mercoledì, Giugno 16, 2021
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Il richiamo della terra, intervista a Marina di Guardo e a Valentina e Francesca Ferragni

«Ci sono due terre che porto nel cuore e che non ho mai smesso di raccontare alle mie figlie: la mia Sicilia e la Terracotta di Guerlain. Due terre che mi hanno accompagnato in tutti i momenti della vita e la cui importanza affettiva ho cercato di trasmettere loro per creare un senso di appartenenza che si tramandasse di generazione in generazione». Marina Di Guardo, mamma di Chiara, Francesca e Valentina Ferragni, mi fa questa confessione guardandomi con dolcezza e un po’ di commozione attraverso i suoi splendidi occhi chiari che deve aver ereditato da un avo normanno e che ha trasmesso a tutte le tre figlie insieme a una serie di valori e tradizioni che oggi le hanno rese donne appagate e sicure di sé.

Marina, che madre è stata?

«Una mamma chioccia, sono una donna del Sud, le ho tanto abbracciate, ma nello stesso tempo anche molto severa. Ho sempre cercato di inculcare loro l’importanza delle regole, del senso del dovere – dall’andare bene a scuola all’attenzione verso gli altri –, dell’educazione, del rispetto».

E oggi che mamma è?

Non fa a tempo a emettere parola che Francesca e Valentina rispondono all’unisono: «Una rompiscatole!». «Certo, le chiamo una volta al giorno, mi interesso a quello che fanno, non si può smettere di essere madre quando crescono, rimane costante il senso di protezione. Magari sono un po’ incombente, ma è solo per amore. Non sono però, e non lo sono mai stata, la mamma amica, direi piuttosto complice. Altrimenti come fai a dare delle regole? Comunque ci piace trovarci tutte insieme a cena a raccontarci di tutto, a ridere e a scherzare. Siamo molto solidali».

Giocava con le sue figlie quando erano piccole?

«Più che giocare, ho sempre parlato molto con loro e le ho fatte molto parlare. Con Francesca non è stato facile. Era molto taciturna e basica. Mi rispondeva a monosillabi, ma sapevo che invece all’asilo e a scuola era molto più socievole. Però io non mollavo e la tempestavo di domande. Con Valentina, invece, che dovevo far camminare, per distrarla facendole macinare chilometri parlavo di architettura, che è sempre stato il suo pallino. Era il nostro momento».

E crescendo? Valentina, Francesca, com’è stata la mamma durante la vostra adolescenza?

«Una mamma aperta, a cui si poteva raccontare tutto perché era favorevole al confronto. Non giudicava, piuttosto dava la sua opinione. Si è sempre fidata di noi, ma soprattutto non ci ha mai fatto sentire sbagliate. Ha avuto con noi un rapporto intimo, sempre presente anche con i nostri amici, di cui aveva tutti i numeri di telefono. Se non ci trovava, iniziavano le chiamate ad amiche e fidanzati! Ci ha fatto sentire molto protette».

Condividevate qualche rito di bellezza? Marina, come le rassicurava sull’aspetto fisico, ossessione di tutte le ragazze?

«Ho insistito sul valore dell’autenticità, ma anche di quanto fosse importante migliorarsi se lo si desidera. Ho cercato di infondere loro fiducia, di farle sentire capaci di poter fare tutto, indipendentemente da tutto. Di renderle sicure. Le seguivo, consigliavo loro la crema per i brufoli, la buona abitudine di applicare la crema sul corpo dopo la doccia, ma non ho mai voluto che si truccassero troppo. Non mi piacciono le esagerazioni. Le tranquillizzavo». Interviene Valentina: «Ci ha sempre fatto credere in noi stesse. I difetti non venivano demonizzati, anzi, tendeva a esaltare le nostre qualità. Non abbiamo mai desiderato stravolgere il nostro corpo perché ce lo ha fatto amare. E oggi ci supportiamo l’una con l’altra allo stesso modo: questo è merito suo. Non ha mai fatto preferenze, la nostra, se c’è, è una rivalità costruttiva, senza gelosia. Soffriamo tantissimo quando succede qualcosa a una di noi».

Sta cambiando il concetto di bellezza. Più autentica, inclusiva.  Qual è la vostra posizione?

«Secondo noi questa fase di autenticità è la conseguenza del rifiuto di canoni impossibili che ci erano stati imposti. Ognuno è unico e bello per quello che è. Ci sarà sempre la ragazza più bella di te, ma non importa. Non bisogna però confondere l’autenticità con l’assenza di femminilità, arrivando a demonizzare ciò che ci aiuta ad apparire più belle. Il trucco, per esempio, fa sentire bene, ti dà fiducia. L’importante è piacere a se stessi. Se no come si fa a piacere agli altri?».

Marina, le sarebbe piaciuto avere un figlio maschio?

«Non so, mi dicono che adorano le mamme. Ma io sono stata così bene con le mie tre femmine. Sono nata in una famiglia patriarcale, ero l’unica in mezzo a tanti maschi e ho sofferto tanto, mi è mancata la confidenza, la sorellanza. Quindi l’ho considerato un segno del destino».

Il più bel regalo che ha ricevuto dalle sue figlie?

«Una volta cresciute, mi hanno spronato a mettermi a scrivere, la mia passione da sempre. A non sentirmi vecchia per farlo e a ricominciare. Non le ringrazierò mai abbastanza».

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