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tra «Nomadland» e la sorpresa McDormand e Hopkins, tutti i vincitori

L’edizione più indie degli Oscar, la prima dopo il Covid-19, rispetta molte delle previsioni stilate dai bookmakers e si conferma un manifesto dell’inclusività e della multiculturalità già inaugurato un anno fa con la vittoria di Parasite, il primo film non in lingua inglese a ricevere il premio come miglior film. A trionfare senza troppe sorprese è Nomadland, il film vincitore del Golden Globe che riporta la Mostra del Cinema di Venezia al centro della serata più sfavillante di Hollywood a quattro anni dall’exploit de La forma dell’acqua di Guillermo Del Toro. Rispettate le predizioni anche per Chloé Zhao, che diventa la seconda donna dopo Kathryn Bigelow e la prima asiatica a vincere come miglior regista; per Daniel Kaluuyah, che vince come miglior attore non protagonista per Judas and the Black Messiah; per Yuh-Jung Youn, la prima attrice coreana a vincere la statuetta come miglior attrice non protagonista per Minari; e per Emerald Fennell, la Camilla Parker Bowles di The Crown che, grazie a Una donna promettente, il suo film d’esordio come regista, vince per la miglior sceneggiatura originale.

Frances McDormand Quotes ‘Macbeth’ During Oscars Acceptance Speech for Best Actress https://t.co/NP0TbIMunE

— Variety (@Variety) April 26, 2021

La sorpresa, però, arriva alla fine: eccezionalmente non è la categoria del miglior film, ma quelle dei migliori attori protagonisti ad essere annunciata per ultima e, col senno di poi, capiamo perché. A portarsi a casa la statuetta come miglior attrice è Frances McDormand, la cui nomination era passata in sordina in favore di Viola Davis per Ma Rainey’s Black Bottom e, soprattutto, di Carey Mulligan per Una donna promettente. «La mia voce è la mia spada» dice McDormand in un discorso durato neanche 20 secondi: con questo Oscar, pareggia con Meryl Streep e arriva a quota 3, mentre ne manca ancora uno per raggiungere la grande Katharine Hepburn, in testa con 4 Oscar vinti. Inatteso, poi, l’Oscar come miglior attore protagonista ad Anthony Hopkins, che vince meritatamente per il meraviglioso The Father – Nulla è come sembra di Florian Zeller, già vincitore per la miglior sceneggiatura non originale. Grazie all’interpretazione di Anthony, un uomo che affronta il morbo di Alzheimer calando lo spettatore nella completa confusione mentale ed emotiva del protagonista, Hopkins raggiunge il suo secondo Oscar dopo Il silenzio degli innocenti e batte Chadwick Boseman, il cui Oscar postumo per Ma Rainey’s Black Bottom era dato praticamente per certo.

L’APERTURA
La cerimonia inizia con una passeggiata per i corridoi della Union Station, la location degli Oscar 2021 una volta tramontata l’ipotesi del Dolby Theatre, di Regina King, l’attrice vincitrice dell’Oscar nel 2020 per il film Se la strada potesse parlare che apre la serata con un discorso molto accorato sullo stato di salute del cinema dopo un anno di pandemia: «Non è ancora finita, ci siamo ancora in mezzo, piangiamo la perdita di tantissime persone. Vorrei, però, che la gente si rendesse conto che non c’è fama e non c’è fortuna che possano cambiare la paura che proviamo anche noi. Oggi, però, siamo qui per festeggiare l’amore per il cinema che ci ha fatto sentire meno soli, più uniti».

LA LOCATION
Eccezionalmente, la serata si è svolta in una sala dal soffitto alto e con un palco in mogano molto pulito e molto semplice all’interno della Union Station di Los Angeles: per rispettare la volontà dei produttori della serata Steven Soderbergh, Stacey Sher e Jesse Collins era necessario, infatti, trovare una location più ariosa che permettesse a tutti i candidati di partecipare in presenza e non in maniera virtuale. L’allestimento della location, che ha riportato al centro i tavoli con le lampade soffuse per ogni postazione e un lungo drappo blu elettrico depositato dietro al palco, è stato curato da David Rockwell, già vincitore del Tony Award e già dietro la scenografia degli Oscar nel 2008 e nel 2009. L’idea di una cerimonia più intima ha trovato ispirazione dalla primissima cerimonia degli Oscar del 1929, tenutasi all’Hollywood Roosevelt Hotel alla presenza di 270 ospiti. Un salone delle feste ricco di fiori e con le distanze garantite.

LA DELUSIONE DELL’ITALIA
Ci abbiamo creduto fino all’ultimo ma, purtroppo, agli Oscar 2021, l’Italia torna a casa a mani vuote. Massimo Cantini Parrini non vince per i migliori costumi e Mark Coulier, Dalia Colli e Francesco Pegoretti non vincono per il Pinocchio di Matteo Garrone: entrambi i premi vengono assegnati, a nostro parere in maniera non degna, a Ma Rainey’s Black Bottom di George C. Wolfe. La delusione più grande, però, è la categoria della miglior canzone che vedeva in lizza Laura Pausini, Niccolò Agliardi e Diane Warren per Io sì (Seen), tratta dal film La vita davanti a sé di Edoardo Ponti, ma che è andato a H.E.R. e Dernst Emile II per Fight For You per Judas and the Black Messiah. Poco male: l’incredibile performance di Pausini con l’orchestra dal vivo sui tetti dell’Academy Museum of Motion Pictures trasmessa durante il pre-show rimarrà nella nostra memoria (insieme alle foto di Laura postate su Instagram insieme a Viola Davis e Glenn Close, naturalmente).

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I DISCORSI PIÙ EMOZIONANTI
Sul piano dei discorsi che, grazie al cielo, non hanno dato retta alle direttive dell’Academy che imponeva ai nominati un ringraziamento che rispettasse una durata contigentata, qualcosa di naturale e di improvvisato l’abbiamo vista. I discorsi più belli sono stati quelli di Thomas Vinterberg, che è salito sul palco per ritirare l’Oscar come miglior film internazionale per Un altro giro (Druk), in rappresentanza della Danimarca. Nel corso dello speech ha spiegato, infatti, che sua figlia Ilda è morta poco prima dell’inizio delle riprese e che questo ha rischiato, per un attimo, di far saltare il progetto: «Tutto questo è un miracolo, e tu ne fai parte – ha raccontato rivolgendosi direttamente a Ilda -. Forse hai usato la tua influenza da qualche parte, non so. Ma questo è dedicato a te». Momento molto tenero anche quello di Chloé Zhao che, quando ha ritirato l’Oscar per la miglior regia per Nomadland, ha rimarcato il valore della gentilezza: «Quando ero piccola, in Cina, con mio papà recitavamo a memoria delle poesie classiche cinesi completando i versi l’uno dell’altra. Uno di questi diceva che le persone alla nascita sono tutte buone: questa lezione ha avuto un grande impatto su di me che continua ancora adesso. Ed è per questo che dedico il premio a tutti quelli che hanno il coraggio di tener fede alla bontà che hanno dentro sé stessi e a quella che vedono negli altri» Altra menzione speciale a Florian Zeller che, nel corso del discorso di ringraziamento per la miglior sceneggiatura non originale per il meraviglioso The Father, ha visto l’incursione della moglie Marine che è corsa a baciarlo un po’ come aveva fatto Anna Ferzetti con Pierfrancesco Favino ai David di Donatello 2020; e a Yuh-Jung Youn, la prima attrice coreana a vincere l’Oscar come miglior attrice non protagonista che, durante il ringraziamento a tutta la famiglia di Minari, ha flirtato con Brad Pitt chiedendosi: «Come ho potuto battere Glenn Close?». La signora Close, d’altronde, ormai deve averci fatto il callo: 8 nomination e zero premi.

Glenn Close, everyone! #Oscars pic.twitter.com/akwOxvRS6s

— The Academy (@TheAcademy) April 26, 2021

I RECORD
È la prima volta che gli Oscar hanno premiato due opere prime, Una donna promettente e The Father, dirette e scritte rispettivamente da Emerald Fennell e da Florian Zeller, come miglior sceneggiatura originale e non originale; è la prima volta che una donna asiatica ha vinto l’Oscar come miglior regia (è la seconda nella storia dopo Kathryn Bigelow, che lo ritirò nel 2010 per The Hurt Locker).

ENNIO MORRICONE NELL’«IN MEMORIAM»
Insieme a Christopher Plummer, a George Segal, a Olivia De Havilland, a Kim Ki-duk, Sean Connery e il candidato Chadwick Boseman, Hollywood ha tributato anche il talento di Ennio Morricone, scomparso il 6 luglio del 2020. L’omaggio, però, non è piaciuto al pubblico della Rete perché le immagini sono corse via troppo velocemente ed è stato difficilissimo soffermarsi su tutti i nomi scomparsi dell’industria cinematografica nell’ultimo anno.

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IL GRANDE SCONFITTO
Pensavamo che sarebbe stato Mank di David Fincher a tornare a casa a mani vuote (ha vinto, invece, gli Oscar tecnici alla migliore scenografia e alla miglior fotografia), invece è stato Il processo ai Chicago 7, opera seconda di Aaron Sorkin disponibile su Netflix come Mank, a uscire dalla serata a bocca asciutta. A fronte di 6 nomination, il film, che aveva vinto il SAG per il miglior cast, si arrende a Nomadland e ai concorrenti.

Ecco tutti i vincitori degli Oscar 2021:

Miglior film
Nomadland

Migliore regia
Chloé Zhao – Nomadland

Migliore attore protagonista
Anthony Hopkins – The Father

Migliore attrice protagonista
Frances McDormand – Nomadland

Migliore attore non protagonista
Daniel Kaluuyah – Judas and the Black Messiah

Migliore attrice non protagonista
Yuh-Jung Youn – Minari

Migliore sceneggiatura originale
Una donna promettente 

Migliore sceneggiatura non originale
The Father

Miglior film internazionale
Un altro giro (Druk), regia di Thomas Vinterberg (Danimarca)

Miglior film d’animazione
Soul

Migliore fotografia
Mank

Migliore scenografia
Mank

Miglior montaggio
Sound of Metal

Migliore colonna sonora
Trent Reznor, Atticus Ross e Jon Batiste – Soul

Migliore canzone
Judas and the Black Messiah

Migliori effetti visivi
Tenet

Miglior sonoro
Sound of Metal

Migliori costumi
Ma Rainey’s Black Bottom

Miglior trucco e acconciatura
Ma Rainey’s Black Bottom

Miglior documentario
Il mio amico in fondo al mare – My Octopus Teacher

Miglior cortometraggio documentario
Colette

Miglior cortometraggio
Two Distant Strangers

Miglior cortometraggio d’animazione
If anything happens I love you

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