Sembra uno scherzo o un paradosso ma c’è un motivo, se una città costiera del Giappone ha utilizzato una parte dei sussidi pubblici stanziati dal governo – quelli che noi chiamiamo ristori o sostegni – per costruire un’opera bizzarra: una statua gigante a forma di calamaro. Non avevano bisogno di soldi e si sono dati a spese superflue? Tutt’altro. E allora, sono impazziti? No, il fatto è che il calamaro è una specialità culinaria locale e la statua fa parte di una strategia di marketing volta a riportare il turismo sulla costa occidentale.

La città di Noto, nella prefettura di Ishikawa, ha ricevuto 800 milioni di yen (7,31 milioni di dollari) in sovvenzioni dal governo centrale come parte di un programma di aiuti volto a rilanciare le economie locali in seguito alla pandemia. Da tale importo, Noto ha utilizzato 25 milioni di yen per coprire parte del costo della costruzione della statua, che è alta quattro metri e lunga nove metri.

Il calamaro è una prelibatezza locale, e la costruzione della statua faceva parte di una “strategia a lungo termine” per sensibilizzare sull’industria della pesca della città e aumentare il turismo, ha detto un funzionario del governo locale ai media nazionali.

Le sovvenzioni non erano specificamente destinate alla spesa relativa al trattamento dei pazienti affetti da coronavirus e il tasso di infezione della Prefettura di Ishikawa è basso rispetto ad altre parti del Giappone. Nonostante ciò, sui social media è infuriata la polemica contro le autorità locali. La costruzione del cefalopode rosa è iniziata nell’ottobre 2020 e la statua finita è stata finalmente spostata nella sua attuale sede nel marzo di quest’anno.

[Fonte e foto: Reuters]