mercoledì, Luglio 28, 2021
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Addio a Raoul Casadei: il Covid si è portato via il re del liscio che ha fatto più concerti di Bob Dylan

Il Covid si è portato via Raoul Casadei (1937), l’uomo che ha inventato un genere che ha saputo rimanere fedele a se stesso, non degenerando in improbabili sintesi con mode musicali più o meno recenti.
Se il liscio, insieme alla canzone napoletana, è stata la più autentica forma d’espressione popolare dell’Italia del dopoguerra, lo dobbiamo (anche) a lui. Il musicista di Gatteo non è sopravvissuto alla pandemia e, prima ancora, all’abito che l’Italia ha cominciato a vestire dal 1980, quando il liscio perse la spinta musicale e smarrì una funzione sociale, fino ad allora riconosciutagli: far ballare gli italiani.

Più concerti di Bob Dylan

Proprio in quell’anno Raoul si ritira dalle scene, mantenendo comunque la funzione di direttore artistico del suo ensemble; il liscio, restando se stesso, riuscì ad andare al Festivalbar, a Sanremo e al Disco per l’Estate.

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Casadei, figlio di quella striscia di terra che sta tra mare a Appennino, prima erede e poi leader dell’Orchestra Secondo e Raoul Casadei (la più celebre Big Band italiana di sempre), per decenni ha girato l’Italia salendo su (oltre) trecentosessantacinque palchetti all’anno. Ha fatto più concerti di Bob Dylan e impresso il suo volto sorridente e leggero in decine di migliaia di locandine che hanno osservato quattro generazioni di italiani in vacanza.
Dietro il luccichio degli smoking circensi si celavano straordinari professionisti, Maestri di un genere che consentiva di suonarli (quasi tutti). E Casadei era il Maestro delle polke, delle mazurche (la più celebre, quella di Periferia) e dei walzer (tutti balli di origine mitteleuropea), suonati e cantati secondo l’autentico codice romagnolo, con ironia antica e disincanto.

La vocazione per il Liscio

Nella teoria dell’evoluzione della musica da ballo, Il Liscio, essenzialmente musica a servizio, è stata una specie musicale primordiale capace di convivere prima con il rock’n’roll e poi con la disco-music, per poi venirne scalzata.

Eppure, negli anni del boom, il liscio era parte fondante del repertorio di quasi tutti i complessi dei musicisti in erba, da Palermo ad Aosta. Lo zio Secondo, violinista e compositore, l’autore di Romagna mia, fu il primo grande cantante del genere (prima di lui al palchetto si ballava su musica strumentale) e Raoul crebbe con una vocazione precisa, quella di gran cerimoniere del liscio.

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