domenica, Ottobre 17, 2021
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Tute spaziali: la scienza al servizio dell’igiene

La vita dell’astronauta è senza dubbio affascinante e la passeggiata spaziale è probabilmente uno dei momenti più iconici che corona una carriera tra le stelle.

Ma lavorare nello spazio non è tutto rose e fiori. Indossare la tuta spaziale, per esempio, può essere un’operazione per stomaci forti. Da diversi anni infatti gli astronauti della ISS sono costretti a condividere con i colleghi le tute spaziali utilizzate per le operazioni di manutenzione e gli esperimenti scientifici condotti all’esterno della Stazione.

Più sudori, una sola tuta. Per capire meglio cosa significa dover condividere una tuta spaziale, diamo un’occhiata da vicino alla vestizione di un astronauta che si prepara alla passeggiata nel cosmo.

Il primo strato è il Maximum Absorbency Garment, nome tecnico di quello che in realtà è… un superpannolone monouso che sopperisce alla mancanza di toilette, là dove brillano le stelle. Sopra questo, l’astronauta indossa la propria biancheria termica e il Liquid Cooling Ventilation Garment (LCVG), che assomiglia a una imbracatura composta formata da speciali tubi, all’interno dei quali scorrono liquido refrigerante e aria. Compito dell’LCVG è quello di mantenere l’astronauta fresco e asciutto durante i grandi sforzi compiuti mentre lavora nel vuoto.

L’LCVG viene indossato vicino alla pelle e, insieme alla tuta spaziale, viene utilizzato da più astronauti durante ogni missione. Il crescente numero di astronauti che nei prossimi anni lavorerà sulla ISS ha spinto quindi l’ESA a cercare una soluzione per igienizzare questi materiali condivisi.

Igiene spaziale. «I tessuti spaziali, specialmente quelli soggetti a contaminazione biologica come la biancheria utilizzata sotto le tute, espongono gli astronauti a rischi sanitari durante le missioni più lunghe», spiega alla stampa Malgorzata Holynska, ingegnere dei materiali all’ESA. 

Per questo motivo l’ESA sta lavorando allo sviluppo di molecole in grado di eliminare i batteri dai tessuti indossati dagli astronauti. L’igiene a bordo della ISS è una faccenda complessa: non c’è la lavatrice, i vestiti solitamente vengono indossati a giorni alterni e poi inceneriti durante il rientro sulla Terra. 

I tessuti antibatterici non sono certo una novità: le fibre arricchite con argento o rame che al contatto con l’acqua o l’ossigeno liberano ioni in grado di bloccare l’attività batterica esistono da diversi anni. Ma se indossati quotidianamente per lunghi periodi questi materiali possono provocare serie irritazioni della pelle.

Batteri amici. Gli scienziati dell’ESA hanno quindi scelto di combattere i batteri utilizzando altri batteri o, meglio, i metaboliti secondari, sostanze prodotte dagli stessi microorganismi per proteggersi dalle condizioni ambientali estreme. I metaboliti secondari sono infatti in grado di combattere microbi, virus e funghi, almeno qui sulla Terra. 

Obiettivo dei ricercatori è ora quello di capire come si comporteranno i metaboliti secondari nello spazio, tra radiazioni, sudore e polvere di pianeti sconosciuti o quasi.

Il progetto, condotto in collaborazione con il Vienna Textile Lab, durerà due anni e sarà accessibile a scienziati e ricercatori di ogni disciplina tramite la piattaforma Open Space Innovation dell’ESA. 

A proposito di tute spaziali, in questo video alcune curiosità sull’argomento:

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