima si separò la nostra specie, e poi, 400.000 anni fa, anche Neanderthal e Denisoviani presero ognuno la propria strada: fino a oggi erano loro, i nostri cugini più vicini.

L'”Uomo-drago” nel suo habitat naturale.
© Chuang Zhao

Mentre i ricercatori cinesi sostengono che l’Homo longi sia una nuova specie distinta, non tutti sono pronti a scommetterci con la stessa convinzione. Per alcuni, il cranio fossile somiglia a una porzione di teschio di 200.000 anni fa scoperta nel 1978 sempre in Cina, a Dali, e si potrebbe pertanto definire Homo daliensis. Un’altra possibilità è che si tratti in effetti di un Denisoviano, una specie con il cranio più largo di quello degli uomini moderni che per ora conosciamo praticamente soltanto dal DNA: sarà interessante, non appena possibile, comparare il DNA dell’Uomo-drago con quello rinvenuto nella Grotta di Denisova, sui Monti Altai in Siberia.

Una nuova specie? A prescindere dal nome, è importante notare che si tratta di un terzo lignaggio di uomo tardivo, distinto dai Neanderthal e dall’Homo sapiens. Per John Hawks, paleoantropologo dell’Università del Wisconsin-Madison intervistato dal Guardian, non ha molto senso continuare ad assegnare nuovi nomi a tutte queste specie di umani con cranio prominente che continuavano ad incrociarsi tra loro: «Le differenze nell’aspetto non significavano granché quando si trattava di accoppiarsi» dice. Più che a un albero genealogico, quello delle nostre origini somiglia a un cespuglio aggrovigliato, con un’unica specie che alla fine ha prevalso, e alcune altre che hanno lasciato traccia nel nostro DNA.

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