mercoledì, Luglio 28, 2021
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Borse oggi 21 giugno: effetto Fed sui mercati, Tokyo chiude in calo

MILANO – Torna il sereno sui mercati dopo una settimana pesantemente segnata dagli interventi della Fed. Un forte nervosismo che si era sentito ancora sulle contrattazioni asiatiche, con Tokyo che ha chiuso con un pesante -3,29% dopo essere arrivata a perdere oltre 4 punti nel corso della seduta. A seminare ulteriore preoccupazione sui mercati è stato venerdì il presidente della Fed di St. Louis, che  ha detto di intravedere un primo aumento dei tassi già nel 2022. Un’accelerazione rispetto alle indicazioni arrivate soltanto qualche giorno prima dal Comitato di Politica monetaria della banca centrale Usa, secondo cui un primo aumento dei tassi sarebbe arrivato entro la fine del 2023, un anno prima di quanto inizialmente atteso.

In Europa però i listini allontano le preoccupazioni e girano in rialzo: al termine degli scambi Milano segna un bilancio positivo dello 0,71%, Londra guadagna lo 0,6%, Francoforte lo 0,95% e Parigi lo 0,5%. Piazza Affari si mantiene positiva nonostante lo stacco dei dividendi da parte di 7 big che vale un -0,23%: Snam, Terna, Poste italiane, Pirelli, Stmicroelectronics, Telecom italia ed Exor. Anche Wall Street rimbalza dopo l’ottava orientata negativamente dalla Fed, aggrappandosi alle azioni legate alla crescita ciclica dell’economia: alla chiusura delle Borse europee, il Dow Jones aggiunge l’1,5%, lo S&P500 sale dell’1,2% e il Nasdaq segue a +0,5%.

Dopo il rafforzamento del dollaro legato ai toni della Fed, l’euro recupera terreno chiudendo in rialzo sopra 1,19 biglietti verdi. La moneta europea risale la china e passa di mano a 1,1911 dollari e 131,27 yen. Dollaro/yen invariato a 110,20. L’euro apre così sotto quota 1,19 a 1,1862 dollari e a 130,31 yen. Il Dollar Index, l’indice che misura il valore del dollaro nei confronti di un paniere di valute internazionali, era arrivato a segnare il record dalla metà di aprile, dopo essere balzato la scorsa settimana di quasi il 2%.

Da segnalare una nuova giornata di passione per il Bitcoin, dopo che la Banca centrale cinese ha convocato le principali banche e piattaforme di pagamento on line contro le transazioni in Bitcoin e altre valute virtuali, nell’ultimo giro di vite sulle criptovalute messo in atto da Pechino. Tra gli istituti convocati ci sono le maggiori banche cinesi (Industrial and Commercial Bank of China, Agricultural Bank of China, China Construction Bank, Postal Savings Bank e Industrial Bank) e nell’elenco compare anche Alipay, la piattaforma per i pagamenti on line gestita dal gigante dell’e-commerce fondato da Jack Ma, Alibaba. L’istituto di Pechino chiede di non fornire l’apertura di conti in valuta virtuale e di indagare “in modo completo” sugli scambi in criptovalute. La nuova stretta di Pechino spinge in rosso le principali valute digitali, con il Bitcoin che perde più del 5% in area 32 mila dollari.

Tra gli eventi di giornata, la presidente della Bce, Christine Lagarde, era attesa all’Europarlamento. Lagarde ha assicurato che “le prospettive per l’economia stanno davvero migliorando man mano che la situazione pandemica migliora, le campagne di vaccinazione vanno avanti e la fiducia inizia a crescere”. Ribadendo che l’inflazione in accelerazione sarà solo temporanea, la governatrice Bce ha spiegato che “una stretta dei tassi ora sarebbe prematura e creerebbe dei rischi sia per la ripresa che per le prospettive di inflazione”. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi a dieci anni si avvia alla chiusura sui mercati telematici in lieve calo a 105,5 punti base, rispetto ai 107 dell’avvio di seduta. Il rendimento del prodotto del Tesoro è allo 0,88%.

I prezzi del petrolio sono infine stabili sulle previsioni di una domanda in aumento nella stagione estiva dell’emisfero settentrionale, ma gli investitori sono un pò intimoriti da un ritorno delle forniture di greggio iraniano nonostante la pausa nei colloqui per porre fine alle sanzioni statunitensi. Il greggio Brent con consegna ad agosto ha perso 24 centesimi, o 0,3%, a 73,27 dollari al barile. Il greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) con consegna luglio è sceso di 17 centesimi, o 0,2%, a 71,47 dollari. Entrambi i barili di riferimento sono aumentati nelle ultime quattro settimane grazie all’ottimismo suscitato dal ritmo delle vaccinazioni globali COVID-19 e alla prevista ripresa dei viaggi estivi.

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