sabato, Giugno 19, 2021
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“Io, infermiera Covid, ho curato mio marito in Rianimazione: ora sta bene ma ho temuto di perderlo”

La persona amata ricoverata per Covid in terapia intensiva. Una scena che nessuno vorrebbe vivere, forse ancora di più se tra queste storie di dolore ci si trova a contatto quotidianamente per lavoro. Un incubo che da fine febbraio ha vissuto Marianna Scarano, infermiera di Noci in servizio nel reparto di Rianimazione del Policlinico di Bari.

Allora – non essendo ancora operativo il Covid hospital in Fiera – vide il marito, appuntato 43enne dei carabinieri di stanza a Putignano, venire ricoverato per un aggravamento dopo il tampone positivo al virus, con il valore della saturazione schizzato a 93. E ora che le condizioni di salute di Vincenzo sono migliorate, può raccontare la sua esperienza attraverso i canali social dell’ospedale barese, affinché siano da monito per chi ancora minimizza la pericolosità del virus.

Le voci di pazienti e medici nel Covid hospital in Fiera a Bari: “Qui si intrecciano paura e speranza”

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“Pensavo che di lì a breve sarebbe stato intubato, ho temuto che non ce l’avrebbe fatta – ricorda Marianna, che lo ha assistito tutti i giorni – non ho mollato un solo istante, non riuscivo più a dormire la notte. È stata una situazione sconvolgente, dopo lo stress di tutti questi mesi passati in terapia intensiva mi sono trovata di fronte a una situazione impensabile: è stata un’esperienza fortissima, fare l’infermiera a una persona cara è un’emozione unica, difficile da descrivere”.

E per il marito non sono mancate piccole attenzioni quotidiane per far sentire il suo affetto, come un foglio di carta con un messaggio da parte della figlia: “Caro Api, mi manchi tanto. Non vedo l’ora di abbracciarti. Vinceremo noi”. Parole profetiche, visto che quella battaglia Vincenzo l’ha vinta, come racconta a Repubblica la moglie ora che il peggio è alle spalle: “Mio marito adesso sta bene, è tornato a casa, ha ripreso l’attività fisica, il lavoro fatto dalla squadra di operatori della Rianimazione è stato sorprendente”.

E ci tiene a ringraziare il personale sanitario che si è prodigato per salvarlo “da questo inferno – aggiunge – che io vedo tutti i giorni con i miei occhi. A partire dal direttore della Rianimazione, il professor Salvatore Grasso, con i dottori Antonio Civita e Lidia Dalfino e i colleghi infermieri con la loro dedizione Sestilio De Letteriis e Nicola De Giosa che mi sono stati vicini anche umanamente”.

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