giovedì, Giugno 17, 2021
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il nuovo gioco Platinum Games per Apple Arcade

Apple Arcade ha iniziato a fare sul serio. Dopo la pubblicazione del bellissimo Fantasian (a tal proposito, vi lasciamo qui la nostra recensione di Fantasian), che ha visto il ritorno sulla scena videoludica del “papà” di Final Fantasy, questa volta il servizio della compagnia di Cupertino ha pubblicato la nuova IP di PlatinumGames, World of Demons. La scelta di dare spazio a dei creativi di alto profilo, come sono i ragazzi di Platinum, dimostra come Apple abbia in mente una strategia di mercato ad ampio respiro e ben stratificata, che, per esempio, da un lato punta sull’autorialità e sull’effetto “nostalgia”, tramite un JRPG dallo stampo classico ideato nientemeno che da Hironobu Sakaguchi, e dall’altro invece vuole anche investire sul lavoro di team affermati e di grande livello, liberi di esprimersi su una piattaforma giovane e alla costante ricerca di novità.

Le menti creative dietro a perle del calibro di Bayonetta e NieR: Automata (per ulteriori approfondimenti, la recensione di NieR: Automata è a vostra disposizione), sono abituate alle sperimentazioni, e la possibilità di proporre qualcosa di nuovo sui lidi dell‘azienda americana contraddistinta dal simbolo della “mela”, avrà fatto sicuramente gola allo studio di Osaka. Cosa ne pensiamo quindi di World of Demons? È un’opera che potrebbe spingere i videogiocatori a sottoscrivere un abbonamento al servizio Apple Arcade? Vediamolo insieme.

Un mondo in subbuglio

Il prologo di World of Demons è tanto semplice quanto affascinante: in un universo nel quale uomini e Yokai vivevano in pace, gli Oni – gelosi di questo sodalizio – hanno deciso di muovere guerra contro entrambe le razze, finendo tuttavia sconfitti. Svariati secoli dopo questo sanguinoso scontro, il re dei demoni Shuten Doji, liberatosi da una prigionia solo apparentemente eterna, decide di far piombare il mondo nuovamente nel caos, sottomettendo gli Yokai al proprio servizio, e rendendo il pianeta teatro di un conflitto infinito. Il compito dei protagonisti sarà quello di provare a riunire le due fazioni e sconfiggere il malvagio antagonista, per porre fine al suo terrificante piano, e ristabilire la pace. Pur non partendo da premesse narrative particolarmente innovative, di sicuro la trama gode di una buona scrittura, che con uno stile elegante e sobrio porta avanti la vicenda del samurai Onimaru e degli altri personaggi principali (4 in totale), senza particolari sbavature. Caratterizzato da toni ironici e scanzonati, il racconto non disdegna, comunque, alcune tematiche più complesse e profonde, prima tra tutte, quella della disparità e delle divisioni, in un mondo che prima appariva unito, e pacifico.

Tuttavia, la scrittura non esagera mai per quanto concerne la “serietà” delle toni, mantenendo per l’intera durata della campagna i tratti di un’avventura leggera e godibile: una scelta a nostro avviso corretta, soprattutto per il tipo di gioco cui ci troviamo di fronte. Di sicuro, l’aspetto più riuscito di tutta la produzione è la sua atmosfera suggestiva e delicata: pur ricordando vagamente quel capolavoro Okami (della grandezza di questo titolo ne avevamo parlato con la nostra recensione del porting su Nintendo Switch di Okami) – soprattutto per quanto concerne le ambientazioni e lo stile artistico – il lavoro di PlatinumGames riesce comunque a essere originale.

A colpirci sono soprattutto la bellezza dei luoghi visitabili, che appaiono come i le scene di un quadro in stile “stampa giapponese”, all’interno dei quali i personaggi si muovono e combattono. La varietà dei paesaggi è sorprendente, anche se avremmo desiderato un po’ più di libertà di esplorazione, vista l’estrema linearità del level design.

Merita sicuramente una menzione il bestiario degli Yokai, pieno di creature tutte diverse tra loro e artisticamente molto ispirate: alcune di queste prendono spunto dalla tradizione giapponese, altre invece mostrano licenze creative più evidenti, ma nient’affatto spiacevoli. D’altronde uno degli aspetti più riusciti dell’esperienza riguarda proprio la scoperta degli esseri straordinari che vivono nel mondo “dipinto” da Platinum: il desiderio di vederli tutti rappresenta un ulteriore incentivo a ispezionare ogni singolo angolo delle mappe di gioco.

Solidità e divertimento

A prescindere dalla trama e dalle location che ci ritroveremo ad attraversare, è chiaro che la principale colonna portante di un prodotto come World of Demons sia il suo gameplay. Come accennato in precedenza, la nuova IP di Platinum punta tutto sul dinamismo e sulla frenesia che caratterizza gli scontri. L’avventura è costantemente scandita dalle battaglie furibonde tra i demoni e i quattro protagonisti (è possibile selezionarne solamente due di essi alla volta, per ogni singolo livello), che si muovono per i vari scenari sterminando a suon di katane, lance e martelli, orde di nemici sempre più numerose e combattive, in un susseguirsi di mosse spettacolari e combo infinite. Per avere la meglio sugli avversari, dovremo inanellare attacchi diretti (leggeri o pesanti), abilità Yokai, e precipitose schivate, sfruttando un sistema di combattimento non certo originale, ma decisamente efficace.

Ogni arma presente è potenziabile, e dispone di alcune caratteristiche peculiari pensate per permettere al giocatore di scegliere lo stile che più gli si addice. Sconfiggendo uno Yokai, inoltre, ci viene data la possibilità di ereditare la sua abilità e utilizzarla in battaglia. Possiamo portare con noi un massimo di due skill demoniache (selezionabili in qualsiasi momento in base alle creature sbloccate nel nostro bestiario), più una serie di altre mosse speciali ottenute dai mostri sconfitti, che saranno collocate nella nostra “ruota delle abilità”, per poi sparire al primo utilizzo, liberando uno degli slot a disposizione, e permettendoci di acquisirne altre.

Combinando due skill di Yokai appartenenti alla stessa specie, è inoltre possibile utilizzare un attacco particolarmente potente (anch’esso a uso singolo), e molto utile in battaglia, soprattutto nelle boss fight, caratterizzate da un grado di sfida piuttosto elevato.

Da questo punto di vista, non possiamo che ritenerci soddisfatti del lavoro svolto da Platinum: tutti i grandi Yokai, che rappresentano i boss dei vari livelli, hanno il loro pattern personale di movimenti e attacchi, e per riuscire ad avere la meglio su questi mostri, è necessario sfruttare i loro punti deboli, onde evitare di essere sopraffatti. Sbloccare i potenziamenti delle abilità e delle armi, usando il denaro raccolto durante l’avventura, risulta, quindi, essenziale per riuscire ad annientare le minacce più temibili, col contributo di un sistema di progressione stimolante, il quale però richiede ai giocatori di affrontare diverse fasi ripetitive che, a lungo andare, potrebbero diventare noiose.

Per procedere con sufficiente tranquillità tra gli scenari, infatti, è richiesta una buona dose di backtracking, che ci costringe a rivisitare più volte una stessa zona a caccia di mostri da sconfiggere, per aumentare il nostro livello.

Anche le quest secondarie, ci duole ammetterlo, a volte non sono poi così “aggiuntive”, visto che si dimostrano necessarie per accrescere la potenza dei personaggi, ed evitare così l’insorgere di problemi nelle fasi più avanzate della campagna (la quale dura tra le 8 e le 10 ore). Sebbene il fascino delle atmosfere e l’efficacia del gameplay non facciano pesare più di tanto queste routine, puntare sul grinding non sempre si rivela un’idea vincente, soprattutto nei confronti di quegli utenti, che preferiscono un’esperienza più scorrevole, da vivere senza troppi indugi.

Un buon titolo mobile, ma…

Purtroppo, per quanto riguarda la realizzazione, WoD si dimostra pieno di alti e bassi. Fermo restando che riteniamo, nel complesso, piacevole la resa grafica dell’opera, è innegabile che il comparto tecnico mostri, chiaramente, qualche sbavatura.

Per facilitare la fruibilità su qualsiasi tipo di configurazione (da iPhone a Mac, passando per iPad), ai giocatori viene offerta la possibilità di selezionare la risoluzione dal menu principale, e questo può risolvere molti dei problemi di fluidità del gioco, che su dispositivi mobili con i settaggi più alti risente di alcuni cali del framerate, soprattutto durante le scene più concitate, e con molti nemici su schermo. Il problema è che anche sugli hardware più performanti, a volte, gli fps non non risultano stabili, e l’azione non è sempre brillante (specialmente nei combattimenti, quando si eseguono mosse speciali particolarmente spettacolari). Trovare un giusto equilibrio tra pulizia grafica e stabilità, è dunque fondamentale per migliorare la qualità dell’esperienza, che risulta pienamente godibile accettando determinati compromessi.

Un altro grosso punto di domanda riguarda la telecamera. Se è vero che il dinamismo e la natura action del gioco comportano una certa frenesia nei movimenti, tuttavia facciamo fatica a comprendere se i continui traballamenti della visuale siano legati a una precisa scelta di design, o meno. Anche in questo caso, i problemi con le inquadrature avvengono soprattutto dopo l’esecuzione dei caratteristici e coloratissimi attacchi peculiari, i quali sono, a ogni modo (è giusto specificarlo), visivamente appaganti. Il risultato finale resta però piuttosto fastidioso, al punto che potremmo incontrare delle difficoltà a capire cosa stia accadendo sullo schermo, durante i momenti più caotici.

Dal punto di vista artistico, invece, World of Demons è più che piacevole: i personaggi hanno tutti un design unico e caratteristico, e i fondali mostrano tutto l’amore del team per il setting del Giappone medievale. Le mappe spesso sono solamente dei corridoi, come già evidenziato, tuttavia – soprattutto nella seconda parte dell’esperienza – alcuni piccoli segreti e luoghi deliziosi da esplorare ampliano un po’ di più il mondo di gioco, tanto da spingere a chiedersi le ragioni di una composizione così disuguale. La colonna sonora è perfettamente in linea con i toni della narrazione, e le tracce che la compongono amplificano l’efficacia corale dell’esperienza, seppur in assenza di particolari guizzi creativi. Interessante è la scelta di optare per un “doppiaggio accennato”, che, nella gran parte dei casi, si limita a far sentire la voce dei protagonisti, rigorosamente in giapponese, solo per qualche frase. Si tratta di un’aggiunta piacevole, che arricchisce il comparto sonoro di WoD, pur non alterandone più di tanto il bilancio. Preziosissimo è, invece, il lavoro di localizzazione in italiano, raro in questo genere di prodotti, che ci ha sorpreso dimostrandosi preciso e calzante.

In conclusione, possiamo definire World of Demons una killer application per Apple Arcade? La risposta è sì, ma con riserva. Pur non trattandosi di un’assoluta eccellenza nel panorama videoludico (nemmeno se si guarda al solo mercato mobile), è innegabile come un esperimento simile mancasse sullo store di Apple.

I fan degli action serrati di sicuro apprezzeranno il lavoro di PlatinumGames che, pur non puntando a innovare in alcun modo il genere, sfrutta bene le frecce al proprio arco per confezionare una IP convincente, anche se non perfettamente a fuoco.

A nostro avviso, il successo di WoD sarà determinato anche dall’impegno dimostrato dagli sviluppatori nel risolvere i problemi che affliggono la loro creatura. Se i bug e difetti tecnici verranno risolti, e verrà offerto agli utenti un prodotto più rifinito, non è difficile pensare che, con il tempo, il titolo contribuisca alla diffusione del servizio di Apple, soprattutto qualora la casa di Cupertino decidesse di farne un franchise.

È ancora presto per dirlo, ma se siete appassionati della cultura orientale, dei combattimenti spettacolari e delle storie coinvolgenti, non possiamo che consigliarvi di dare una chance all’ultimo lavoro di Platinum.

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