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Barbara Foria giudice di «Cortesie in Famiglia»: «La leggerezza ci salverà»

Il giorno in cui Barbara Foria si è sentita Zlatan Ibrahimović non è stato su un campo di calcio , ma in via Caracciolo, il giorno della sua laurea. «Il traffico era bloccato, avevo paura di non arrivare in tempo, così ho fermato un ragazzo in moto dicendogli “portami a laureare”, proprio come Ibra a Sanremo» racconta Barbara al telefono dalla sua casa di Roma in un giorno di pioggia. Se non avesse fatto l’attrice e la comica, professione che le è valsa gli applausi di Serena Bortone e di Myrta Merlino per le loro imitazioni, Foria sarebbe, infatti, diventata un avvocato, più precisamente un avvocato civilista.

 «Visto che la parlantina non mi è mai mancata e che ho sempre fatto da mediatrice, pensavo di voler diventare un avvocato penale minorile. Forse avrei fatto più soldi» scherza Barbara che, invece, ha preso tutt’altra strada e tutt’altra carriera.

Al di là della laurea in Giurisprudenza con una tesi in Diritto Penale Minorile – cosa che le è servita a sviluppare una memoria visiva utilissima per il suo lavoro – Foria vive un momento artistico particolarmente fortunato. Insieme alle imitazioni diventate virali a Quelli che il calcio sarà, infatti, giudice d’eccezione di Cortesie in Famiglia, lo spin-off di Cortesie per gli Ospiti in onda su Real Time a partire da lunedì 26 aprile. Insieme a lei, che sarà la quota comica che valuterà il grado di ospitalità dei concorrenti alternandosi con Michela Andreozzi e con Ciro Priello, il vincitore di LOL – Chi ride è fuori, ci saranno i giudici fissi Enzo Miccio e Chiara Maci, con i quali Barbara rivela di aver costruito un rapporto solidissimo al punto da fermarsi ogni weekend a cena da Chiara a Milano.

Come se l’è cavata nei panni di giudice?
«Non è stato facile esprimere giudizi e dare dei voti: sono una buonacciona, fare la cattiva non fa parte di me. Sono stata, però, felicissima di aver intrapreso questo viaggio nelle case delle famiglie che ci hanno accolto e di essermi potuta spostare in pieno lockdown in posti bellissimi che porterò nel cuore, come la provincia napoletana, Roma e Rieti».

Il fatto di essere subito entrata in sintonia con i colleghi ha senz’altro aiutato.
«Tra noi si è creato subito un feeling particolare: Enzo mi bacchettava perché sono diventata la sua croce e la sua delizia – soprattutto perché dico spesso “buon appetito” e “salute” -, mentre Chiara mi ha promesso che mi insegnerà presto a fare il pane. Spero di lavorare di nuovo con loro, ormai sono saliti sul treno della mia vita».

A esserci salita è anche Myrta Merlino, che lei imita a Quelli che il calcio .
«È un’imitazione che, da donna intelligente qual è, Myrta ha apprezzato così come Serena Bortone, che in privato mi ha ringraziato per il garbo e la professionalità che ho dimostrato nel parodiarla. Sono molto contenta di questo, le ho studiate tanto: di Myrta mi ha colpito l’autorevolezza, il suo essere sempre impeccabile, quella postura che è stata difficile da mantenere per me; mentre di Serena mi ha conquistato la gestualità, l’allegria, il suo essere caciarona. Nessuna protesi, solo dei trucchi pittorici sul volto e la fortuna di assomigliare loro un pochino».

Merlino l’ha proprio chiamata al telefono pubblicando il video su Instagram.
«Ero al telefono con una mia amica e vedevo questo numero che non conoscevo che continuava a chiamarmi, solo che lo rimbalzavo perché ero convinta che fosse l’offerta di qualcosa. Dopo la telefonata, Myrta mi ha chiesto l’autorizzazione per pubblicarla, e io ho subito detto di sì. Adesso mi scrive spesso per sapere quando uscirò e mi dà anche delle dritte, tipo che lei non va a Capalbio ma a Capri e a Pantelleria. Con Serena Bortone uguale».

La vedremo mai, a questo punto, all’Aria che tira e a Oggi è un altro giorno?
«Myrta me lo ha proprio detto e mi sa che mi tocca, altrimenti mi viene a cercare sotto casa. Lo stesso vale per Serena, dove potremmo fare un Bortone contro Bortone. In generale mi diverte fare i personaggi. Mi piace definirmi un’operaia dello spettacolo che si diverte e fa divertire, ed è per questo che mi manca tanto il teatro dal vivo: mi ha sempre aiutato a nutrirmi del divertimento degli altri».

È sempre stata così solare anche da bambina?
«Ero molto vivace, mia madre diceva sempre che portavo allegria. In famiglia prendevo in giro tutti, a scuola spesso il preside mi mandava a chiamare anche perché, al liceo, ero la rappresentante di istituto. Poi andavo allo stadio, sono sempre stata una grande tifosa».

E con chi ci andava?
«Con un gruppo di scalmanati. Facevo di tutto per andare a vedere le partite del Napoli, in genere eravamo io e altre due amiche. Gli sport mi sono sempre piaciuti, non a caso sono anche una ex cestista, adoro le attività di squadra».

Sul palco, però, spesso è sola: come la vive?
«Sul palco te la piangi e te la canti, i successi e gli insuccessi sono tutti tuoi e non li puoi condividere. Eppure anche lì mi piace sentirmi in una squadra non solo con le maestranze, ma anche con il pubblico che è davanti a me. Su noi donne ci sono ancora tanti pregiudizi».

Per esempio?
«Che la comicità continua a restare una cosa da maschi. Per fortuna negli ultimi vent’anni qualcosa è cambiato: sul palco mi diverto sempre, a differenza di altri colleghi che sono più schivi e riservati».

Si dice spesso che i comici siano, in fondo, dei gran malinconici. Lei lo è?
«Non direi, l’arma dell’ironia e dell’autoironia mi hanno sempre accompagnata. Certo, non vale per tutti: molti sono permalosissimi e non gli puoi dire niente».

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Viviamo in un mondo in cui molte battute non possono essere più dette perché siamo diventati molto più suscettibili di prima. È più difficile far ridere oggi? 
«È colpa dell’esasperazione dettata dai social. Mi fa impazzire il fatto, per esempio, che i film di Woody Allen oggi non vadano più bene, così come Grease. Siamo tutti alla mercé di tutti, la vita reale è un’altra cosa».

Ci prendiamo troppo sul serio, quindi?
«Molto. Do sempre un grande peso alle parole, spesso ci metto ore per scrivere un post ma, come diceva Totò, con la morte siamo tutti uguali, e avremmo davvero bisogno di essere più leggeri: non si può prendere sul serio tutto. Ci si lamenta se non ti fanno apprezzamento, ci si lamenta se te lo fanno: bisogna sempre saper distinguere tra le varie situazioni e non cavalcare l’onda solo perché fa comodo».

In questo senso, il suo modo di scrivere è cambiato?
«No, la comicità non si deve adattare, non mi è mai piaciuta l’omologazione, tant’è che sono stata una ribelle fin da piccola. Se fossimo tutte bòne o tutti Stefano De Martino sarebbe una noia mortale. C’è anche da dire che certe cose non le facevo neanche prima: per esempio, non mi è mai piaciuto prendere in giro il pubblico dei miei spettacoli. Il pubblico deve essere partecipe e complice, mai vittima. È facile far ridere sui difetti di qualcuno».

Ma ha davvero pensato che il suo futuro sarebbe stata la Giurisprudenza? 
«L’ho sempre considerato un piano B: il piano A era quello di fare l’attrice, che ho iniziato fin da quando avevo 14 anni a Pomigliano d’Arco, lavorando con i grandi classici del teatro napoletano. L’esperienza nei villaggi turistici, poi, è stata ulteriormente formativa perché mi ha permesso di prendere ancora più famigliarità con il palco. Angelo Pintus, per esempio, in LOL è stato l’animatore e ha smosso la situazione. Dopo di lui, è diventato un gioco tattico».

Lei a LOL – Chi ride è fuori parteciperebbe?
«Mi stanno scrivendo in tantissimi – come dicono le influencer – ma non saprei. Lì si lavora molto di improvvisazione e di pancia, non c’è molto di costruito, vince chi è più naturale. La comicità per me è un dono: o ce l’hai o non ce l’hai. Intanto quest’estate mi dedicherò alla scrittura del mio nuovo spettacolo teatrale in cui, sicuramente, inserirò i miei personaggi. Il resto si vedrà».

(Foto in apertura di Cinzia Capparelli; Stylist Luca Pisciottano; Look Pinko; Hair & MakeUp Antonio Morici; Location Hotel de la Ville, Rocco Forte Hotels)

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