lunedì, Agosto 2, 2021
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Bankitalia alza la stima di crescita: il Pil salirà di oltre il 5%. La spinta da sostegni e Pnrr

MILANO – Il Pil italiano crescerà di oltre cinque punti percentuali quest’anno, per tornare a livelli pre-pandemici alla metà del 2022. Nell’aggiornamento delle stime sulla ripresa italiana ad opera di Bankitalia trova conferma l’indicazione del ministro dell’Economia, Daniele Franco, che una decina di giorni fa all’assemblea dell’Abi diceva che un recupero “pari o superiore al 5% appare oggi possibile”, migliorando dunque le stime del Def che parlavano di un rimbalzo del 4,5 per cento.

Il Bollettino di via Nazionale stima che, grazie all’accelerazione dal trimestre in corso, l’economia italiana possa recuperare il 5,1 per cento quest’anno. Il recupero “resterebbe elevato nel biennio successivo (con una stima puntuale del 4,4 nel 2022 e del 2,3 nel 2023). Il prodotto tornerebbe sui livelli precedenti la crisi pandemica nella seconda metà del 2022”. A giugno le indicazioni di Bankitalia erano per una crescita del +4,9-5% e il governatore Visco si era posizionato attorno al 5% due settimane fa.

Ovviamente l’evoluzione del quadro sanitario è la prima variabile che pesa su queste prospettive. Palazzo Koch ha elaborato queste previsioni immaginando “che prosegua il miglioramento del quadro sanitario a livello nazionale e globale, favorito dalle campagne di vaccinazione, e che ciò si traduca nella conferma dell’allentamento delle restrizioni alla mobilità, che non sarebbero più in vigore all’inizio del 2022”.

VOCI 2020 2021 2022 2023 PIL (1) -8,9 5,1 4,4 2,3 Consumi delle famiglie -10,7 3,3 5,6 2,2 Consumi collettivi 1,6 2,2 1,9 0,6 Investimenti fissi lordi -9,6 15,2 8,7 5 di cui: investimenti in beni strumentali -11,5 11,6 8,2 7,6 Esportazioni totali -14,7 11 6,5 3,2 Importazioni totali -13,2 12,9 7,7 3,7 Variazione delle scorte (2) -0,1 0,3 0 0 per memoria: PIL, dati grezzi (3) -8,9 5,1 4,3 2,2 Prezzi (IPCA) -0,1 1,5 1,3 1,3 IPCA al netto dei beni alimentari ed energetici 0,5 0,5 0,6 1,1 Deflatore del PIL 1,2 1,3 1,6 1,4 Occupazione (ore lavorate) -11,2 5 4,1 2,5 Occupazione (numero di occupati) -2,8 -0,7 1,6 1,8 Tasso di disoccupazione (4) 9,3 10,5 10,3 9,9 Competitività all’export (5) -2,2 0,4 0,3 -0,7 Saldo del conto corrente della bilancia dei pagamenti (6) 3,5 3,3 2,9 2,9

Fonte: elaborazioni su dati Banca d’Italia e Istat.
(1) Per il PIL e le sue componenti: quantità a prezzi concatenati; variazioni stimate sulla base di dati trimestrali destagionalizzati e corretti per il numero di giornate lavorative. – (2) Include gli oggetti di valore. Contributi alla crescita del PIL; valori percentuali. – (3) Non corretto per le giornate lavorative. – (4) Medie annue; valori percentuali. – (5) Calcolata confrontando il prezzo dei manufatti esteri con il deflatore delle esportazioni italiane di beni (esclusi quelli energetici e agricoli); valori positivi indicano guadagni di competitività. – (6) In percentuale del PIL.

Oltre al miglioramento della pandemia, anche la politica di bilancio e quella monetaria (il rendimento dei decennali italiani è visto stabile allo 0,9% quest’anno e solo in graduale rialzo nel prossimo biennio) sono fondamentali per puntellare queste stime. E poi c’è la voce Pnrr, il Piano approvato ufficialmente dall’Ecofin nei giorni scorsi e che ora porterà 25 miliardi all’Italia nelle prossime settimane. Secondo Bankitalia, l’efficacia e la tempestività delle misure di sostegno e rilancio saranno fondamentali per la crescita e “gli interventi finanziati con il bilancio nazionale e con i fondi europei, tra cui quelli delineati nel Pnrr, forniscono un impulso considerevole all’attività economica, innalzando il livello del Pil di circa 4 punti percentuali cumulati nel triennio di previsione. Circa la metà di questo effetto è attribuibile agli interventi del Pnrr, nel presupposto che siano realizzati con efficacia e senza significativi ritardi”.

Tra i segnali che annota Bankitalia c’è il traino degli investimenti alla ripartenza economica, ma anche – finalmente – un ritrovato impulso dai consumi, a partire dal secondo trimestre. Un dato ancora parziale, come dimostra il fatto che si mantiene elevata la propensione al risparmio “che risente ancora di motivi di carattere precauzionale”.

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