lunedì, Giugno 21, 2021
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Umbria come il Far West: ecco il primo allevamento italiano di bisonti

Sellate i cavalli, il Far West non è più così “far”: un allevatore in Umbria ha dato vita al primo allevamento italiano di bisonti e l’ha fatto seguendo un metodo “naturale”, simile al rapporto che si era instaurato tra questi animali e i Nativi americani.

C’era una volta il West. Oggi c’è l’Umbria: a due passi dal lago Trasimeno potrete ritrovarvi in uno scenario da film, vedendo i bisonti pascolare allo stato brado. Massimilano Gatti è l’unico ad allevare la specie “bison bison” in Italia, un azzardo e un percorso durato tre anni e mezzo. Il primo allevatore hi-tech di bisonti nel nostro Paese è partito da zero, dalla curiosità scaturita dal primo assaggio della carne di bisonte. Insieme alla compagna Emilia Sacco, hanno così deciso di pensare a portare quegli animali (e il sapore della loro carne) qui da noi. Hanno preso un terreno in affitto a Olmini, sulle pendici di Panicale a due passi dal Lago Trasimeno e hanno introdotto i primi 18 bisonti da 6 quintali ognuno nell’estate del 2018.

Il loro metodo di allevamento è rispettoso della storia di questi animali: i bisonti condividevano con noi uomini il pianeta Terra sin dalla Preistoria, per questo gli allevatori ha scelto di far vivere i suoi bisonti ereditando uno dei rapporti più “naturali” tra noi e i bisonti, ovvero simulando “l’allevamento” dei Nativi americani.

“Fare selezione genetica sui bisonti è una battaglia persa: il bisonte è il solo grande mammifero che rimette l’uomo al suo posto“, ha detto Gatti. “I nostri animali vivono allo stato brado secondo le gerarchie del branco, i vitellini non vengono separati dalle mamme per andare all’ingrasso, è lo stesso cucciolo a iniziare la sua vita autonoma secondo i ritmi della natura . Si accoppiano in tarda primavera/estate con monta naturale. Fanno una vita bellissima, sono liberi, dormono sul campo, mangiano primariamente erba del pascolo, fieno coltivati nei campi intorno all’azienda e vengono monitorati da tre microchip: riconoscimento, temperatura corporea e attività motoria. Tutti i giorni entrano in un corridoio dove vengono riconosciuti e pesati, c’è una mangiatoia automatica che, in base al peso e a quanto hanno corso, eroga una razione di minerali e cereali idonea a riequilibrare l’assetto dietetico giornaliero”.

Questo metodo di allevamento ha premiato Gatti con l’Oscar Green 2020. Anche la macellazione avviene seguendo un ritmo biologico: “noi andiamo a fare il lupo: li abbattiamo in campo, non si accorgono di nulla” racconta Gatti. “Sono fra i pochi animali a vivere il lutto, il branco deve essere in grado di elaborare il distacco. Non avvertendo la paura, non hanno scariche di adrenalina che consumando il glicogeno fanno irrigidire i fasci muscolari. Per questo partiamo già da una carne tenera. Non è marezzata e non ha bisogno di frollatura. E del resto non buttiamo nulla, proprio come facevamo i nativi americani: in estate raccogliamo la lana che perdono per cardarla e filarla. Con il grasso perirenale facciamo saponi e shampoo solidi, le ossa prima usate per il brodo ricco di collagene e minerali, poi un laboratorio le lavora per ottenere utensili moderni”.

L’etica di questo allevamento si riflette anche nella vendita: “La nostra carne non sarà mai in vetrina, chi la vuole mangiare la prenota online e solo quando tutta è stata venduta il bisonte viene abbattuto, mai prima”.

[ Fonte: La Repubblica ]

 

[Fonte] RSS Feed da www.dissapore.com www.gustoblog.it www.ilsole24ore.com

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