martedì, Giugno 15, 2021
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«Un attacco di cuore mi ha fatto capire che lavoravo troppo»

È servito un attacco di cuore per convincere Jonathan Frostick, 45 anni, manager del gruppo bancario britannico HSBC, a rivedere le sue priorità e a capire che l’equilibrio fra il suo lavoro e la vita privata doveva essere necessariamente ripensato. Anche perché, quando ha cominciato a sentirsi male, come ha scritto in un post su LinkedIn diventato presto virale, il suo primo pensiero non è stato rivolto alla famiglia o agli affetti, ma al lavoro. Faccia a faccia con il rischio di morire, ha pensato immediatamente, nell’ordine: «1.

Devo incontrare il mio capo domani, e questo non ci voleva. 2. Come posso assicurarmi i fondi per X (roba di lavoro) 3. Cazzo, non ho aggiornato il mio testamento 4. Spero che mia moglie non mi trovi morto».

Dopo essere arrivato in ospedale, Frostick ha deciso che, invece, l’elenco doveva essere rinnovato, perché la sua priorità non poteva essere sempre il lavoro. «Ho preso le seguenti decisioni, mentre ero disteso qui, sulla base del fatto che non ero morto: 1. Non passerò più tutto il giorno su Zoom 2. Riorganizzerò il mio approccio al lavoro. 3. Non sopporterò più nessuno stronzo al lavoro: la vita è troppo breve. 4. Perderò 15 kg 5. Voglio che ogni giorno conti qualcosa, sul lavoro, altrimenti cambierò ruolo. 6. Voglio passare più tempo con la mia famiglia». Perché «finora, è quello che mi ha insegnato la quasi morte» ha concluso Frostick, condividendo una sua foto dal letto d’ospedale.

In un’intervista con Bloomberg , Frostick ha affermato che lo smartworking ha contribuito a rendere più sfocato il confine tra il lavoro e il resto della vita. «Non abbiamo più la possibilità di fare una chiacchierata con il collega dall’altra parte della scrivania o dalla macchina del caffè, o fare una passeggiata». Condividere la sua storia, si augura, forse potrà tornare utile a qualche altro workaholic. «Sento di avere una responsabilità su di me e sulle altre persone», ha spiegato. «Questo è successo a me, ma potrebbe accadere a te. Devi cambiare».

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