giovedì, Settembre 23, 2021
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Astoi: si può viaggiare all’estero per turismo anche partendo da zona rossa

Le regole per viaggiare e dove informarsi

Per molti italiani le prossime due settimane e i giorni a cavallo della Pasqua saranno all’insegna delle restrizioni agli spostamenti. Per molti, ma non per tutti. Il quadro normativo stabilito dall’ultimo decreto firmato da Mario Draghi (che conferma sostanzialmente le disposizioni adottate dal governo Conte), dopo l’intervento chiarificatore del Ministero, parla chiaro: all’estero si può andare e permane la suddivisione dei Paesi in cinque elenchi, per ciascuno dei quali sono previste specifiche regole da rispettare. Prima di prenotare voli e alberghi e organizzare il lungo week end pasquale lontano dall’Italia è bene fare riferimento a quanto recita il sito ufficiale “Viaggiare Sicuri” della Farnesina, costantemente aggiornato sulle regole da osservare per i viaggiatori e attraverso il quale capire se e come ci si può spostare verso un determinato Paese compilando l’apposito questionario interattivo. Valide alternative sono il portale Re-Open Eu realizzato e gestito dall’Unione Europea, che mette a disposizione informazioni in tempo reale sulla situazione in tutti gli Stati membri, e i siti delle varie ambasciate italiane all’estero. L’unica zona dove è inutile pensare di viaggiare è in ogni caso la B, dove il rischio di contagio al Coronavirus è ritenuto basso: l’elenco, al momento, è desolatamente vuoto. Ma torniamo all’elenco C, che riguarda i Paesi Ue e Shengen.

Tampone obbligatorio entro 48 ore dal rientro in Italia

In linea generale, una volta appurate le condizioni per l’ingresso in uno di questi Paesi, il decreto attualmente in vigore prevede l’obbligatorietà di presentare all’atto dell’imbarco, alla compagnia aerea con cui si viaggia e a chiunque sia deputato a effettuare i controlli, un’attestazione di essersi sottoposti, nelle 48 ore antecedenti al ritorno nel territorio nazionale, a un test molecolare o antigenico con risultato negativo. Al rientro in Italia dai paesi europei, bisogna dunque stare in isolamento di 5 giorni e sottoporsi nuovamente al tampone, mentre la quarantena 14 giorni è prevista di default, a prescindere dalla presenza o meno di sintomi, per i viaggiatori che hanno soggiornato o transitato (nei 14 giorni antecedenti all’ingresso in Italia) negli Stati compresi nell’elenco D, e cioè Australia, Nuova Zelanda, Repubblica di Corea, Ruanda, Singapore, Thailandia.

Corridoi sicuri e il modello delle Canarie

Dopo un anno di stop forzato, il primo passo è quella di iniziare ad operare, anche lentamente. La convinzione di Pier Ezhaya, presidente di Astoi Confindustria Viaggi, è molto nitida: la macchina dei viaggi organizzati deve ripartire perché il paracadute dei ristori non può bastare a garantire la sopravvivenza di un settore che nel 2020 ha perso circa 12 miliardi di euro di entrate sui circa 13 miliardi complessivi. Il via libera del Ministero per gli spostamenti verso gli aeroporti per motivi di turismo, anche da zone soggette a limitazioni, è in tal senso un primo ma importante tassello per far viaggiare gli italiani, gradualmente e con tutte le tutele del caso. “La nostra proposta – spiega Ezhaya al Sole24ore.com – è quella di adottare un modello che garantisca la sicurezza dei viaggiatori da una parte e consenta la ripresa dell’attività delle aziende dall’altra: il cosiddetto Covid-Tested adottato da alcuni operatori alle Canarie, con partenza da fine marzo 2021, va per l’appunto in questa direzione”. Il protocollo in questione prevede infatti la possibilità di viaggiare solo con l’attestazione di un tampone molecolare negativo realizzato almeno 72 ore prima dell’imbarco (alcuni operatori prevedono anche un contributo di 50 euro a persona per effettuare il tampone) e in loco si soggiorna, senza alcuna quarantena, in una struttura che segue tutte le misure di prevenzione sanitaria; qualche giorno prima del rientro, un medico incaricato (direttamente all’interno della struttura) provvede ad effettuare un tampone antigienico, compreso nel prezzo della vacanza al pari dell’assicurazione anti Covid, da mostrare alle autorità doganali all’arrivo in Italia.“L’industria del turismo organizzato – aggiunge ancora il Presidente di Astoi – deve essere in grado di salvarsi da sola, anche se le previsioni per l’anno appena iniziato non sono purtroppo positive. Per evitare il collasso di agenzie di viaggio e tour operator abbiamo chiesto al governo, in diverse occasioni, anche al neoministro del Turismo, di riconoscere da una parte i necessari aiuti e di aprire dall’altra corridoi turistici sicuri, applicando i necessari protocolli per destinazioni europee e extra europee come Maldive, Seychelles, Emirati Arabi o Mar Rosso in Egitto”. Difficile pensare che tali corridoi possano risolvere i problemi del comparto ma sarebbero, secondo Ezhaya, un inizio per riattivare i flussi turistici. Senza dimenticare infine un altro tema di assoluta priorità: “la necessità di un allineamento a livello europeo per le riaperture dei vari Paesi e per la definizione di protocolli comuni per una ripresa coordinata del traffico internazionale”.

I casi di Svizzera, Spagna e Regno Unito

Le regole in vigore a partire dall’8 febbraio 2021 per l’ingresso in Svizzera prevedono che per i viaggiatori provenienti da aree ad alto rischio, anche per via aerea, devono presentare un test molecolare Pcr con esito negativo effettuato non oltre 72 ore prima dell’ingresso nel Paese e sono, comunque, sottoposti ad obbligo di quarantena della durata di dieci giorni (che può essere interrotto a partire dal settimo giorno in caso di test, anche rapido, con esito negativo). A partire dal 22 marzo, nella “black list” delle autorità elvetiche sono incluse ulteriori tre regioni (Basilicata, Lazio e Veneto), in aggiunta alle 10 che erano bandite già da inizio mese (Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Toscana e Umbria) ma è esclusa la Lombardia. Un ulteriore obbligo per entrare in Svizzera per turismo con mezzi di trasporto pubblico riguarda la registrazione dei propri dati di contatto sul portale dedicato per tutti coloro che entrano nel Paese.

Chi ha deciso di volare su Londra o un’altra città del Regno Unito deve sostanzialmente ottemperare a quattro adempimenti. Il risultato negativo di un test Covid-19 (in lingua inglese, francese o spagnola) effettuato nei tre giorni precedenti il giorno della partenza e che soddisfi i parametri indicati dal Governo britannico e i recapiti del centro medico che lo ha effettuato; la compilazione di un apposito formulario online (“travel locator form”) nei due giorni precedenti la partenza con indirizzo e numero di telefono dove poter essere contattati; l’isolamento cautelare di 10 giorni, considerando che il luogo della quarantena varia a seconda del Paese di provenienza (gli arrivi internazionali in Scozia sono sempre e comunque soggetti a quarantena nei Covid hotel per 10 giorni a proprie spese); l’obbligo di effettuare due test anti contagio il secondo e l’ottavo giorno di autoisolamento, da prenotare e pagare prima dell’ingresso nel Regno Unito (costano 210 sterline) tramite il portale dedicato.

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