domenica, Giugno 13, 2021
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In sella alla Bike Economy: la ripresa per hotel e territori è su due ruote

Il Covid 19 ha sconvolto il turismo, causando danni pesanti a un settore e al suo indotto fondamentali per l’economia italiana. Come ogni crisi, tuttavia anche la pandemia ha messo in luce alcune opportunità come lo sviluppo del mercato italiano e delle vacanze sostenibili, salutiste, di prossimità e all’aria aperta, che comprendono il cicloturismo.

Andare in bici fa bene alla salute e all’economia

L’estate scorsa, il cicloturismo ha rappresentato una boccata di ossigeno per gli operatori, e per il futuro dovrebbe essere considerato come strategia per intercettare nuovi flussi turistici. In Europa, la cosiddetta bike economy genera già un valore di oltre 500 miliardi di euro (fonte European Cyclist Federation), mentre in Italia ha tuttora ampi margini di crescita. I principi su cui si basa sono infatti di grande attualità e rispondono a esigenze condivise: favorisce la mobilità sostenibile riducendo l’inquinamento, e ha effetti benefici verificati sulla salute collettiva con un risparmio sulla spesa medica. Inoltre coinvolge un’intera filiera produttiva e ogni anno muove milioni di professionisti e appassionati per fiere e gare sportive. Un pilastro dell’economia della bicicletta è proprio il cicloturismo che, come illustra il 2° rapporto di Ismart e Legambiente, pubblicato da poco, in Italia registra una crescita del 10-15 % all’anno.

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Rete ciclabile, un affare da oltre 300 mila euro al chilometro

L’Italia ha tutte le potenzialità per diventare una destinazione ideale per le vacanze in bicicletta con più di 58 mila chilometri di itinerari tra ciclabili, ciclopedonali e ciclovie. Solo per fare un esempio, i 3250 chilometri di percorsi del Trentino Alto Adige attirano ogni anno circa 16 milioni di turisti per un volume d’affari di oltre 1 miliardo di euro in termini di spesa turistica. Quindi, ogni chilometro di ciclabile può generare circa 338 mila euro all’anno a fronte di una spesa di 104 mila euro in media tra costruzione e manutenzione. Se la rete ciclabile italiana fosse interamente impiegata, l’impatto del cicloturismo sarebbe oltre 5 volte quello attuale, valorizzando le infrastrutture esistenti senza crearne di nuove.

Un modello di sviluppo veloce per l’alta hotellerie

Come hanno dimostrato i numeri del click-day dello scorso 3 novembre per attribuirsi il bonus di acquisto, anche gli italiani si stanno appassionando alla bicicletta. «Nelle nostre case il numero è cresciuto del 50%», dice Ludovica Casellati, fondatrice di Luxury Bike Hotels (LBH), un circuito di circa 40 strutture di fascia alta che offrono pacchetti e itinerari per chi vuole fare una vacanza in bici. «In un momento in cui distanziamento sociale, benessere fisico e libertà di movimento sono diventate delle priorità, offrire attività legate alla bicicletta è una strategia per la ripresa», spiega Casellati: «Noi aiutiamo le strutture di alto livello ad attrezzarsi in modo ottimale. Non servono investimenti ingenti, ma ci sono vantaggi immediati, come la destagionalizzazione (pedalare in primavera è sempre più piacevole che con l’afa d’estate) e l’allungamento del soggiorno, favorendo spa e ristoranti interni».

Come si diventa bike friendly

In generale, per diventare un bike hotel bastano poche mosse. Una stanza per il ricovero sicuro e la riparazione ordinaria, con prese per la ricarica dei mezzi elettrici. Un luogo per lavare la bicicletta e un servizio di lavanderia veloce, un partner esterno per il noleggio dell’attrezzatura, tracce gpx per percorsi di vari livelli. Per la categoria Luxury invece si può ottimizzare con un centro per massaggi specifici, un menù e snack per sportivi.«Fino a poco tempo fa, gli hotel che si irritavano quando un ciclista entrava nella Lobby con le sue scarpette chiodate sui pavimenti lustri, ora che ne hanno capito le alte capacità di spesa sono diventati i clienti ideali», spiega Silvia Livoni Colombo che ha intuito da tempo le potenzialità del settore, paragonandolo al golf. Nel 2016 ha fondato Terre di Casole Bike Hub, un format che coinvolge l’amministrazione pubblica per il codice della strada, la segnaletica, i percorsi, e i privati per creare una rete di accoglienza bike friendly, dall’agriturismo al castello, dai ristoranti ai bar, alle cantine. Nel pacchetto rientrano anche le esperienze, perché il cicloturista viaggia soprattutto per scoprire un territorio: vuole visitare la pieve romanica, mangiare la fiorentina, fare passeggiate con la falconiera». Grazie ai risultati della Toscana, il modello sarà replicato in Emilia Romagna con la Valle del Savio Bike Hub.

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