domenica, Agosto 1, 2021
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Sappiamo sempre meno sulle piante medicinali

La lenta scomparsa delle lingue indigene mette a rischio la conoscenza delle piante medicinali ben più dell’estinzione delle piante stesse: con l’erosione del patrimonio linguistico delle popolazioni che conoscono meglio i rimedi naturali se ne va anche la nostra abilità di sfruttare quei rimedi a beneficio della salute.

Le lingue indigene contengono informazioni fondamentali sui cosiddetti servizi ecosistemici, i benefici forniti dagli ecosistemi al genere umano. Il 30% dei 7.400 idiomi parlati sul pianeta rischia però di non esistere più entro fine secolo, perché custodito ormai da piccole e sempre più isolate comunità. Proprio per contrastare questa silenziosa erosione di cultura e ricordare l’importanza della diversità linguistica, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato il periodo 2022–2032 Decennio internazionale delle lingue indigene.

Scrigni di conoscenza. Rodrigo Cámara-Leret, biologo dell’Università di Zurigo, ha studiato tre aree geografiche caratterizzate da un’alta diversità biologica e culturale – Nord America, nord-ovest dell’Amazzonia e Nuova Guinea – e analizzato oltre 12.000 servizi delle piante medicinali citati in 230 lingue indigene di queste tre regioni. Con l’espressione “servizi delle piante medicinali” si intende l’associazione tra una determinata pianta, per esempio il Ficus insipida, e lo scopo o la parte del corpo per cui viene usata, che nel caso del ficus è l’apparato digerente. È emerso che oltre il 75% di questi servizi è custodito e trasmesso da un unico idioma. Perdendo quelle lingue si perderebbe la millenaria esperienza associata a quelle piante.

Si parla spesso di perdita di biodiversità, molto meno di perdita della diversità linguistica. Eppure, spiega Cámara-Leret, «la perdita del linguaggio avrà ripercussioni più critiche sull’estinzione delle conoscenze tradizionali delle piante medicinali rispetto alla perdita delle piante stesse».

Perché è importante. Con la scomparsa delle lingue di chi vive a stretto contatto con le piante e ne conosce gli utilizzi si compromette la capacità dell’umanità di scoprire nuovi farmaci. Anche se la maggior parte delle molecole medicinali oggi è sintetizzata in laboratorio, le sostanze chimiche prodotte dalle piante, dagli animali e dalle interazioni tra le une e gli altri continuano a ispirare nuovi trattamenti e sono fondamentali per sostenere la nostra salute.
 
In tutto il mondo, oltre 35 mila specie vegetali sono utilizzate direttamente a scopo medico (per approfondire). Traendo ispirazione dalle piante, l’industria farmaceutica ha isolato e caratterizzato migliaia di molecole, riuscendo poi a ottenerle in laboratorio e a farne medicine. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il principio attivo del 25% dei farmaci di sintesi in commercio deriva da piante.

Non solo perché “serve”. La ricerca pubblicata su PNAS non si è soffermata sull’efficacia che i rimedi medicinali legati alle piante hanno dal punto di vista della medicina occidentale. E forse non è neanche questo il punto: preservare la diversità linguistica significa salvare dall’oblio un patrimonio trasmesso soprattutto a voce, la cultura di popoli sempre più spesso privati di terre e identità. È prima di tutto una questione di diritti umani, che non possiamo affrontare soltanto per fini utilitaristici.

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