domenica, Giugno 13, 2021
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Cannoni sparaneve accesi ma la stagione non parte: parlano i gestori

«La Svizzera manterrà aperte le sue stazioni sciistiche a condizione che siano attuate rigorose misure di sicurezza per limitare la diffusione del coronavirus»: frasi pronunciate pubblicamente da Alain Berset, il ministro della salute del Paese elvetico. La questione della chiusura (o della non apertura) degli impianti di risalita è diventata un affare internazionale e i motivi (economici) sono noti. Italia, Francia e Germania, appellandosi all’idea di definire regole comuni europee che evitino spostamenti non controllabili, sono allineate per ritardare l’avvio della stagione invernale mentre Austria e Svizzera sono di parere opposto. E in Svizzera, ha detto ancora testualmente Berset nel corso di una conferenza stampa, «la situazione è semplice, si può ancora sciare e questo è sempre stato l’obiettivo».

Il “caso” di Zermatt

Cosa potrebbe succedere durante le festività natalizie, con molti appassionati di sport invernali pronti a invadere le piste e le strutture ricettive di St. Moritz, Andermatt, Crans Montana e via dicendo, non è dato a sapersi, neppure per le autorità elvetiche. Lo stesso Berset ha ammesso in proposito che «la situazione rimane grave e molto instabile e non sappiamo oggi cosa faremo in futuro». A Zermatt sono però particolarmente ottimisti: il presidente del comprensorio, Franz Julen, ha confermato all’agenzia Ansa che, pur stimando un 25-30% di passaggi in meno durante l’inverno, verrà aperta la totalità di impianti e piste per offrire agli sciatori le stesse opportunità degli scorsi inverni, senza compromessi». Anche se un disagio per i turisti della neve, in realtà, ci sarà ed è il mancato collegamento con Cervinia. Per i fortunati che raggiungeranno Zermatt sotto Natale, «soprattutto svizzeri, ma anche europei e forse italiani», ha confermato infine Julen, la sicurezza sarà in ogni caso una priorità e sarà assicurata con restrizioni nei ristoranti e nel dopo-sci «per evitare gli errori commessi a marzo», prima del lockdown che mise fine in anticipo alla stagione sugli sci.

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Il confronto in Lombardia

Di misure e limitazioni stanno discutendo da settimane anche i vari operatori della Lombardia, che con i suoi 700 chilometri di piste da sci alpino distribuiti fra una trentina di comprensori (di cui Livigno è il più grande) è con il Trentino Alto Adige il fulcro del turismo sciistico nazionale. Se, come probabile, la Regione passasse dallo status di rossa ad arancione cosa cambierebbe? Poco o nulla, visto che – Dpcm alla mano – in queste zone potrebbero teoricamente sciare sulle piste di una determinata località solo i residenti. Troppo pochi per sostenere i costi dell’innevamento artificiale e del personale adibito al funzionamento degli impianti. E il rischio di una chiusura preventiva per evitare perdite, in caso di restrizioni prolungate, è quindi palese per tante stazioni, dalla Valmalenco ai piccoli comprensori della bergamasca.

Aperture in stand by, ma la neve artificiale non può aspettare

La probabilità che gli impianti di risalita possano aprire liberamente agli appassionati amatoriali prima di Natale, stando alle ultime dichiarazioni del premier Conte e del ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, sono comunque poche. Pochissime. Non ci sono al momento le condizioni per dare il via alla stagione sciistica, assicurano dal Governo, e fino al varo del nuovo Dpcm (quello in essere scade il 3 dicembre) la situazione rimane congelata allo stop delle attività sulla neve. E anche il documento stilato di comune accordo dalle Regioni e delle Provincie autonome che vivono di turismo invernale, per definire tutte le misure di prevenzione per l’utilizzo in sicurezza degli impianti di risalita nelle stazioni sciistiche, rimane per il momento un progetto sulla carta. O meglio.

Dal Piemonte all’Alto Adige gli operatori sono da tempo al lavoro per essere pronti ad avviare la macchina in caso di semaforo verde e valgono in tal senso le parole di Ferruccio Fournier, presidente dell’Avif (l’Associazione valdostana impianti a fune). Visto lo scarso innevamento naturale, le principali stazioni sciistiche della regione hanno iniziato a produrre neve artificiale: «Non si può più aspettare, perché lo scorso anno in questo periodo c’era già oltre un metro di neve sulle piste e avevamo gli impianti aperti».

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