sabato, Settembre 25, 2021
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Huobi vieta il trading di derivati crypto agli utenti in Cina

L’exchange di criptovalute Huobi ha aggiornato le sue condizioni d’uso, vietando il trading di derivati crypto ai clienti in Cina.

Stando alla sezione sull’accordo per gli utenti aggiornata del sito web di Huobi Global, il divieto sul trading di derivati crypto riguarda gli utenti in giurisdizioni come Cina, Taiwan, Israele e Iraq. Altri paesi vietati includono il Regno Unito (per i clienti retail), Bolivia, Bangladesh e Equador.

Questo nuovo provvedimento si aggiunge al divieto imposto tempo fa sull’uso della piattaforma in giurisdizioni come Hong Kong, Giappone, Cuba, Iran, Corea del Nord, Sudan, Canada e Stati Uniti. La piattaforma ha avvertito che gli utenti che violano tali restrizioni rischiano di perdere i propri account.

Il divieto di Huobi sul trading di derivati crypto per gli utenti cinesi è probabilmente dovuto alla rinnovata repressione contro le criptovalute delle autorità a Pechino. Verso l’inizio di giugno, la piattaforma ha impedito ai nuovi utenti nel paese di fare trading di derivati crypto, oltre a ridurre la leva finanziaria consentita da 125x a meno di 5x.

Nelle ultime settimane, le autorità cinesi hanno intensificato le attività, prendendo di mira il settore del mining e costringendo quasi il 90% dei miner di Bitcoin (BTC) nel paese a chiudere i battenti.

Alcune compagnie hanno iniziato a spostarsi all’estero, e stando a diverse previsioni l’hash rate di Bitcoin registrerà il più grande calo della difficoltà con una porzione significativa della potenza di hashing del network offline, almeno temporaneamente.

Inoltre, il divieto di Huobi limita le opzioni disponibili per i trader di derivati crypto cinesi. Piattaforme come Binance e OKEx potrebbero essere la prossima destinazione per il trading di prodotti derivati su criptovalute con leve finanziarie elevate.

Binance, dal canto suo, è stata oggetto di un maggiore controllo normativo. Solo settimana scorsa, il grande exchange ha ricevuto avvisi da regolatori del Regno Unito, Giappone e Ontario, Canada.

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