giovedì, Settembre 16, 2021
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Variante Delta: prepararsi all’impatto – Focus.it

Quando in primavera l’India è stata investita da uno tsunami di nuovi casi, la situazione era troppo complessa per attribuire la colpa della seconda ondata di covid alla nuova variante trovata nel Paese. Nel Regno Unito, quella stessa variante, che oggi conosciamo come variante Delta, è stata individuata ad aprile, mentre il governo britannico procedeva alle prime riaperture:

  • quanto è contagiosa la variante Delta?
  • quanto è pericolosa?
  • quanto protegge la prima dose di un vaccino?
  • e l’immunizzazione completa?

Oggi questa versione di coronavirus è responsabile di più del 90% dei casi di covid nel Paese, al centro di una terza ondata pandemica attutita – fortunatamente – dai vaccini. Ma gli scienziati britannici non stanno certo a guardare i nuovi focolai con le mani in mano. Il loro prezioso lavoro di tracciamento ha permesso di raccogliere nuove informazioni sulla variante Delta, ormai presente in 80 diverse nazioni.

Contagiosità e resistenza ai vaccini. Si pensa che la variante Delta (B.1.617.2, inizialmente chiamata “indiana”) sia oltre il 60% più contagiosa rispetto a quella Alpha (B.1.1.7, inizialmente chiamata “inglese”) che in precedenza si era imposta nel Regno Unito. La maggiore trasmissibilità potrebbe spiegare la recrudescenza delle infezioni in Nepal e in alcuni Paesi del sud-est asiatico. La Delta sembra inoltre in grado di evadere almeno in parte le difese sviluppate grazie ai vaccini, se non altro in chi ha avuto una dose soltanto: una sola iniezione di vaccino di Pfizer o AstraZeneca riduce il rischio di contrarre la covid in forma sintomatica del 33% – mentre per la variante Alpha una singola dose riduce il rischio del 50%.
 
Dopo la seconda dose l’efficacia contro la variante Delta passa al 60% nei vaccinati con AstraZeneca e all’88% in chi è protetto da Pfizer. Insomma la protezione offerta cala, ma non in modo così drammatico: è perciò prioritario completare il ciclo vaccinale.

Forme gravi e ricoveri. Secondo uno studio scozzese alcuni dati preliminari suggeriscono che le persone contagiate da variante Delta corrono un rischio due volte più alto di ricovero ospedaliero per covid, rispetto a chi è colpito da variante Alpha. Sulla capacità di questa versione di coronavirus di causare una malattia più grave non c’è però ancora alcuna certezza.
 
Di sicuro i vaccini stanno facendo il loro lavoro e scongiurano le forme più gravi in chi è coperto. La corsa dei nuovi casi, che in Inghilterra raddoppiano ogni 11 giorni, non è accompagnata da un proporzionale aumento dei ricoveri ospedalieri. Secondo Public Health England, chi ha ricevuto una dose di un qualunque vaccino corre un rischio inferiore del 75% di ospedalizzazione per covid rispetto ai non vaccinati, mentre in chi è protetto con doppia dose il rischio di ricovero cala del 94%.

Il privilegio di essere vaccinati. E mentre l’Europa misura la capacità dei vaccini di moderare l’urto della variante Delta, nei Paesi in cui i vaccini non sono ancora arrivati per gli egoismi occidentali si teme un impatto devastante. In Africa, dove la maggior parte delle nazioni ha meno del 5% della popolazione vaccinata, i vaccini non arriveranno mai in tempo per contrastare la diffusione della contagiosa variante Delta. Casi di variante Delta sono stati riportati nella Repubblica Democratica del Congo, dopo un focolaio nella capitale Kinshasa, in Malawi, Uganda.
 
In Sudafrica la Delta è stata individuata nei porti commerciali e tra gli equipaggi navali con frequenti rapporti con l’India, ma non ha preso piede nel resto della popolazione. Il Paese è infatti nel bel mezzo di una terza ondata di casi provocati dalla variante Beta (B.1.351, prima nota come “sudafricana”) individuata lo scorso anno. La prevalenza di un’altra variante più forte ha impedito per ora la diffusione di quella nuova, un fenomeno che sembra essere in corso anche in Brasile, dove è ancora molto diffusa la variante Gamma (P.1, “brasiliana”).

Negli USA. La variante Delta è responsabile oggi di un caso di covid su cinque negli Stati Uniti, dove la sua diffusione è raddoppiata nelle ultime due settimane. Qui, con il numero di vaccinati in calo e una vasta disparità nel numero di persone immunizzate tra uno Stato e l’altro, ci si aspetta una diffusione “a macchia di leopardo”, con focolai localizzati sopratutto nelle località con meno del 30% di popolazione vaccinata.

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