sabato, Settembre 25, 2021
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Tokyo 2020: le Olimpiadi dell’era covid

Quindicimila atleti più altre decine di migliaia di persone tra familiari, staff, preparatori, giudici di gara e giornalisti da 200 diversi Paesi sono attesi a Tokyo per le Olimpiadi e Paralimpiadi 2020, al via dal 23 luglio. È passato un anno dal primo rinvio per covid, ma la situazione pandemica in Giappone è più allarmante ora rispetto a 12 mesi fa.
 
Il Paese è di nuovo in stato di emergenza per la crescita di casi più significativa da sei mesi a questa parte. A una settimana dalla cerimonia di apertura, il 15 luglio, nella sola Tokyo ci sono stati 1.308 nuovi contagi: un numero non troppo elevato per gli standard occidentali ma preoccupante per il Giappone. Anche se il Paese è riuscito a “limitare” i casi di CoViD-19 a 831.866 in totale e ha avuto finora 14.966 decessi, l’80% di queste morti è avvenuto nel 2021. Inoltre, a causa di una sonnolenta campagna vaccinale, soltanto il 18% della popolazione giapponese adulta è pienamente vaccinato.

Varianti olimpiche. I timori che le Olimpiadi di Tokyo si trasformino in un evento superdiffusore come è stato per gli Europei di calcio sono più che motivati. Mettere 100.000 persone da ogni angolo di Pianeta per due settimane nella stessa metropoli, più volte epicentro dei contagi in Giappone, per poi rispedirle nei Paesi di provenienza è una buona sintesi di tutto ciò che finora ci è stato sconsigliato di fare – il sogno di qualunque virus, una pacchia per il SARS-CoV-2.
 
Nonostante le precauzioni è quasi scontato che i Giochi favoriscano la diffusione della variante Delta, ma il rischio è che l’evento serva anche da calderone per mischiare, generare e diffondere nuove varianti virali. Proprio in questi giorni l’OMS ha lanciato l’allarme sulla “forte probabilità che emergano nuove e forse più pericolose varianti che potrebbero essere ancora più difficili da controllare”.

Le regole anti-covid, in sintesi. Secondo Brian McCloskey, consigliere del Comitato Internazionale Olimpico sulle misure anti-covid, «l’obiettivo non è non avere il coronavirus a Tokyo. L’obiettivo è evitare che questi casi individuali formino cluster ed eventi superdiffusori». Come si pensa di riuscirci? Qui di seguito, alcune curiosità sulle misure anti-covid previste alle Olimpiadi.

  • Gli atleti olimpici devono essere vaccinati?
    Non necessariamente, né per entrare in Giappone né per partecipare alle Olimpiadi. Ma ci si aspetta che circa l’80% dei residenti al Villaggio Olimpico lo sia. Comunque gli atleti vaccinati non saranno trattati diversamente da quelli non vaccinati.
  • Qual è il protocollo per entrare nel Paese?
    Gli atleti e il loro seguito devono arrivare non prima di cinque giorni dell’inizio delle loro gare. Prima della partenza sono richiesti due test anti-covid (uno entro 96 ore e uno entro 72 ore dal volo) e bisogna certificare l’esito negativo di entrambi. All’arrivo in Giappone ci si sottopone a un altro test rapido alla dogana prima di essere condotti al Villaggio Olimpico o ai rispettivi hotel da veicoli ufficiali di Tokyo 2020. Atleti e visitatori internazionali o giapponesi devono scaricare un’app che permette al governo di tracciare i loro movimenti e compiere il contact tracing. Gli atleti devono lasciare il Giappone non più tardi di 48 ore dopo aver completato la loro gara o essere stati eliminati.
  • Gli atleti devono fare la quarantena?
    No. Possono gareggiare da subito, ma per evitare il periodo di isolamento devono acconsentire a “operare sotto un più alto livello di supervisione”, vale a dire accettare che i loro spostamenti e cellulari vengano monitorati.
  • Quali altre regole si devono seguire?
    Le solite – distanziamento, mascherine sempre (tranne quando si mangia, si beve, ci si allena, si compete e si dorme), niente strette di mano. Niente mezzi pubblici salvo circostanze eccezionali. Ci si sposta soltanto nei luoghi in precedenza approvati dalle autorità, secondo un piano che non può essere modificato. Bisogna sempre comunicare la propria posizione per rendere possibile il contact tracing, e lasciare attivo il GPS del cellulare.
  • Come funzionano i test anti-covid?
    Tutti i partecipanti ai Giochi, dagli atleti ai responsabili della sicurezza, saranno testati a intervalli regolari. Agli atleti saranno richiesti due test antigenici al giorno, uno al mattino e uno al pomeriggio. Nel caso uno di questi fosse positivo, su quel campione di saliva sarà effettuato il più accurato test molecolare (tampone PCR). Se anche questo fosse positivo, l’atleta dovrà sottoporsi a un tampone nasale e orofaringeo vero e proprio.
  • E se un atleta risultasse positivo?
    Verrebbe immediatamente messo in quarantena e gli spetterebbe la medaglia “minima” della competizione che stava per fare (per esempio almeno una medaglia d’argento, se a causa della covid perde la finale). Chiunque sia stato senza mascherina a meno di un metro di distanza per 15 minuti viene considerato contatto ravvicinato.

Come cerchi nell’acqua. Nonostante le regole stringenti e le misure per lo stato di emergenza, è inevitabile che un evento internazionale come le Olimpiadi spinga le persone a interagire, incontrarsi, mescolarsi in hotel, ristoranti, mezzi di trasporto. La decisione di non ammettere spettatori alle gare, alla luce di tutto questo, rischia di non bastare: ci si aspetta un rimbalzo di casi in Giappone e, in seconda battuta, nel resto del mondo. La pandemia ci ha insegnato che quello che accade in un luogo si allarga anche al resto del Pianeta come fanno i cerchi nell’acqua. Quello che accadrà a Tokyo non resterà a Tokyo.

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