mercoledì, Giugno 16, 2021
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Obesità e covid grave legate soprattutto nei giovani

Sin dai primi mesi di pandemia è parso chiaro che una condizione di sovrappeso o obesità può costituire un fattore di rischio per un decorso più grave di covid. Ora un’analisi pubblicata su The Lancet Diabetes and Endocrinology offre qualche dettaglio in più su questa relazione: spiega, cioè, in che modo la probabilità di contrarre l’infezione in forma seria o letale aumenta all’aumentare dell’indice di massa corporea, un indicatore comunemente usato per valutare lo stato di peso forma.
 
Dallo studio emergono una questione e un messaggio importante: che l’associazione obesità-covid grave vale soprattutto per i giovani con meno di 40 anni; e che l’indice di massa corporea è qualcosa su cui possiamo almeno provare a intervenire.

BMI: che cos’è e come si trova. L’indice di massa corporea (Body mass index, BMI) si calcola dividendo il peso di un soggetto adulto espresso in chilogrammi (kg), per il quadrato della sua altezza espressa in metri (m). Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è da considerarsi sovrappeso una persona con BMI uguale o superiore a 25, e obesa una persona con BMI uguale o superiore a 30. Già diversi studi avevano incluso l’obesità tra i fattori che aumentano il rischio di conseguenze gravi e morte per covid, ma il nuovo lavoro, formulato a partire dai dati di quasi 7 milioni di persone tra i 20 e i 99 anni nel Regno Unito, analizza il rischio di forme serie della malattia nell’intero spettro dell’indice di massa corporea e non solo per i valori più elevati.

Che cosa dicono i dati. Nel corso dello studio, tra i 6.910.695 soggetti di cui era noto il peso, 13.503 sono stati ricoverati in ospedale per covid, 1.602 hanno avuto bisogno di un trattamento in terapia intensiva, 5.479 sono morti (nel corso della prima ondata, tra gennaio e maggio 2020). La maggior parte di queste persone – il 72% dei ricoverati, il 56% dei soccorsi in terapia intensiva, il 93% dei deceduti – aveva più di 60 anni.

Il rischio più basso di esiti gravi in relazione al peso è stato osservato nelle persone con indice di massa corporea 23; da quel valore in avanti, il rischio inizia a crescere in modo lineare, e per ogni punto in più di BMI si registra una probabilità più alta del 5% di ammissione in ospedale, del 10% più alta di finire in terapia intensiva, del 4% più alta di morire (un BMI inferiore a 23 può indicare invece persone sottopeso e dunque più fragili).

Relazione più stretta nei più giovani. L’effetto del peso eccessivo sul rischio di covid in forma grave è massimo nelle persone tra 20 e 39 anni di età, e cala progressivamente dopo i 60 anni, fino ad avere un effetto minimo dopo gli 80 anni (ricordiamo che l’età avanzata è, da sola, uno dei maggiori fattori di rischio per le forme più serie della malattia). L’aumento del rischio di ricovero per covid per ogni unità di BMI è del 9% tra i 20 e i 39 anni; dell’8% nella fascia 40-59, del 4% tra i 60 e i 79, dell’1% tra gli 80 e i 99 anni. L’aumento del rischio di morte per ogni unità di BMI è del 17% tra i 20 e i 39 anni, del 13% tra i 40 e i 59, del 3% tra i 60 e i 79 e dello 0% tra gli 80 e i 99 anni. Anche se i ragazzi corrono meno rischi di ammalarsi di covid in forma grave, i giovani in sovrappeso o obesi hanno maggiori probabilità di decorsi gravi rispetto ai coetanei normopeso. 

Impegno (e supporto). Ai benefici classici di mantenere un peso adeguato si può aggiungere quindi una più elevata protezione dai decorsi gravi di CoViD-19. Ma poiché perdere peso non è facile, occorre, secondo lo studio, una maggiore attenzione a questo aspetto da parte delle istituzioni, specialmente nei periodi di lontananza forzata dalle palestre.

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