sabato, Settembre 18, 2021
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Cristina Di Belgiojoso la nostra prima donna

Osservazioni sullo stato attuale dell’Italia e sul suo avvenire – titolo quanto mai evocativo di un presente, come oggi allora, denso d’incognite – è tra le ultime opere di Cristina Trivulzio di Belgiojoso, «Grande Dame» del Risorgimento o, volendo citare il celebre contemporaneo Carlo Cattaneo, «prima donna d’Italia». Quest’anno se ne commemora il 150° della morte (avvenne il 5 luglio 1871 a Milano), e, in consonanza con l’anniversario, su questa figura avvincente della storia non solo italiana dell’Ottocento esce la monografia Cristina Trivulzio di Belgiojoso (Milano 1808 – Milano 1871). Storiografia e politica nel Risorgimento, di Karoline Rörig, nella quale proprio la dedizione della protagonista per il passato, il presente e il futuro della patria emerge quale nucleo dell’indagine.

Cristina Trivulzio

Celebre per le avventure sentimentali – con la nascita della figlia fuori del matrimonio -, per episodi al limite dello scandalo di una vita libera oltre le convenzioni e per la caparbietà nel condursi, della vera Cristina Trivulzio scopriamo di sapere assai meno di quanto si reputi, specie dell’influsso culturale sulle idee e l’azione politica del tempo. Autentica, prima intellectual biography, questa pubblicazione esplora della Belgiojoso – donna straordinaria, la cui vita movimentata, emozionante come l’impegno incessante nel e per il movimento nazionale italiano affascinano – molto di quanto sinora tralasciato. Se il suo fascino intrigante ha in effetti troppo distratto dall’opera di una combattente instancabile, autrice nel corso della pur breve esistenza (muore a 63 anni) di un profluvio di libri, opuscoli, articoli destinati alla stampa italiana e internazionale, oggetto al tempo anche di accesi dibattiti e polemiche; ora nelle pagine di un libro di sostanza, Karoline Rörig mostra di averne rintracciato e analizzato in modo sistematico le opere e gli inediti, tenendo conto del contesto e superando la mera rievocazione, per cogliere i tratti più autentici e multiformi del suo pensiero e operato.

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Parigi

Cristina Trivulzio di Belgiojoso inizia gli studi e l’azione sull’Italia facilitata dalla prestigiosa cerchia di amici dell’esilio a Parigi, nella quale spiccano storici, politici, intellettuali influenti da Augustin Thierry a François Mignet e François Guizot, Victor Cousin o Victor Considérant. Ma poi, gradualmente, sa dirigerli da sé, in costante dialogo coi contemporanei e le condizioni politiche d’Europa, su ideali e programmi concreti, mirati a formare lo Stato nazionale italiano unitario. E se sinora pensiero e programma non sono stati colti a fondo, qui Karoline Rörig dà il maggior contributo, indagando passo passo le tappe e individuando il suo «modello a tre fasi», basato su educazione politica e riforme, inteso a coinvolgere le componenti tutte della società in un itinerario sì moderato, ma affatto escludendo, ultima ratio, un saldo impegno rivoluzionario.

«Divisione Belgiojoso»

È in effetti non per caso nel 1848 che Belgiojoso agisce, guidando il corpo di volontari detto «Divisione Belgiojoso» da Napoli a Milano, dove fonda il giornale «Il Crociato» – un nome, un programma -, battendosi poi nella Repubblica romana del 1849 accanto a Mazzini e Garibaldi. Paladina dell’iniziativa «a tre fasi», autrice, pubblicista, fondatrice e direttrice di riviste e fogli, riformatrice, rivoluzionaria, Belgiojoso dalle pagine di Rörig esce donna concreta: non teorica astratta ma soggetto pragmatico, con vocazione a lanciare moniti validi per i contemporanei come pure per l’Italia d’oggi.

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Non per nulla le citate Osservazioni sullo stato attuale dell’Italia, del 1868, come altri suoi scritti, trovano accenti di stupefacente attualità, specie nell’analisi della società e del carattere dei connazionali, nei quali bolla il «patriottismo di campanile, o municipalismo», male atavico distruttivo del senso civico basilare per la coesione della nazione. Con simili asserzioni non si fa, è evidente, solo amici, e di critici deve affrontarne, ma per periodi riesce a mobilitare un seguito attorno ai suoi giornali e alla Società dell’Unità d’Italia, da lei fondata nel 1848: degno di nota, questo «partito liberale moderato e pacifico», o «partito progressista», poiché nel Risorgimento tra le prime formazioni del genere, e, a quanto sostiene Karoline Rörig, primo avviato e guidato da una donna.

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