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Sulla Luna con l’iPhone – Focus.it

Che cosa unisce il primo sbarco dell’uomo sulla Luna e gli smartphone? Probabilmente niente a parte l’affermazione, decisamente abusata, che c’è più potenza di calcolo oggi nelle nostre tasche rispetto a quella che equipaggiava l’Apollo 11. Ma è per davvero così? Vediamo…

Il bisnonno dei computer. Il computer di bordo dell’Apollo 11 era l’AGC, Apollo Guidance Computer: poteva memorizzare temporaneamente 2048 parole (le word dell’informatica: 1 word = 2 byte = 16 bit). Era una memoria RAM, perciò una volta tolta la corrente perdeva tutto il contenuto. Ogni word poteva essere lunga fino a 16 bit: ciò significa che la RAM dell’Apollo 11 era di 32.768 bit (0,004096 kByte).

Oltre a questa, la navicella disponeva di altri 72 kB (chilobyte, kbyte) di memoria ROM: una memoria permanente da 589.824 bit che una volta “finalizzata” (ossia scritta) non poteva più essere né cancellata né modificata.

Macchine del Tempo: Apollo 11 in Real Time

Rivivi in prima persona ogni tappa della missione Apollo 11 attraverso i filmati, le conversazioni e le foto dell’epoca. Ben Feist, ricercatore della NASA specializzato nella visualizzazione dei dati relativi ai voli spaziali, ha costruito Apollo 11 in Real Time, una “macchina del tempo” digitale dell’allunaggio che permette di ripercorrerne le fasi in tempo reale, anche attraverso 11 mila ore di registrazioni audio dei dialoghi tra l’equipaggio e il controllo di missione.
© Ben Feist/Nasa

Dato che ogni carattere alfanumerico richiede in media 8 bit per essere memorizzato, ciò significa che la RAM dell’Apollo 11 non sarebbe stata sufficiente nemmeno per contenere per intero la pagina web che state leggendo. È ovvio quindi che anche il più scalcinato e obsoleto degli smartphone, con appena 2 GB di RAM, ha una capacità di memorizzazione 500.000 volte più elevata.

Questione di frequenza. Ma la memoria non è l’unico fattore rilevante: l’AGC era dotato di un processore che aveva una frequenza di 0,043 MHz, circa 100.000 volte più bassa rispetto ai 2490 MHz di un moderno cellulare, che oltretutto dispone di processori aggiuntivi dedicati a particolari funzioni, come la gestione della grafica e dello schermo.

Se poi volessimo confrontare il computer dell’Apollo 11 con i primi computer arrivati sul mercato negli anni ’80, l’AGC ne uscirebbe comunque sconfitto, soprattutto per quel che riguarda la ROM e la velocità del processore: benché oggi possano fare sorridere, erano a 350 volte più potenti di quello che ha accompagnato l’uomo sulla Luna.

Il computer dell'Apollo 11

L’Apollo Guidance Computer poteva essere programmato solo attraverso serie di numeri.
© NASA

Metti uno smartphone sull’Apollo. Certo è che all’equipaggio dell’Apollo 11 un po’ di potenza di calcolo e di memoria in più avrebbero fatto comodo. Per esempio per avere un’interfaccia più intuitiva e semplice da utilizzare.

L’unico strumento di input dell’AGC era infatti una tastiera numerica con le cifre da 0 a 9 e ogni comando era costituito da un codice numerico che andava inserito al momento opportuno.

Il cervello elettronico di uno smartphone avrebbe permesso all’equipaggio di impartire ordini al computer attraverso la voce, e con gesti e parole di senso compiuto. E avrebbe permesso ai primi pionieri dello spazio di avere a disposizione più informazioni durante le delicatissime operazioni di allunaggio, che si svolsero basandosi unicamente sui dati e sulle teorie allora disponibili.

Eppure… Be’, che dire? Ce l’hanno fatta: con quella “robina” sono andati, sono scesi e risaliti e sono tornati. Lo fareste voi guidati dal vostro smartphone e dalla vocina del navigatore?

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20 luglio 1969, Apollo 11: ecco la Luna

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