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Raccolta differenziata, 6 etichette su 10 non dicono la verità

Si fa presto a dire: «Occhio all’etichetta». Se questa però non dice la verità come si fa? EconomiaCircolare.com e l’app Junker hanno fatto un esperimento per verificare quanto siano chiare le informazioni su composizione e riciclabilità che si trovano nelle etichette dei prodotti. Ne è venuto fuori che c’è ancora molta confusione e che non è sempre facile capire se un materiale va nella plastica, fra la carta oppure è indifferenziato. Secondo la ricerca in 6 casi su 10 quello che dicono le etichette non è corretto.

Questo il risultato sulle 90 etichette esaminate secondo quanto si legge su EconomiaCircolare.com: «10 sono risultate non corrette, 37 incomplete, 7 non riportano alcuna indicazione e 36 sono corrette. Solo il 40% delle indicazioni, quindi, può considerarsi pienamente efficace e facilmente comprensibile dagli utenti».

A creare confusione sono le etichette: ce ne sono di diverse per lo stesso prodotto, per esempio la carta, ce ne sono con una grafica che non è chiara. I tecnici di Junker lo hanno rilevato su diversi dei prodotti analizzati. Non c’è nemmeno una uniformità in base ai colori indicati dalla Ue per i diversi prodotti. Non dappertutto la carta è blu e la plastica gialla nella codifica di differenziazione.

Per molti consumatori non è chiaro il codice che identifica il materiale. Per la carta è facile comprende un disegno con la scritta. Molto meno semplice identificare il triangolo composto di tre frecce con gli angoli curvi, un numero e una sigla. Non sempre poi un codice che indica la carta abbia via di riciclo come tutte le altre: la carta forno, per esempio, non è riciclabile come quella da giornale.

Troppo generica, secondo chi ha fatto l’indagine, la richiesta che è su molti imballaggi, quella che dice di rivolgersi al proprio comune per la modalità di smaltimento. Di regione in regione poi spesso cambiano le forme di differenziazione: in alcuni comuni il tubetto del dentifricio non va nella plastica perché ha dei residui, in altri invece sì. Esiste un decreto legislativo del 2020 che recepisce le direttive europee sui rifiuti. Per ora è obbligatorio indicare la tipologia dei materiali con i codici che li identificano. L’obbligo di riportare le indicazioni per il consumatore finale è sospeso fino al 2022, ma da gennaio arriverà.

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