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Irlanda del Nord, si dimette la prima ministra unionista Arlene Foster

LONDRA. L’Irlanda del Nord è sempre più nel caos. La premier locale, l’unionista Arlene Foster, ha annunciato le sue dimissioni. Ed è un altro colpo alla stabilità della nazione, già scossa nelle ultime settimane da enormi tensioni, scontri e violenze in strada, soprattutto da parte di giovani della comunità unionista. Foster è solo l’ultima vittima politica di un clima sempre più pesante a Belfast, dove le posizioni si stanno radicalizzando di giorno in giorno e la fragile pace sembra sempre più sotto pressione dopo la concretizzazione della Brexit lo scorso 31 dicembre.

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dal nostro inviato

Antonello Guerrera

13 Aprile 2021

Foster paga la rivolta di oltre il 75% dei principali rappresentanti del suo partito, l’unionista Dup, al potere oggi in Irlanda del Nord insieme ai repubblicani e cattolici di Sinn Féin, l’ex braccio politico dei terroristi dell’Ira, per quello che è un governo di coalizione, dopo la pace del 1998. La premier è caduta perché ritenuta non sufficientemente ostile nei confronti dell’accordo Brexit tra Boris Johnson (che poi se l’è rimangiato) ed Unione Europea. Un’intesa che di fatto spacca il Regno Unito perché, per evitare di rimettere pericolosi confini tra le due Irlande, la frontiera è stata praticamente spostata tra Irlanda del Nord e Gran Bretagna. Gli unionisti, terrorizzati da una decisione simile che li allontana sempre di più da Londra aumentando le speculazioni su una possibile riunificazione dell’isola di Irlanda, si sono sempre opposti a questo tipo di accordo. Ma Johnson, pur firmandolo nero su bianco, li aveva rassicurati dicendo che sarebbe andato tutto bene.

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di

Enrico Franceschini

28 Aprile 2021

Le cose invece sono precipitate presto. Johnson ha unilateralmente deciso di non applicare i controlli alla frontiera per beni e merci da Gran Bretagna a Irlanda del Nord per altri cinque mesi, scatenando la furia dell’Ue che ha aperto una azione legale contro Londra. Ma soprattutto, nonostante questo azzardio, si sono scaldati gli animi in Irlanda del Nord, la comunità unionista si è sentita sacrificata dalla politica è salita irrimediabilmente la tensione, anche per le durssime parole di Johnson contro il protocollo dell’accordo Brexit che lui stesso ha firmato.

Foster, pressata dalla frangia oltranzista del partito e dalle altre formazioni unioniste più radicali di lei, ha provato ad andare a ruota, chiedendo addirittura lo stralcio del protocollo sull’Irlanda del Nord, che però è un pilastro fondamentale dell’intesa, incendiando così ancora di più la comunità unionista. Alla fine, stretta tra movimentismo sempre più radicale e posizione di governo, la sua posizione si è fatta insostenibile. E oggi Foster ha lasciato.

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Enrico Franceschini

13 Aprile 2021

“È stato il privilegio della mia vita guidare il Dup”, ha annunciato in un comunicato, “ho provato in tutti i modi a portare il partito e l’Irlanda del Nord via dalle divisioni e verso un cammino migliore”. Invece, Foster ha fallito, ora si apre un grande vuoto nella politica nordirlandese e chissà come verrà colmato. Il timore è che il Dup tra qualche settimana eleggerà al posto della premier uscente un successore unionista ancora più radicale di lei. Un’altra mossa che molto probabilmente non porterà distensione, in un contesto sempre più teso in Irlanda del Nord. Le posizioni, ora, potrebbero radicalizzarsi ancora di più per un’escalation di tensione e scontro che nessuno vuole. Ma che molti, inconsapevolmente o meno, stanno contribuendo a creare.

Cinquantenne, figlia di un poliziotto protestante, Foster si è detta orgogliosa di aver servito l’Irlanda del Nord, come capo del governo locale a partire dal 2016 e come deputata da 18 anni. Ha definito “difficili” gli ultimi tre anni, definendo l’intesa Brexit “contro la volontà degli unionisti” e “usata per destabilizzare l’Irlanda del Nord”. Nonostante tutto però, Foster si è detta ottimista poiché, “c’è da esser fieri della nuova generazione di unionisti scesa in campo in politica per cercare di migliorare l’Irlanda del Nord”. Ma intanto a Belfast le cose vanno sempre peggio.

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