martedì, Giugno 15, 2021
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Le due velocità della Grande Estinzione

Sul nostro Pianeta sono avvenute 4 o 5 grandi estinzioni di massa, e sappiamo che il peggiore tra questi eventi fu quello di 252 milioni di anni fa circa (alla fine del Permiano), quando massicce eruzioni vulcaniche causarono un cambiamento climatico catastrofico, innescato dalla quantità di anidride carbonica (CO2) e di polveri e aerosol acidi in atmosfera. La stragrande maggioranza delle specie animali si estinse e quando la polvere delle eruzioni si depositò, il pianeta entrò nei primi giorni dell’Era dei Dinosauri. Gli scienziati stanno ancora elaborando gli scenari in grado di spiegare come e quali animali si sono estinti, e quali sono sopravvissuti e perché. In uno studio pubblicato su PNAS un gruppo di scienziati presenta uno scenario non comune: per i ricercatori, mentre le estinzioni di molte specie avvenivano rapidamente negli oceani, sulla terraferma la vita resistette di più e la grande estinzione avvenne più lentamente.

Da 14 minuti… Spiega Pia Viglietti, ricercatrice al Field Museum of Natural History di Chicago e autrice principale dello studio: «Pensavamo che, poiché l’estinzione marina avvenne in un breve periodo di tempo, anche la scomparsa della vita sulla terraferma avesse seguito lo stesso schema, ma abbiamo scoperto che non è stato così». E questo ha portato gli scienziati a porsi una domanda fondamentale: “è possibile sovrapporre i due scenari di estinzione, quello per la terraferma e quello per gli oceani?” La risposta l’ha data Kenneth Angielczyk, co-autore dello studio e curatore di paleontologia dei vertebrati al Field Museum: «No, si tratta di scenari profondamente differenti: sulla terraferma successe qualcosa di ben diverso da ciò che si verificò nei mari».
 
Oggi sappiamo che il grande evento di estinzione di fine Permiano portò alla scomparsa di più dell’85 per cento delle specie marine nell’arco di 100.000 anni: a noi può sembrare un tempo molto lungo, ma non è così sulla scala dei tempi geologici. È, anzi, un intervallo di tempo molto breve: volendo fare un paragone, se l’intero tempo della Terra fosse “1 anno”, quell’estinzione si sarebbe compiuta in non più di 14 minuti. Sappiamo della relativa rapidità di questa catastrofe per via dello studio dei fossili marini, molto più abbondanti e facili da trovare dei fossili di animali di terraferma: la conseguenza è che, fino a oggi, si è sempre “riportato” alla vita terrestre quel che si imparava sull’estinzione dai fossili marini.
 
… a più di due ore! Per capire com’è andata con gli animali terrestri Viglietti, Angielczyk e i loro colleghi hanno esaminato i fossili di 588 animali a quattro zampe che vivevano nell’attuale bacino del Karoo, nell’entroterra del Sudafrica, al tempo dell’estinzione del Permiano. I paleontologi hanno elaborato un modello statistico che ha permesso di determinare in quanto tempo una determinata specie è andata via via diminuendo fino a scomparire e come altre specie si siano invece stabilizzate proprio quando l’ambiente sembrava essere ostile alla vita. In questo modo si è visto un quadro profondamente diverso: usando lo stesso paragone di prima, se la storia della vita sulla Terra venisse compressa in un solo anno l’estinzione del Permiano annientò il 95 per cento degli animali di terraferma in due ore e venti minuti.
 
Il mistero . Da una parte abbiamo centomila anni, dall’altra un milione… Perché questa differenza? I paleontologi non hanno una risposta precisa, ma un’ipotesi: «I cambiamenti climatici si accumularono nel tempo», spiega Viglietti, «e, per quanto riguarda l’ambiente marino, per un po’ vennero ammortizzati dal mare senza che succedesse nulla, finché non si è arrivati al punto di saturazione: quando l’equilibrio si è spezzato la catastrofe si è consumata rapidamente». Sulla terraferma, invece, la perdita delle specie è andata di pari passo con la degradazione progressiva dell’ambiente, così il fenomeno si è prolungato nel tempo senza mai interrompersi.
 
È un’ipotesi che può aiutarci a capire che cosa potrebbe avvenire ai nostri giorni: «Gli oceani possono assorbire molta anidride carbonica, eanche aumentare di temperatura senza grandi conseguenze, inizialmente», conclude Viglietti: «ma quando il solvente arriva a saturazione le conseguenze sono improvvise e drammatiche», dallo sbiancamento dei coralli all’interruzione delle grandi correnti oceaniche.
 
La storia della Terra insegna che i mari potrebbero assorbire ancora per un po’ le nostre eccedenze nelle emissioni di gas serra in atmosfera, e in particolare dell’anidride carbonica, ma a un certo punto saranno pieni, saturi, e non ce la faranno più! Che cosa accadrà allora? Al tracollo seguiranno eventi drammatici e irreversibili sulla nostra scala del tempo, nei mari e sulla terraferma.

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