giovedì, Settembre 16, 2021
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i profitti generati tramite criptovalute non sono esentasse

L’Australian Taxation Office (ATO) ha esortato i cittadini a segnalare in maniera accurata qualsiasi profitto realizzato grazie al trading di criptovalute come Bitcoin (BTC): l’istituzione ritiene che oltre 600.000 australiani abbiano investito in asset digitali.

Tim Loh, Assistant Commissioner della ATO, ha spiegato a News.com.au che la gente continua a commettere l’errore di considerare le crypto delle valute piuttosto che degli asset. La ATO vorrebbe sfatare il mito secondo cui i profitti generati tramite criptovalute siano esentasse, o che andrebbero dichiarati solo dopo la conversione in denaro fiat.

Loh ha inoltre svelato che l’ufficio delle imposte è già a conoscenza di chi ha investito in criptovalute, grazie alla collaborazione degli exchange e degli istituti bancari locali:

“Seguiamo il flusso di denaro fino ad arrivare al contribuente. Lo facciamo grazie alla ATO, che possiede i dati degli exchange di criptovalute. Condividono con noi queste informazioni, così da poter controllare che la gente dica il vero nelle loro dichiarazioni dei redditi.

Non stiamo giocando a nascondino. Abbiamo queste informazioni e stiamo semplicemente chiedendo alle persone di seguire le regole. Sappiamo che la maggior parte degli australiani segue le regole.”

Loh si è detto allarmato di come alcune persone nel mondo delle criptovalute tentino in ogni modo di ignorare gli obblighi fiscali. Quest’anno la ATO contatterà 400.000 cittadini australiani, per esortarli a rivedere le dichiarazioni dei redditi presentate in precedenza e a segnalare plusvalenze o perdite su operazioni crypto.

Per mantenere una documentazione fiscale accurata, Loh ha consigliato ai cittadini di registrare ogni transazione in dollari australiani, tenendo nota di date, orari e indirizzi dei wallet:

“Il modo migliore per non sbagliare quando si registrano guadagni e perdite su operazioni crypto è mantenendo registri accurati, comprese date di transazione, valore in dollari australiani al momento dello scambio, lo scopo della transazione e chi era l’altra parte coinvolta, anche se si conosce solo l’indirizzo del wallet.”

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