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Danni antichi: così abbiamo modificato l’ambiente già 4mila anni fa

Il nostro impatto sull’ambiente e sul clima comincia a verificarsi molto prima di quanto stimato finora: parliamo di ben migliaia, e non di centinaia, di anni fa. In altre parole, anche se l’inizio del riscaldamento globale viene fatto risalire all’800 ed è associato alla rivoluzione industriale, in realtà abbiamo cominciato a influenzare l’assetto ecologico – anche se con un peso molto minore rispetto ad oggi – probabilmente già circa 4mila anni fa. A rivelarlo è una ricerca condotta dall’Università di Bergen in Norvegia e appena pubblicata su Science, che contiene un’analisi delle variazioni della vegetazione a partire da 18mila anni fa, in varie zone del globo terrestre.

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Le risposte vengono dal fango. I ricercatori hanno potuto datare l’inizio del nostro impatto sull’ecosistema studiando resti di fanghi estratti in zone lacustri e paludose. In tutto hanno raccolto più di mille campioni da altrettante regioni del globo, in tutti i continenti ad esclusione dell’Antartide. Gli scienziati hanno scavato in verticale nel sottosuolo e prelevato strati di fango a diverse profondità, grazie a una particolare strumentazione. Mediante l’analisi dei fossili dei pollini e di altri resti vegetali contenuti nei campioni, hanno potuto ricostruire come sono cambiati il terreno e la vegetazione nei secoli e nei millenni. Si tratta di uno studio di paleoecologia, che, come spiegano gli autori, da disciplina “locale” sta diventando una scienza globale. Che potrà aiutarci a comprendere molti aspetti, ancora poco chiari, di come i nostri comportamenti hanno effetti sul pianeta.

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Un cambiamento senza precedenti

Studiando resti databili fino a 18mila anni fa e provenienti dai vari continenti, i ricercatori si sono accorti di un’accelerazione, a livello globale, nei cambiamenti della vegetazione in un periodo compreso fra 4.600 e 2.900 anni fa. Questa accelerazione, secondo gli autori, è senza precedenti sia per la sua estensione a livello complessivo sia per l’intensità con cui si è manifestata: supera infatti i cambiamenti associati all’ultima era glaciale, terminata fra i 16mila e i 14mila anni fa. Gli spostamenti umani e l’agricoltura, la cui nascita si fa risalire a circa 10mila anni fa e il cui sviluppo intensivo inizia probabilmente 6mila anni fa, e l’allevamento, ancora precedente, hanno contribuito a queste trasformazioni a discapito della vegetazione spontanea, che veniva eliminata per acquistare spazio.

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Andare alla radice

Questi risultati, sottolineano gli scienziati, mettono in luce l’importante ruolo e la forza degli esseri umani nel guidare le trasformazioni dell’ambiente e del clima anche prima dell’era industriale. Ciò che è interessante, secondo loro, è che i cambiamenti della biodiversità che osserviamo oggi potrebbero essere frutto di un processo iniziato, magari con ritmi diversi, migliaia di anni prima. Alcune di queste variazioni, dunque, potrebbero almeno in parte trovare le radici in un passato lontano, legato al primo uso del terreno, e poi essere state fortemente incrementate dalle attività e dallo sfruttamento delle risorse negli ultimi decenni. In questo campo la paleoecologia ci dà una mano, ripartendo dal passato, dalle origini, per comprendere quanto e quale è l’impatto delle nostre azioni.

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