domenica, Agosto 1, 2021
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Parkour, a Matera «prove» tecniche per diventare disciplina dimostrativa a Tokyo 2020

Il presidente giapponese della Federazione internazionale di ginnastica Morinari Watanabe, nonché membro nel concilio dell’ Asoif (Associazione delle federazioni internazionali per i giochi olimpici estivi), vuole fortemente il parkour disciplina dimostrativa alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Per alcuni addetti ai lavori, però, l’ideale sarebbe posticipare la partecipazione a 4 anni dopo, a Parigi 2024, in Francia lì dove il parkour è nato agli inizi degli anni 90. Un “movimento” internazionale, quello del parkour, che si incontra anche nel nostro Paese a Matera dove si svolge la Red Bull Art of Motion , l’evento che riunisce i migliori freerunner del panorama internazionale. La finale, che vedrà protagonisti 18 atleti, si disputa sabato 5 ottobre dalle 13.30 (in diretta su Red Bull Tv ) per la prima volta nella «Citta dei Sassi», dopo diversi anni nei quali ha avuto luogo nell’isola greca di Santorini.

Cosa è il parkour
Inserito tra le proprie discipline dalla Federazione internazionale di ginnastica nel 2017, con il primo Campionato del mondo previsto nel 2020, il parkour è quella disciplina metropolitana che prevede l’esecuzione di un percorso definito da un punto di partenza a un punto di arrivo, superando qualsiasi genere di ostacolo, naturale o urbano, nella maniera più efficiente possibile. Il freerunning? A questo aggiunge la spettacolarità. In entrambi i casi ci sono comunque figure e volteggi codificati come accade per altre discipline di acrobazia, dallo skate allo snowboard. «Oggi – ha dichiarato Nico Wlcek, esperto conoscitore dei due mondi e scopritori di talenti della disciplina – la nostra cultura dovrebbe essere rappresentata da un unico nome. Il pubblico infatti già le chiama comunemente parkour».
Nel mondo, la disciplina del parkour viene praticata soprattutto in Cina, Giappone e Stati Uniti ma oltreoceano stanno emergendo anche paesi come il Messico. In Europa, oltre alla Francia, il parkour si sta sviluppando nel Regno Unito, in Svezia e Spagna. Un atleta che pratica questa disciplina in maniera professionale può arrivare a guadagnare anche 50mila euro l’anno e lo sbocco professionale quasi naturale è nel mondo del cinema, nel ruolo di stuntman.

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Il parkour in Italia
Nel nostro paese, dove il parkour da 3 anni fa parte della Federazione ginnastica d’Italia , si contano circa 10.000 praticanti, l’80% dei quali sono under 25, anche se i tesserati non raggiungono ancora il migliaio con una netta predominanza di ragazzi. Le palestre dedicate sono poche, nella maggior parte dei casi si tratta di quelle della ginnastica artistica della quale vengono mutuati gli attrezzi. «Tre anni fa – ha detto Roberto Carminucci, direttore tecnico del fitness della Federazione – abbiamo avviato anche i corsi per i tecnici della disciplina e oggi ne abbiamo oltre 50. A giugno 2019 si è svolto il primo campionato italiano, a Rimini, nelle 2 specialità, speed e freestyle, con una cinquantina di partecipanti».

Fausto Vicari, il campione italiano
Ha 20 anni ed è nato a Mascalucia, in provincia di Catania, il primo campione italiano di Freestyle. È Fausto Vicari, fresco di diploma al liceo artistico, mamma pittrice e papà insegnante di lettere. «Questo sport – ha spiegato l’azzurro che ha iniziato a praticare la disciplina a soli 12 anni, nel parco vicino casa mentre i suoi coetanei giocavano a calcio – ti dà sicurezza nel saper affrontare gli ostacoli non soltanto fisici ma soprattutto mentali . Adesso è una bella soddisfazione tornare a casa e ritrovare nello stesso parco tanti giovani che si dedicano al parkour. Come ho imparato? Da solo, – ha risposto Vicari – guardando i video sui social».

Così si è diffusa la disciplina e, allo stesso modo, oggi molte aziende si avvicinano a questo mondo. «Attività social, appuntamenti di urban game e campagne pubblicitarie commerciali – ha spiegato Corrado Basile, della ImproveConnect , manager di Vicari e di una ventina di atleti dell’action sport – sono le richieste che abbiamo ricevute dai brand con i quali Vicari ha già lavorato come Bmw, Puma e Under Armour» .
E se il parkour dovesse prendere parte ai Giochi di Tokyo? «Sarebbe un sogno – ha sottolineato Vicari -, anche se solo come disciplina dimostrativa, per adesso. Il nostro sport , inizialmente veniva utilizzato per l’addestramento militare e noi atleti oggi siamo un gruppo molto unito tra noi. Il senso dell’olimpismo sarebbe testimoniato in maniera perfetta».

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