venerdì, Settembre 24, 2021
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Droga: traffici e consumi ai tempi della covid

Il tempo congelato dalla CoViD-19 non ha fermato lo spaccio e il consumo di droga. Ne ha cambiato le modalità e reinventato i luoghi, accentuando la solitudine di chi combatte le dipendenze e coltivando un mercato che si preannuncia florido, complici i rapporti spezzati e le difficoltà economiche dell’ultimo anno e mezzo.

Bisogna parlarne. Il 26 giugno di ogni anno ricorre la Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droga, indetta dall’Assemblea Generale dell’ONU per rafforzare i provvedimenti e la cooperazione internazionale verso una società libera dall’abuso di sostanze. Il tema scelto per il 2021 è Share Facts On Drugs, Save Lives, un richiamo a un’informazione limpida sul traffico e sul consumo di sostanze illecite.
 
I dati da conoscere sono quelli del Rapporto Annuale sulla Droga 2021 dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine: una fotografia aggiornata dell’impatto della pandemia su produzione e utilizzo di sostanze.

Vie alternative. I traffici di stupefacenti hanno incassato una battuta d’arresto nella prima fase della pandemia, per via della chiusura del traffico aereo, ma si sono ripresi in fretta ingegnandosi sulle modalità di trasporto: navi più grandi, un maggiore utilizzo di rotte stradali e via mare, ricorso ad aerei privati e cargo, utilizzo di pacchi postali e metodi di consegna a domicilio…

Cannabis: percezione e realtà. Durante i periodi di lockdown il consumo di cannabis e di farmaci usati senza indicazione medica, come le benzodiazepine, è aumentato. Diversi prodotti a base di cannabis hanno visto potenziare il loro effetto perché è aumentata la percentuale di THC, la loro principale componente psicoattiva, ma questa accresciuta pericolosità non è stata accompagnata da un’aumentata percezione del rischio, anzi. L’assunzione massiccia e prolungata di THC è associata a un rischio aumentato di insorgenza di disturbi psicotici (deliri, allucinazioni, schizofrenia), eppure negli ultimi 25 anni la percentuale di adolescenti che ritiene la cannabis pericolosa è calata del 40%.

Cocaina e oppioidi. La produzione di cocaina ha subito rallentamenti nella prima fase della pandemia, ma è ritornata in breve tempo ai ritmi precedenti. Si assiste anzi a un’evoluzione dei traffici tra Sud America ed Europa, con una maggiore competizione tra fornitori, un aumento della qualità della droga e una riduzione dei prezzi, con ripercussioni deleterie sui consumatori finali.
 
In Canada e Nord America si è registrato un aumento netto di morti per overdose di oppioidi dopo l’inizio della pandemia (in Canada, tra aprile e giugno 2020 sono risultate più alte del 58% rispetto allo stesso trimestre nel 2019). Le morti per overdose sono soprattutto attribuibili ad oppioidi sintetici come il fentanyl, fino a 100 volte più potente della morfina, una sostanza che può risultare letale anche a quantità molto limitate.
 
Le difficoltà economiche e l’isolamento sociale hanno contribuito a un aumentato utilizzo di oppioidi, mentre la crisi economica ha reso ancora più vulnerabili le popolazioni dove queste sostanze si coltivano – in particolare quelle dell’Afghanistan, dove la pandemia è arrivata dopo un biennio di siccità seguita da inondazioni che ha messo in crisi l’agricoltura, e le coltivazioni di oppio sono diventate una fonte di guadagno ancora più appetibile.

Il danno maggiore arrecato dalle droghe, in termini di anni di vita persa, è causato soprattutto dagli oppioidi, i cui consumatori finiscono spesso per ammalarsi di HIV o epatite C attraverso iniezioni non sicure. Nel 2019 sono morte per patologie legate all’uso di droghe 18 milioni di persone; il 70% di questi decessi è riconducibile agli oppioidi. Le morti per abuso di sostanze sono quasi raddoppiate nell’ultimo decennio e crescono in modo sproporzionato rispetto all’aumento di utilizzatori. Le droghe stanno diventando più pericolose.

Che cosa riserva il futuro. Povertà, insicurezza alimentare, disuguaglianze e ripercussioni della covid sulla salute mentale spingeranno sempre più persone a fare uso di droghe: cambiamenti nell’utilizzo di sostanze sono stati già osservati durante i lockdown. Su questa aumentata vulnerabilità si instaurerà un mercato rinnovato con una distribuzione più capillare, casa per casa, e con lo spaccio per strada destinato a lasciare il passo a ordini e consegne online.
 
La pandemia ha incoraggiato nuove forme di trattamento e sostegno per chi vuole uscire dalle dipendenze, che andranno incoraggiate anche dopo la covid: consulti, visite e prescrizioni da remoto, linee di ascolto, training online; consegna di aghi, siringhe e naxolone (un farmaco usato per bloccare gli effetti degli oppioidi) a domicilio, team medici mobili che visitano a casa, macchinette per aghi sterili e trattamenti farmacologici, sistemi di consegna al portone delle terapie.

275 milioni – il numero di persone che nel mondo ha fatto uso di droghe nel 2020 (nel 2010 erano 226 milioni): un aumento del 22%, solo in parte dovuto alla crescita della popolazione nello stesso periodo (+10%)

Nel nostro Paese. In Italia, la pandemia non ha fermato il giro di affari del narcotraffico. Stando alla Relazione annuale della Direzione centrale per i servizi antidroga del Dipartimento della pubblica sicurezza, nel 2020 i sequestri di cocaina hanno segnato un record assoluto e mai raggiunto prima in termini di volume: 13,4 tonnellate, il +62,2% rispetto all’anno precedente, dopo il +127,8% già registrato nel 2019.
 
Sono calati i sequestri di hashish e marijuana (29,6 tonnellate: nel 2019 erano state 44,7), anche se la cannabis rimane lo stupefacente più sequestrato in Italia, e quelli di eroina (-17,17% rispetto al 2019), mentre si registra un’impennata delle droghe sintetiche (+13.896%, anche se la quantità di droghe sintetiche sequestrata nel nostro Paese appare ancora contenuta). Sempre nel 2020 le autorità hanno bloccato 33 nuove sostanze non ancora classificate nelle tabelle nazionali (soprattutto cannabinoidi, alcaloidi simili alle anfetamine, oppiacei). Si teme anche in Italia l’arrivo del fentanyl.

Pausa e ripartenza. Come previsto dagli esperti del settore, dopo un primo rallentamento dovuto ai lockdown e all’interruzione dei traffici internazionali, nella seconda parte del 2020 si è visto un incremento delle importazioni di droga nei Paesi destinatari: è il risultato della politica di “stoccaggio e accumulo” in vista di tempi migliori per le spedizioni. Già nel World Drug Report 2020 gli esperti avevano messo in guardia dall’aumento di scorte dovuto alla pausa forzata, che avrebbe causato un’aumentata disponibilità di droghe purissime e a basso costo, e una crescita degli episodi di overdose. L’aumento di sequestri di cocaina in Italia potrebbe, dicono le autorità, essere il risultato di questo stop and go, o rispecchiare una trasformazione del mercato che interessa il nostro Paese, sempre più influenzato dai traffici di organizzazioni balcaniche, albanesi e serbo-montenegrine.

I consumi in Italia. In base a un sondaggio dell’Osservatorio tossicodipendenza di San Patrignano effettuato tra i giovani che hanno avuto accesso alla struttura nell’ultimo anno, il lockdown non ha creato problemi nel reperimento delle sostanze, spesso fatte arrivare a casa per un utilizzo in solitudine, e non necessariamente acquistate sul web. I consumi di cocaina sarebbero preponderanti (riguardano il 96% dei ragazzi che si rivolgono alla struttura) complice la diffusione di cocaina da fumare (crack) capace di provocare una dipendenza maggiore e assunta spesso insieme ad alcol e cannabis. Quest’ultima è cercata da oltre il 90% dei giovani che chiedono aiuto, e nell’8,3% dei casi (il dato più alto dal 2015) è diventata fonte di dipendenza primaria a causa delle altissime dosi di principio attivo nelle sostanze al momento spacciate. 

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