martedì, Luglio 27, 2021
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La Franciacorta riscopre il vitigno Erbamat contro il rischio climatico

Silvano Brescianini è abituato a lanciare sfide. E quasi sempre a vincerle. Nella sua veste di socio fondatore e general manager di Barone Pizzini, vent’anni fa lanciò il primo Franciacorta da viticoltura biologica certificata. Una idea che ha fatto strada tanto che oggi oltre i due terzi dei vigneti franciacortini sono coltivati con tecniche biologiche.

Ora la nuova sfida di Brescianini, che veste anche la casacca di presidente del Consorzio di tutela, si chiama Erbamat. Un vitigno autoctono coltivato già nel 1564 e poi abbandonato per fare spazio ai più pregiati Pinot nero e bianco e Chardonnay, le basi per la produzione del Franciacorta Docg.

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Oggi il dimenticato Erbamat sembra essere la soluzione ottimale ad un problema di non poco conto: le conseguenze del cambiamento climatico. Già da molto tempo, ma con una accelerazione negli ultimi anni, l’innalzamento delle temperature estive sta progressivamente anticipando la vendemmia dei Pinot e dello Chardonnay. A discapito però dei contenuti di acidità fondamentali per la spumantizzazione con metodo classico. Già nel ’97 uno studio su 18 varietà autoctone dei territori del lago di Iseo indicava l’Erbamat come vino utilizzato in uvaggi essenzialmente per apportare acidità e finezza.

Il progetto Erbamat in Barone Pizzini prende avvio nel 2008 quando, insieme all’agronomo Pierluigi Donna dello Studio Sata, inizia la sperimentazione sull’antico vitigno. Le prime sperimentazioni sono legate all’impianto di circa un ettaro di vigneto della Barone Pizzini, declassato dai registri della Docg per permettere la coltivazione dell’Erbamat, vendemmiato per la prima volta nel 2012, degorgiato dopo 60 mesi sui lieviti, che prende il nome emblematico di Tesi 1, al quale seguiranno successivamente Tesi 2 e Tesi 3, un vino spumante di qualità metodo classico prodotto con un assemblaggio così suddiviso: 60% Erbamat, 20% ciascuno di Pinot nero e Chardonnay. Fino ad arrivare ad oggi con la nascita di Animante con Erbamat.

«L’antico vitigno è stato inserito in Animante, perchè questo vino rappresenta l’anima di BaronePizzini racchiudendo in se la natura viva di tutti i suoi vigneti – spiega Brescianini – e oggi si presenta in una nuova veste, con l’Erbamat (3%) in compagnia dei consueti Chardonnay (77%), Pinot nero (17%) e Pinot bianco (3%)».

[Fonte] RSS Feed da www.dissapore.com www.gustoblog.it www.ilsole24ore.com

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