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I 100 anni di Fiorenzo Magni: vita e trionfi del “terzo uomo” tra Coppi e Bartali

Potente passista, con una struttura più robusta dei suoi rivali, il terzo uomo fatica soprattutto in montagna, proprio nel terreno preferito di Coppi e Bartali. «Per fortuna facevo presto a recuperare le forze così, quando scollinavo, mi buttavo giù come un matto in discesa. Se ero forte in discesa? Certo, ma per necessità. In salita, perdevo, in picchiata recuperavo».

Fiorenzo Magni, 1951 (Photo by RDB/ullstein bild via Getty Images)

Determinato e ironico

Determinato, ma anche auto ironico. In occasione del suo 90esimo compleanno ci spiegò così la sua ricetta per stare in forma: «Ci sono delle regole da rispettare nell’alimentazione ma anche nel matrimonio. Mia moglie è stata una santa, mi sopporta da 60 anni senza fare una piega. Devo ringraziarla ancora. Da giovani non è facile rinunciare, da sposini poi… Si saltava sempre, fare l’amore, dico. Arriva la Sanremo e saltiamo. Il Giro delle Fiandre, e saltiamo. Non parliamo del Giro d’Italia, era tutto un gran saltare, insomma. Ma il Padre Eterno è saggio: dice che quello che non hai fatto prima, lo puoi fare dopo».

Asciutto, vigoroso, già stempiato in gioventù. Magni, pur non contando su tanti tifosi (erano quasi tutti coppiani o bartaliani) gode del rispetto generale. Amico di Coppi («Un grande uomo e un campione incommensurabile»), Magni era anche molto legato ad Alfredo Martini, come lui toscano e per più di vent’anni alla guida come commissario tecnico del ciclismo azzurro su strada. Erano amici, amicissimi. «Ogni giorno ci telefonavamo per raccontarci qualche cosa. Lui era di sinistra, io di destra, ma eravamo come fratelli. Alla fine della guerra, fu Alfredo, in tribunale, a tirarmi fuori dai pasticci quando mi accusarono d’aver collaborato coi fascisti. Lo ricorderò per sempre…».

Quel Giro d’Italia del ’55

È lunga, lunghissima la vita non solo sportiva di Magni. Anche perchè è costellata di mille episodi entrati ormai nella leggenda. Come nel Giro del 1955 quando a due tappe dalla conclusione (con Gastone Nencini in maglia rosa e tutti i giornalisti ormai partiti verso Milano), Magni si inventa un colpo di mano nella tappa di San Pellegrino Terme approfittando di una foratura dello stesso Nencini. Aiutato da Coppi (cui andrà la vittoria di tappa) Magni ribaltò la classifica conquistando il Giro d’Italia.

Non mollava mai, Magni. Era fatto così. Duro, ma incapace di rancore. L’unico suo vero motivo di screzio con Bartali fu proprio perchè, nel Tour del 1950, costrinse tutta la squadra italiana al ritiro. «Gino fu insultato dai francesi, lo capisco. Ma io ero maglia gialla, e avrei potuto arrivare primo a Parigi. Lo disse anche il grande Goddet, il direttore del Tour. Io mi adeguai, perchè sono disciplinato. Ma quello fu un grave errore. E a Gino gliel’ho sempre detto».

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