giovedì, Settembre 16, 2021
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Quando sono arrivati i primi uomini nelle Americhe?

Quando i primi uomini sono arrivati nelle Americhe? Se vogliamo rimanere fedeli ai libri di storia ciò accadde tra 20.000 e 13.000 anni fa. Eppure sono tante le scoperte che in questi anni hanno dato corpo a nuove ipotesi, anticipando le prime migrazioni, anche se nessuna è risultata convincente fino in fondo. Per esempio, uno studio pubblicato nel 2017 ipotizzava che l’uomo arrivò in nord America addirittura 130.000 anni fa; altre ricerche, negli anni successivi, riproposero invece tempi più vicini a noi – ma comunque precedenti al periodo considerato dalla storia ufficiale, ritenuto sempre il più realistico.
 
Ossa di coniglio. Recentemente, una scoperta del tutto inaspettata suggerisce che i primi esseri umani potrebbero essere arrivati ​​in nord America più di 30.000 anni fa, ossia quasi 20.000 anni prima di ciò che afferma la storiografia: lo studio è pubblicato su Latin American Antiquity. «Stavamo studiando le origini dell’agricoltura nella valle di Tehuacan, in Messico», racconta uno dei ricercatori, Andrew Somerville (Iowa State University, USA): «e volevamo stabilire una data per la prima occupazione umana della grotta di Coxcatlan, che si trova nella valle.»

Lo studio ha preso avvio dall’analisi al radiocarbonio di ossa di coniglio e cervo che erano state rinvenute nella grotta di Coxcatlan negli anni ’60. Ma i risultati di quel lavoro di datazione hanno improvvisamente cambiato le carte in tavola e portato Somerville e i suoi colleghi in un territorio del tutto nuovo: i campioni di ossa avevano infatti rivelato che quegli animali vennero uccisi tra 33.448 e 28.279 anni fa.
 
Dagli studi precedenti è certo che quegli animali vennero portati nella grotta da uomini, perché difficilmente sarebbero potuti finire là dentro in così gran numero e morirvi senza motivo apparente – e non ci sono segni della presenza di animali predatori. Gli stessi ricercatori vogliono però avere la certezza assoluta che, insieme a conigli e cervi, la grotta fosse abitata anche da uomini: la conferma potrà arrivare solo da eventuali segni di taglio sui campioni ossei – che indicherebbero che gli animali furono macellati con strumenti di pietra maneggiati da mani umane – o anche da impronte termiche lasciate da fuochi di cottura.

Ci sono, infine, i reperti lapidei: «Dobbiamo determinare se i reperti in pietra trovati nella grotta siano di fabbricazione umana oppure sono semplici pietre scheggiate», afferma Somerville: «se riuscissimo a trovare prove evidenti dell’origine umana di tali strumenti, non ci sarebbero più dubbi che insieme agli animali vi fossero anche degli uomini».
 
Costeggiando il Pacifico. Se la scoperta è stata inaspettata e potrebbe riscrivere realmente i libri di storia, va detto che il lavoro per rintracciare altre ossa da analizzare è stato più complesso del previsto. I vari reperti del lavoro degli anni ’60 erano infatti poi stati distribuiti a diversi musei e laboratori in Messico e negli Stati Uniti, e non era chiaro dove fossero finite le ossa degli animali: dopo quasi un anno di ricerche parte delle ossa sono state localizzate in un laboratorio di Città del Messico.
 
A quel punto Somerville ha ottenuto il permesso dal governo messicano di prelevare piccoli campioni – 1,5 centimetri di lunghezza per 0,5 di larghezza – da 17 reperti, appartenenti a otto conigli e nove cervi, per la datazione al radiocarbonio.

«Ora stiamo lavorando sulla connessione uomo-animali, e se ne avremo la certezza assoluta», afferma Somerville, «certamente questo cambierà ciò che sappiamo sui tempi e su come i primi uomini arrivarono nelle Americhe. Se l’uomo è arrivato in nord America oltre 30.000 anni fa, significa che era già là prima del periodo dell’ultimo massimo glaciale, quando l’era glaciale era al suo momento peggiore. In quel periodo il nord America era del tutto inospitale, in gran parte ricoperto da ghiacciai, e dunque l’unico modo per spiegare la presenza dell’uomo nelle Americhe a quel tempo sarebbe quello di ipotizzare un arrivo per mare, percorrendo le coste ghiacciate dell’Oceano Pacifico.»

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