martedì, Giugno 15, 2021
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Yes Day, la giornata del «Sì» in famiglia: incubo o opportunità?

È uscito da poche settimane il film Yes Day con Jennifer Gardner nei panni di una mamma che dice sempre no ai propri figli, con rigide regole da seguire e che decide così di concedere una giornata libera dove tutto è permesso.
Commedia divertente a parte, nella realtà sarebbe davvero così bello e utile? Ne abbiamo parlato con la psicologa Roberta Colombo.

Yes day. Ha visto il film? Cosa ne pensa?
«Sì, l’ho visto e l’ho trovato una piacevole commedia adatta a tutta la famiglia. La trama e lo sviluppo sono semplici, ma sono un ottimo spunto per importanti riflessioni.

Ad una prima analisi, sembrerebbe che tutto giochi solo intorno alla tematica della contrapposizione dei “no” e dei “sì” come modalità educative intesi come divieti imposti e permessi concessi. La “giornata dei sì” rappresenta però anche un tempo di condivisione, indipendente dall’età, in cui si riscoprono insieme la dimensione del gioco e l’entusiasmo per le piccole cose. È il tempo che genitori e figli si dedicano per stare bene insieme».

Sarebbe davvero utile una giornata del SÌ? In tal caso, da che età?
«Nell’accezione di individuare una giornata in cui i genitori e i figli abbiano un tempo privilegiato da trascorrere insieme, credo sia molto utile istituire lo “yes day” a qualsiasi età. Nel film i genitori stabiliscono delle regole anche per la giornata del sì, perché è importante che non passi il concetto che tutti i desideri possano essere soddisfatti e che tutto sia concesso in quel tempo (soprattutto per i bambini che guardano!). Nel film la giornata del sì ha lo scopo di ritrovare un equilibrio: tra un prima caratterizzato da tantissime regole e restrizioni mal sopportate dai figli e un dopo in cui sono i figli stessi a comprendere che i “no” detti dai genitori sono consigli da seguire e garantiscono loro protezione; tra un prima in cui i ruoli di mamma (rigida e noiosa) e papà (morbido e complice) sono completamente sbilanciati e un dopo in cui ritrovano una linea comune e condivisa che è sicuramente più vincente. In generale credo che i sì e i no che diciamo ai nostri figli debbano essere equilibrati ogni giorno. Rendiamo i nostri figli più deboli sia dicendo loro sempre no, sia dicendo loro sempre sì».

Perché le regole sono così importanti?
«Crescere in un contesto chiaro e definito in cui ci siano delle regole da rispettare è molto importante per i bambini, poiché crea un perimetro sicuro in cui possano muoversi, imparare, sbagliare. Insegna loro come comportarsi, cosa è possibile fare e cosa no e fino a che punto possono spingersi. Le regole, contrariamente a quanto si possa pensare, creano uno spazio in cui si sperimenta e sono la base per lo sviluppo dell’autonomia.È importantissimo spiegare il no ai nostri bambini, perché devono comprendere perché non gli è permesso fare qualcosa. “No perché lo dico io” o “No e basta” rischiano di provocare solo rabbia e non permettono, dopo una iniziale frustrazione, di comprendere che sono no coerenti, frutto di una decisione genitoriale motivata. Troppe proibizioni, però, sono controproducenti: il bambino potrebbe sentirsi inibito e aver paura di esplorare un mondo pericoloso. Quindi dire no solo quando è necessario e quando ci sentiamo di riuscire a portare avanti la nostra posizione, altrimenti il bambino sentirà che se si lamenta o protesta, potrà ottenere quello che vuole».

Quando dire sì e quando non cedere?
«Accanto all’imposizione delle regole, è fondamentale avere un atteggiamento positivo e propositivo con i nostri figli che hanno tantissimo bisogno anche dei nostri sì. Dire sempre no, può predisporre a mantenere un atteggiamento sempre sulla difensiva e non fa distinguere tra i no importanti e quelli meno importanti. Ricevere un sì fa crescere l’autostima, fa sentire che i genitori si fidano, dà sicurezza, incoraggia a prendere decisioni. I bambini hanno bisogno di fare esperienza, di sentire che è possibile sbagliare perché questo fa crescere sicuri. È davvero così fondamentale andare a dormire alla stessa ora tutte le sere se nostro figlio ci chiede di leggere una volta in più il libro? Anche attraverso i sì i bimbi imparano ad autoregolarsi: se oggi faccio troppo tardi, domani fatico ad alzarmi e quindi comprendo l’importanza di andare a dormire entro un certo orario, ad esempio».

Nel film la figlia adolescente sperimenta a sue spese cosa voglia dire non dare ascolto ai genitori: comprende quindi il perché di certe imposizioni e riconosce alla mamma il suo ruolo. Impara ad autoregolarsi, prendendosi però un grosso rischio. È qui che quindi dobbiamo chiederci, in quanto genitori, quando non dobbiamo cedere. Se si tratta della sicurezza dei nostri figli, di insegnar loro un limite o come gestire una frustrazione, di imporre una regola che genererà autonomia, allora non possiamo permetterci di non dire no. Con limiti giusti e coerenti, usando quindi sia i sì sia i no, i genitori guidano i figli fino a quando non saranno in grado di autoregolarsi. Se il no ci serve per proteggerci da nostre paure o per fare in modo che i nostri figli soddisfino le nostre aspettative, allora dobbiamo fermarci e mettere in discussione quello che stiamo facendo.

È un film da vedere con tutta la famiglia o genera discussioni? Dopo aver visto il film non si creano degli attriti in famiglia?
«Credo che sia un film adatto ad essere visto con tutta la famiglia. Potrebbe generare discussioni: i genitori potrebbero sostenere con forza la tesi che è necessario continuare a dire di no per la sicurezza dei figli, i figli potrebbero sostenere con forza che sia fondamentale avere uno “yes day” in cui tutto è concesso: ognuno porta acqua al suo mulino! Ma si tratta di un film che può generare anche una discussione proficua, un confronto tra generazioni dove possono essere spiegate tutte le argomentazioni di cui abbiamo parlato fino ad ora. Non dimentichiamoci che un clima aperto, di confronto e di ascolto reciproco è la base per mantenere una relazione positiva con i nostri figli».

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