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La dieta dei Neanderthal: non solo carne

Non solo noi siamo quello che mangiamo, ma anche i microrganismi che abitano nel nostro corpo sono legati alla nostra dieta. Una squadra internazionale di ricercatori ha così pensato di ricostruire l’evoluzione dei batteri presenti nella bocca degli antichi Homo: sia i nostri diretti antenati sapiens, sia i cugini Neanderthal. Lo studio ci ha svelato nuove informazioni proprio sulla dieta dell’uomo di Neanderthal: non solo carnivora, ma ricca di amidi, quindi di tuberi e vari vegetali. Un tassello in più nella ricostruzione della vita dei nostri parenti estinti – proprio di questi temi parliamo anche su Focus 343 (maggio 2021): trovate un articolo sui Neanderthal d’Italia (di cui abbiamo parlato anche su focus.it) e il dossier di copertina sul microbiota, l’insieme dei microrganismi che vive nel nostro corpo).

Gli studi recenti stanno aggiungendo nuovi tasselli per ricostruire la vita dei Neanderthal: per esempio, si pensa che usassero penne e artigli di uccelli per adornarsi. Ora una nuova analisi indica che la loro dieta era ricca di amidi.

Gli studi recenti stanno aggiungendo nuovi tasselli per ricostruire la vita dei Neanderthal: per esempio, si pensa che usassero penne e artigli di uccelli per adornarsi. Ora una nuova analisi indica che la loro dieta era ricca di amidi.
© Mauro Cutrona / Università di Ferrara

Placca dentale fossile. I ricercatori di 41 istituzioni di 13 Paesi, guidati dagli scienziati del Max Planck Institute for the Science of Human History, si sono messi al lavoro su quello che poteva conservare traccia dei microrganismi della bocca: la placca batterica fossile, presente sui denti di Homo sapiens e Homo neanderthalensis vissuti negli ultimi 100.000 anni (ma anche di scimpanzé, gorilla e scimmie urlatrici sudamericane: tutti primati usati come confronto).
 
La placca batterica – che per la precipitazione di minerali si trasforma poi in tartaro – è una pellicola di microbi tenacemente agganciata ai denti; questi batteri si nutrono degli zuccheri presenti in quello che mangiamo. I ricercatori hanno identificato miliardi di frammenti di Dna batterico, ciò che rimane di quelle antiche comunità di microrganismi, lavorando sul tartaro prelevato da 124 individui, tra uomini e altri primati. E hanno per esempio ricostruito il microbioma orale di un Neanderthal vissuto 100mila anni fa, dalla grotta di Pešturina in Serbia: è il più antico microbioma orale finora ricostruito.

Il microbiota è la popolazione di microrganismi di un ambiente; il termine microbioma è invece usato per indicare l’insieme del loro patrimonio genetico.

Zuccheri per il cervello. Lo studio, pubblicato su PNAS, ci dice innanzi tutto che «il microbioma orale dei sapiens arcaici e dei Neanderthal era molto simile», spiega Marco Peresani, docente di ecologia e culture del Paleolitico all’Università di Ferrara, tra gli autori dello studio, che aggiunge: «tra i reperti esaminati ci sono anche denti da latte persi da bambini Neanderthal, provenienti da due siti in Veneto in cui stiamo conducendo studi: la Grotta de Nadale e la Grotta di Fumane».
 
In particolare, in entrambi i casi – sapiens e Neanderthal – erano presenti particolari batteri (del genere Streptococcus) in grado di legarsi all’amilasi, un enzima della saliva che permette di liberare zuccheri da cibi ricchi di amido. La presenza di questi batteri nei Neanderthal (ma non negli scimpanzé, per esempio) indica che consumavano cibi ricchi di amido ben prima dell’introduzione dell’agricoltura, avvenuta circa 10.000 anni fa: ne mangiavano abbastanza da cambiare radicalmente la composizione del microbiota orale. «Questo studio conferma che i Neanderthal avevano una dieta più variata di quanto si pensasse: oltre alla carne, mangiavano anche vegetali. Probabilmente molti tuberi, ricchi di amido. Questi cibi fornivano loro gli zuccheri necessari allo sviluppo di un grande cervello», afferma Peresani.

Tartaro fossile su un antico dente umano, usato nello studio: da reperti di questo genere è stato possibile ricostruire la popolazione di batteri presente nel cavo orale di Neanderthal e Homo sapiens.

Tartaro fossile su un antico dente umano, usato nello studio: da reperti di questo genere è stato possibile ricostruire la popolazione di batteri presente nel cavo orale di Neanderthal e Homo sapiens.
© Werner Siemens Foundation, Felix Wey

Incroci batterici. Si è visto inoltre che gli antichi sapiens presenti nell’Europa dell’Era glaciale condividevano alcuni ceppi batterici con i Neanderthal. Forse è un ulteriore segno degli incroci tra le due specie. I ceppi condivisi con i Neanderthal spariscono a partire da 14.000 anni fa, quando ormai i cugini erano estinti da tempo (sparirono circa 40.000 anni fa) e in Europa ci fu un diffuso ricambio nella popolazione umana.

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