domenica, Giugno 13, 2021
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Addio a Milva, la “Pantera di Goro”:  aveva 81 anni

La Pantera di Goro ora riposa in pace, dopo una felice e sovente solitaria battaglia durata sessant’anni nella savana culturale e discografica italiana. Maria Ilva Biolcati nasce nella bassa padana nel 1939, a pochi mesi dall’inizio della Guerra; da quella pianura ha rivolto, da subito, lo sguardo oltre le Alpi (la Francia del variété e la Germania del cabaret) e a cavallo dell’oceano (il jazz, il fado e il tango). È stata la prima “cantante” colta e popolare del dopoguerra. Negli scaffali dello shopping musicale, la sua voce ha da decenni cittadinanza tra la musica classica, la canzone, la world music.

L’intuizione della canzone-teatro

Milva è una crasi nel nome e nell’opera, la sua voce esprime la vocazione della canzone italiana a raccontare quelle di tutto il mondo. La sua grande invenzione, il miracolo che ha compiuto, è l’intuizione della canzone-teatro (prima della nascita del teatro-canzone), in cui è il corpo, non solo la voce, a interpretare quel racconto messo in musica di cui è fatta una canzone.

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La prima incisione – il primo dirompente successo – la pesca dal repertorio del grande mito che non abbandonerà più, Edith Piaf: è la versione italiana di “Milord”, scritta dalla pianista Marguerite Monnot su un testo di Georges Moustaki. I francesi ringraziano, eccependo però; la buttano sul folklore rital, ma in realtà la temono: “Milva ci arriva dall’Italia. A chi assomiglia? Non a Piaf, in ogni caso. Piuttosto a Dalida. Lo stesso genere di ragazza, gambe alte a ben piazzata. Si vuole rossa e si acconcia come una colombaia. Si pensa, nel vederla, a non si sa quale incrocio tra Simone Simon e Mussolini”. La curiosa recensione compare su Le Monde nel marzo del ‘62 in occasione dello storico concerto di Milva a l’Olympia di Parigi ed evoca l’effetto straniante ed esotico che la nostra Pantera suscitò nel pubblico francese.

cultura /addio-milva-rossa-canzone-italiana/AEbKaYD/images/big_01.jpg” alt=”Addio a Milva, la “rossa” della canzone italiana”/>Addio a Milva, la “rossa” della canzone italiana

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Una Pantera agile e potente

In effetti, se Piaf era un usignolo (dall’ugola insanguinata), Milva era davvero una Pantera, agile e potente nella voce, nello sguardo vivo e fermo e nei gesti. Che non erano affatto ancillari rispetto al canto, ma parte fondamentale di ogni sua performance. Al netto di Strehler (le poesie e le canzoni di Brecht) e di Grassi (”i Canti della libertà”), tra le interpretazioni immortali di Milva, c’è sicuramente l’esperienza folk con Fausto Amodei del “Cantacronache”, tentativo di fare della canzone uno strumento popolare per raccontare il mondo e la società, recuperando allo stesso tempo i codici musicali delle mille tradizioni della Penisola, dalla canzone napoletana, alla tarantella, ai canti delle mondine. In questo senso, Milva è stata (anche) la prima cantante del nostro Folk Revival.

Record di presenze a Sanremo

Chi volesse recuperare queste e altre esperienze, troverà agilmente cose preziose come “Canzoni del tabarin” e “Canzoni da cortile”. Dagli anni ’70 Milva la Rossa contribuisce e a portare nel mondo le canzoni di Luigi Tenco, Fabrizio De André, Franco Battiato, Enzo Jannacci e Paolo Conte, mostrando una sensibilità verso ogni linguaggio di “ricerca”, su qualunque piano e a qualunque costo. Suo è anche il record di presenze (ben quattordici) a Sanremo. La Pantera della Bassa è stata la grande – la più longeva, insieme a Mina – interprete della musica italiana nel mondo. L’Italia del nuovo secolo un po’ l’ha trascurata, mentre all’estero ha continuato a essere considerata una grande innovatrice della cultura europea. Proviamo a ricordarla così, a testa alta e rossa, non di rabbia né di vergogna.

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