venerdì, Settembre 24, 2021
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A Piazza Affari torna di moda la Spac: ma il mercato le vuole meno “avide”

Milano – Dopo un lungo periodo di intensa cura dimagrante, le Spac (le società che raccolgono soldi sul mercato, si quotano e poi nei successivi due anni cercano una “business combination”, cioé il matrimonio con una società target da portare in Borsa)  stanno ritornando di moda a Piazza Affari.

A fine maggio è sbarcata al listino Revo, di Alberto Minali e Claudio Costamagna, dopo una raccolta di 220 milioni e un – ovvio – obiettivo di muoversi in ambito assicurativo (Minali è stato a lungo dg di Generali e poi ad di Cattolica). A breve, nella seconda settimana di luglio, dovrebbe sbarcare all’Aim Industrial Stars of Italy 4, come dice il numero stesso la quarta Spac promossa da Attilio Arietti e Giovanni Cavallini (che in precedenza hanno portato in Borsa Sit, Salcef e Lu-Ve). L’obiettivo della raccolta è 100-150 milioni (è probabile che ci si fermi all’incirca a metà della forchetta). Un altro paio di Spac, secondo i rumors di mercato, potrebbero essere annunciate dopo l’estate.

Insomma, il processo sembra essersi rimesso in moto. Grazie, spiegano gli osservatori del settore, a un maggior riequilibrio negli interessi delle tre componenti fondamentali in questo tipo di società: i promotori, che ci mettono il nome e una discreta quantità di soldi personali; gli investitori, che sottoscrivono le azioni della Spac facendo un atto di fiducia nell’abilità dei promotori; e infine gli azionisti della società-target, che si affidano al veicolo per ritrovarsi quotati.

Ebbene, in alcuni casi le “vecchie” Spac sono state considerate dal mercato troppo avide, nei meccanismi di remunerazione dei promotori; inoltre, causa anche qualche crisi di Borsa, in più di un’occasione non è stato possibile arrivare alla business combination: un fallimento dell’obiettivo che ha contribuito ad allontanare le simpatie da questo strumento, che negli Stati Uniti viene chiamato “assegno in bianco”, in quanto delega ai promotori il compito di investire al meglio i propri denari.

“C’è voglia di essere un po’ più accattivanti, più market friendly – conferma Massimo Gionso, consigliere delegato di Cfo sim – e poi quasi tutti si stanno cautelando sul versante dei recessi, per limitarli”. In passato alcune operazioni di “matrimonio” erano saltate proprio perché troppi soci della Spac chiedevano il recesso: se si supera la soglia del 30% bisogna cercare un’altra società, i tempi si allungano e se passano più di due anni la Spac è costretta a sciogliersi, restituendo ai soci i 10 euro della quotazione (anche a chi è entrato ben più di recente, a prezzi inferiori, puntando ai 10 euro del prezzo di liquidazione).

Per questo si sta cercando di correre i ripari, per evitare comportamenti opportunistici: ad esempio Industrial Stars 4 ha limitato il diritto di esercitare il recesso, in caso di business combination,  solo ai sottoscrittori della Spac in Ipo. 

A Piazza Affari, dopo il biennio d’oro del 2017-2018 (quando erano sbarcate all’Aim 19 Spac, per una raccolta totale di quasi 3 miliardi) c’era stata una sola quotazione fino al maggio scorso, con l’Ipo di Revo, anch’essa proposta con caratteristiche innovative e limiti ai moltiplicatori di guadagni per i promotori (se non in misura allineata agli investitori).

L’opposto di quanto è successo negli Stati Uniti, dove tra il 2020 e il primo trimestre di quest’anno sono arrivate in Borsa 546 Spac, per una raccolta complessiva di 180 miliardi di dollari. Una crescita travolgente, soprattutto nel primo trimestre 2021, che fa temere la bolla delle quotazioni, complice il forte aumento della liquidità sui mercati finanziari Usa: la Sec ha alzato il livello di attenzione e forse non a caso nel secondo trimestre dell’anno le nuove quotazioni di Spac a Wall Street sono scese dell’83% rispetto ai primi tre mesi dell’anno.

In Europa, negli ultimi tempi la piazza di Amsterdam si sta distinguendo per capacità di attrazione (tra i casi più recenti, la Spac promossa da Jean Pierre Mustier e Diego De Giorgi), in parte a scapito di Londra, che sta correndo ai ripari.

“Siamo convinti che anche in Italia le Spac possano tornare a essere un’importante alternativa per arrivare alla quotazione senza ricorrere all’Ipo tradizionale, anche grazie alle innovazioni introdotte con gli ultimi strumenti”, spiegano Arietti e Cavallini, ormai in dirittura di arrivo per completare la raccolta.

Per quanto lontani dai livelli americani, vale anche in Europa l’abbondanza di liquidità che sta gonfiando i portafogli dei grandi investitori (dai gestori di patrimoni, ai family office…) in cerca di sbocchi. Le Spac, che in una prima fase avevano beneficiato del fatto di essere Pir-compliant (chi investiva aveva i vantaggi fiscali dei sottoscrittori di fondi Pir) potrebbero riprendersi la scena a Piazza Affari. A patto di non essere troppo esose.
 

 

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