domenica, Giugno 13, 2021
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Perché la CoViD-19 è così difficile da trattare?

Una revisione dei dati che emergono da numerosi studi, pubblicata su The Lancet Respiratory Medicine, fa il punto sulle molteplici conseguenze della CoViD-19 sul corpo umano e prova a rispondere a una domanda cruciale: come mai la malattia da SARS-CoV-2 è così difficile da curare? Perché dopo un anno e mezzo rimangono così tanti interrogativi aperti sull’infezione, e si fatica a trovare farmaci efficaci? In fondo, questo non è il primo coronavirus che incontriamo – eppure, era dai tempi della spagnola che un virus non teneva in scacco una così ampia porzione di umanità.

La risposta è da cercare nel profilo infettivo unico e peculiare del SARS-CoV-2, che ha un modo di danneggiare le cellule e ingannare il sistema immunitario mai osservato prima d’ora. Inutile, secondo lo studio, paragonarlo agli altri coronavirus noti: il nuovo patogeno va affrontato come se lo vedessimo per la prima volta, mettendo progressivamente insieme i tasselli del puzzle della sua fisiopatologia, cioè delle modifiche che apporta alle funzioni organiche durante l’infezione e anche dopo, come sa bene chi è affetto da long covid.

Doppia aggressione. Per Ignacio Martin-Loeches, professore di Medicina Clinica del Trinity College di Dublino, tra gli autori dello studio, siamo appena all’inizio della comprensione della CoViD-19, che andrebbe percepita come una nuova entità con caratteristiche inedite rispetto al passato. Ci sono per esempio sempre più prove del fatto che il virus SARS-CoV-2 infetti sia le vie aeree superiori sia quelle inferiori, a differenza dei comuni coronavirus all’origine dei raffreddori, che tipicamente attaccano solo quelle superiori, e di altri coronavirus altamente patogenici, come quello della SARS, che si concentrano invece su quelle inferiori.

Patologia multiorgano. È inoltre più frequente che la CoViD-19 interessi diversi organi al di là dei polmoni, che causi la formazione di coaguli del sangue e si accompagni a una risposta infiammatoria anomala, non comunemente associata a virus della stessa famiglia. Sono caratteristiche uniche del nuovo coronavirus, una firma evolutiva specifica e mai affrontata dalla medicina moderna. Evidenze scientifiche sempre più concrete caratterizzano la CoViD-19 come una malattia dell’endotelio, il tessuto che ricopre i vasi sanguigni e linfatici e che riveste il cuore, spesso attaccato dal virus e per questo infiammato o lesionato durante l’infezione.

LA RISPOSTA SBAGLIATA. C’è poi il fatto che la CoViD-19 tende a manifestarsi nell’uomo in modo un po’ diverso rispetto a quanto osservato negli animali con forme analoghe della malattia. Nei loro organismi il SARS-CoV-2 stimola una risposta infiammatoria aggressiva che sembra essere la causa principale delle forme più gravi, mentre nel corpo umano, benché l’infiammazione sia senz’altro un fattore importante, il problema principale sembra essere il malfunzionamento della risposta immunitaria: il corpo perde la capacità di gestire la lotta al virus, e sembra farlo nel modo sbagliato. Quest’ultimo punto potrebbe spiegare perché alcuni pazienti con long covid riportino serie infiammazioni di organi e tessuti anche molto tempo dopo la guarigione.

Tornare alle basi. Occorrerà mettere insieme con pazienza tutte le piccole scoperte su come la CoViD-19 si manifesta nelle diverse popolazioni di pazienti (a seconda del genere, dell’età, delle origini etniche, delle malattie pregresse) “dimenticandosi”, ma senza abbandonarli, dei protocolli di cura sviluppati per altre malattie respiratorie virali. Dobbiamo imparare un linguaggio nuovo, per fornire le cure più adeguate ai pazienti colpiti dall’infezione e dai suoi postumi.

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