domenica, Agosto 1, 2021
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un gioco a metà tra Dark Souls e Dead Space

Lo sviluppo di Dolmen ha avuto inizio negli ultimi mesi dell’ormai lontano 2016, ma la sua primissima comparsa in pubblico risale soltanto al 2018, quando Massive Work Studio lanciò una campagna di crowdfunding per raccogliere i fondi necessari a ultimare il progetto. Come raccontatoci nel corso di una presentazione in streaming dallo stesso Daniel Geber, Sound Designer e Community Manager presso lo studio brasiliano, da allora l’action RPG in terza persona si è evoluto parecchio e al momento si trova nella fase conclusiva dello sviluppo, ragion per cui Koch Media ci ha recentemente permesso di osservare in anteprima il frutto di tanti anni di duro lavoro. Rammentandovi che l’uscita di Dolmen su PC e console è al momento fissata al 2022, di seguito vi proponiamo le nostre impressioni preliminari sull’opera prima di Massive Work Studio.

Il pianeta degli orrori

Ambientato nello spazio, Dolmen pone il giocatore nei panni del “Comandante”, un astronauta alla deriva che in circostanze misteriose si risveglia sull’inospitale pianeta noto come Revion Prime e situato ai confini dell’universo.

Non è chiaro il motivo per cui il personaggio finisca in un luogo tanto lontano dalla Terra, ma una volta abbandonata la capsula criogenica nel cuore della propria astronave, il Comandante è costretto a farsi strada tra le orripilanti bestie che popoleranno il mondo alieno e cercare di decifrare gli importanti indizi disseminati in ogni dove dai membri del suo equipaggio. Le risposte sono infatti sparse per tutto il corpo celeste, in attesa di essere rinvenute. Lo stesso Revion Prime, del resto, è un pianeta ricco di segreti, tant’è che da qualche sulla sua superficie è nascosto il potente Dolmen, un cristallo legato alla terribile guerra intergalattica che ha distrutto l’intera civiltà della galassia in cui si trova. Come prevedibile, il suo immenso potere ha attirato alieni da ogni angolo dell’universo e intenzionati a localizzarlo, ma ogni spedizione ha avuto esisti disastrosi. Attualmente Revion Prime non è che il teatro di atrocità lovecraftiane e misteri inquietanti: un luogo mortale e impossibile da salvare, ma al tempo stesso affascinante e ricco di creature aliene dalle forme a dir poco agghiaccianti e grottesche.

Se gli elementi finora in nostro possesso non ci consentono di avanzare giudizi sulla qualità di un intreccio fortemente influenzato da Lovecraft e dai suoi lavori (a proposito, ecco un nostro speciale sui migliori giochi ispirati ai racconti Lovercraft), bisogna comunque riconoscere che l’incipit di Dolmen e la sempre intrigante miscela tra horror e sci-fi hanno comunque saputo destare la nostra sincera curiosità. Forte di atmosfere cupe e macabre, Dolmen non sembra puntare tanto sul racconto quanto su adattamento ed esplorazione, che oltre a rivelarsi le chiavi per la sopravvivenza del Comandante in un mondo ostile e terrificante, potrebbero sul serio tenere il giocatore incollato allo schermo e spronarlo a far luce sui segreti più oscuri di Revion Prime.

Peccato soltanto che i paesaggi, per quanto inquietanti, si direbbero un tantino monotoni e non particolarmente ispirati. Sviluppato in Unreal Engine 4, negli ultimi anni Dolmen ha compiuto dei piccoli balzi in avanti, ma sul piano grafico appare tuttora troppo vincolato agli standard qualitativi di inizio generazione scorsa e oltre. Le spartane texture in bassa risoluzione rischiano infatti di penalizzare eccessivamente la resa scenica dei minacciosi paesaggi alieni, che almeno sulla carta dovrebbero invece trasmettere al giocatore una costante e quasi palpabile sensazione di pericolo.

Dark Souls incontra Dead Space

Ludicamente parlando, sin dal primo istante Dolmen ci è parso il perfetto punto di incontro tra Dark Souls e Dead Space, tant’è il nuovo soulslike ambientato nello spazio ha preso in prestito elementi da ambedue i franchise (a proposito, qui troverete la nostra recensione di Dark Souls 3). Il risultato è un personaggio che l’utente può specializzare tanto nel combattimento ravvicinato quanto sulla distanza, o magari tentare la via della build ibrida.

Poiché gli asset messi a nostra disposizione erano privi della benché minima interfaccia utente, al momento ci è impossibile stabilire quale approccio sia più efficace o consumi più resistenza, ma in tutta onestà la terza opzione ci è comunque apparsa la più affascinante. D’altronde, se le armi da mischia, che includono asce e spadoni, tornano particolarmente utili per squartare le carni degli aggressori alieni e abbattere i campi di forza nei nemici particolari, le pistole laser si direbbero altrettanto irrinunciabili. Come spiegatoci da Geber, ognuna di esse presenta dei perk differenti che, per esempio, consentono di sparare tre colpi alla volta o congelare i bersagli con proiettili criogenici, rallentandone per qualche tempo i movimenti e rendendoli più vulnerabili alle armi bianche. Dolmen presenta anche un ingegnoso sistema di parry, che in questo caso beneficia enormemente delle tematiche sci-fi: il Comandante è infatti munito di un piccolo scudo ad alta tecnologia, che una volta sollevato genera un’ampia barriera energetica impenetrabile.

Non solo l’oggetto futuristico e leggerissimo non rallenta minimamente i movimenti dell’esploratore, ma se utilizzato col giusto tempismo è capace di bloccare qualsiasi assalto fisico e all’occorrenza può essere anche usato per rispedire al mittente i proiettili ed eliminare rapidamente i nemici più distanti.

Altrettanto interessante ci è poi parsa la cosiddetta Energy Mode, ovvero una modalità cui l’astronauta può ricorrere in caso di pericolo: consumando la propria energia (e non la stamina!) per alimentare gli attacchi portati a segno, il Comandante gode di un temporaneo power-up e, in base al reattore equipaggiato, i suoi colpi acquisiscono delle proprietà elementali in grado di arrecare ingenti danni a chiunque osi ostacolarne la missione. Nonostante la lentezza che caratterizza i movimenti del Comandante durante le fasi esplorative, nel mezzo dei combattimenti Dolmen ci è parso assai più scattante del previsto, indipendentemente dal tipo di arma in uso. Peccato soltanto che il gameplay sembri poco variegato e un po’ ripetitivo, a causa dell’esiguo numero di pattern di attacco disponibili. In tal senso, la nostra speranza è che i ragazzi di Massive Work Studio abbiano ancora molti altri assi nella manica da svelare al momento opportuno (e magari altre tipologie di armi), in modo tale da differenziare un minimo gli scontri e non scadere in un’allarmante ripetitività di fondo.

Essendo questo un esponente del genere soulslike, Daniel Gabe ci ha spiegato che ad ogni game over il Comandante lascerà un ologramma nel luogo della sua morte, che una volta raggiunto permetterà al giocatore di recuperare tutti i cristalli posseduti in precedenza e ripristinare la “timeline” dello sventurato astronauta. Il salvataggio della partita, invece, potrà essere effettuato solo dopo aver raggiunto uno dei tanti dispositivi chiamati “Beacon” e posizionati in punti chiave delle mappe esplorate.

Essendo perlopiù collocati in prossimità di boss fight, questi hanno la funzione secondaria di ripristinare immediatamente la barra salute del personaggio, ma dal momento che il loro utilizzo non prevede alcun caricamento, il nostro sospetto è che questi, a differenza dei falò di Dark Souls, non vadano a ripristinare anche i nemici sconfitti lungo la strada. Se il respawn dei mostri sia automatico o se Dolmen non lo preveda affatto, almeno non un prima di un game over, lo scopriremo soltanto quando potremo metter piede su Revion Prime e far luce sui suoi tenebrosi segreti.

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