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Ciclismo, la Milano-Sanremo torna alla tradizione e con tutti i migliori al via

Indietro gli italiani

A trovarci un neo, se proprio si deve, è lo scarso peso in chiave di pronostico degli italiani. Non siamo tra i più accreditati. Filippo Ganna, la nostra punta di diamante a cronometro, è poco probabile che punti alla vittoria. La Sanremo, almeno all’apparenza, non è nelle sue corde. E in più, sempre sulla carta, dovrebbe spendersi in aiuto di Michael Kwiatkowski, già vincitore della corsa dei fiori nel 2017, su cui la Ineos punta le sue carte. Ma con Ganna, re del cronometro su strada ma anche capace di sorprendenti exploit nelle appuntamenti di un giorno, è meglio andar cauti. Ma dire mai con un talento che esce da un 2020 straordinario (campione del mondo a cronometro e dell’inseguimento individuale e vincitore di 4 tappe al Giro d’Italia) e che quest’anno ai Giochi di Tokyo potrebbe essere la carta vincente per gli azzurri.

Chiaro che un Sanremo, classica “aperta” per definizione, potrebbe essere per Ganna un trampolino ideale per una definitiva consacrazione anche nelle corse su strada. Magari prendendo spunto da quel numero che Francesco Moser s’inventò nella discesa del Poggio nell’ormai lontano 1984, quando il trentino, forte del record dell’ora raggiunto a Città del Messico, poi conquistò anche il Giro d’Italia. Altri tempi, chiaro. Però tra i due campioni con un piccolo sforzo di fantasia, le affinità non mancano.

In sella tutti i big

Se invece torniamo alla realtà, bisogna prender atto che questa Sanremo (per la prima volta trasmessa in diretta integrale dalle 9.15 su Raisport) sarà quasi sicuramente appannaggio dei big stranieri. A partire del vincitore dell’ultima edizione, il belga Wout Van Aert, stella ormai consacrata del ciclismo internazionale e vincitore di due tappe alla recente Tirreno- Adriatico. Fortissimo a cronometro, e sostenuto da una formazione molto agguerrita (la Jumbo Visma), il belga è intenzionatissimo a fare il bis anche perchè è da 20 anni che nessuno vince consecutivamente due volte. L’ultima doppietta risale al tedesco Erik Zabel (2000-2001) ma parliamo di un altro un’altra èra geologica.

I favoriti

Van Aert, che è anche tre volte iridato di cross, se la dovrà vedere con altri due pezzi da novanta: il primo è l’attuale campione del mondo su strada, il francese Julian Alaphilippe, già primo a San Remo nel 2019. Il secondo, altrettanto quotato, è l’attuale golden boy del ciclismo mondiale, l’olandese Matthieu Van der Poel, 26 anni, figlio d’arte e nipote del mitico Raymond Poulidor, denominato “l’eterno secondo” ma che proprio a Sanremo nel 1961 riuscì ad imporsi buttandosi a capofitto nella discesa del Poggio. Al di là dei ricorsi storici, questo terzetto d’assi è il più accreditato dagli scommettitori al successo finale. Difficile stabilire chi ha più chances. Forse il francese, molto agile, se la cava meglio in un arrivo ristretto. Gli altri due, sia il belga che l’olandese, hanno classe da vendere per imporsi in qualsiasi finale. Forse Van der Poule può anche giocare la carta di un allungo prima del Poggio. Ma con la Sanremo fare previsioni è un esercizio inutile. Dopo 280 chilometri si decide tutto tra la Cipressa e il Poggio. Chi sbaglia lì è perduto. Come diceva Merckx (che l’ha firmata sette volte) per vincerla non basta essere bravi: bisogna anche essere fortunati.

Nibali ci riprova

Oltre ai nomi citati, ricordiamo il francese Arnaud De Mare (vincitore nel 2017) e il nostro Vincenzo Nibali, trionfatore nel 2018. Con tutto l’affetto, quello era un altro Nibali. Dopo un anno deludente, Vincenzo ci riprova. Non è al top. Gli anni si sentono (36) e alla Tirreno Adriatico si è classificato nono. Però Nibali è sempre un usato sicuro. Per battere i favoriti ci vorrebbe proprio una scatto da lontano, come fece il siciliano quando nel 2018 scappò a 7 chilometri dal traguardo. Tutto è possibile. Da tenere in considerazione anche il giovane Matteo Fabbro, quinto alla Tirreno-Adriatico. E Il campione europeo e italiano Giacomo Nizzolo, quinto nell’ultima edizione, capitano del Team Qhubeka Assos. Per gli italiani, insomma, è durissima. Come si dice? Speriamo per il meglio e prepariamoci per il peggio.

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