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Italia, Standard and Poor’s conferma il rating. “Ripresa già nel 2021, decisivo il sostegno dell’Ue”

ROMA – L’agenzia S&P ha mantenuto invariato a BBB il rating dell’Italia e ha confermato l’outlook a stabile. Se la pandemia ha deteriorato i conti pubblici del Paese, il massiccio sostegno del Recovery Fund europeo – pari al 12,5 per cento della ricchezza nazionale (Pil) – garantisce la tenuta dell’Italia.

Aggiungono gli analisti dell’agenzia: “L’accelerazione del programma di vaccinazione dell’Italia, insieme al raddoppio degli stimoli fiscali, dovrebbe facilitare una solida ripresa economica durante la seconda metà di quest’anno. Stimiamo che il Pil aumenterà del 4,7% quest’anno e del 4,2% nel 2022”.

A proposito di vaccini, “prevediamo che l’80% della popolazione italiana sarà coperta entro il tardo autunno, portando a una forte ripresa” delle attività commerciali, turistiche e industriali.

Certo, le spese straordinaria dell’ultimo anno determinano un rapporto dell’11,6% tra deficit e Pil e del 149% tra debito e Pil.

Oltre alla pandemia, l’Italia sconta altre fragilità che arrivano da lontano: “Un contesto imprenditoriale debole, comportamenti anticoncorrenziali nei servizi, un sistema giudiziario inefficiente, un’amministrazione pubblica farraginosa (in particolare a livello degli enti loclai) e disallineamenti di competenze sul mercato del lavoro insieme ai costi finanziari e legali relativamente elevati per quanto riguarda i licenziamenti”.

La produttività del lavoro, continua l’agenzia di rating, “non è omogenea in tutta Italia; il Centro-Nord industrializzato è più produttivo della media Ue”. Inoltre, su base pro capite, sottolinea S&P, “ci sono più imprese con un numero medio di addetti maggiore nel Centro-Nord rispetto al Sud. Con il 28,5% della forza lavoro totale rispetto alla media Ue del 13%, spicca anche la percentuale di lavoratori autonomi nel mercato del lavoro italiano; solo la Grecia ha una percentuale più alta”.

È troppo presto per trarre conclusioni chiare sulle ripercussioni della pandemia in Italia: “La scarsa diffusione della digitalizzazione – osserva S&P – contribuisce a una bassa produttività del lavoro ma il Covid-19 ha stimolato una notevole innovazione in questo campo. Il governo Draghi propone di investire circa il 2,8% del Pil dai fondi Ue per digitalizzare i servizi pubblici, le piccole e medie imprese e per la banda larga, il 5G e le infrastrutture satellitari”.

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