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La regina Elisabetta, 95 anni e un grande vuoto (ma sa che deve andare avanti)

«Esattamente quel che significa per i romani il Colosseo: non ci si fa caso. Immagino che quando gli guidate intorno non siate lì ad ammirarlo e a dire “che bellezza”, no? Ecco, per noi la regina è un po’ così. Un pezzo della nostra vita, della nostra storia, ma con grande naturalezza», Olivia Colman qualche anno fa rispondeva così a cosa significasse per una britannica interpretare la regina. Con quasi 70 anni di regno, 95 di vita oggi, Elisabetta II è, infatti, ormai un (gran) pezzo di storia, un’icona, una di casa.

È il Colosseo.

Il suo regno è il più lungo di tutta la storia britannica. Di lei si è detto, scritto e mostrato di tutto. È stata ovunque: sulle cover dei dischi punk e sulle mug, sugli strofinacci e sulle t-shirt, su Netflix e sui francobolli. L’hanno ritratta i più grandi artisti del Novecento, da Andy Warhol a Lucian Freud. L’hanno cantata le popstar, da Madonna agli Smiths. Ha attraversato guerre, scandali, Brexit e perfino pandemie. E fino a poco tempo fa, in tutto questo, la regina ha avuto accanto Filippo, suo marito, sua «roccia».

Elisabetta, alta 163 centimetri, è nata sotto il segno del Toro. Filippo, un metro e 83, sotto quello dei Gemelli. Un’accoppiata esplosiva, le loro liti sono state furibonde, così come profondi sono stati i periodi di crisi. Ma sono stati sposati 73 anni. «Come nelle migliori famiglie, anche noi abbiamo le nostre eccentricità, i nostri bisticci e i nostri giovani impetuosi», ha detto una volta Sua Maestà. E ora che il principe Filippo non c’è più, scomparso a due mesi dai 100 anni il 9 aprile, Sua Maestà si ritrova a «festeggiare» da sola. E il Covid, anche per quest’anno, le ha cancellato anche la parata ufficiale di compleanno, il Trooping the Colour, di solito per le strade di Londra la seconda settimana di giugno. E niente colpi di cannone. «È il compleanno più triste nella storia della sovrana», ha scritto il Sun.

La royal family farà di tutto per non farla sentire sola: i Windsor hanno deciso di alternarsi (a causa delle restrizioni anti-Covid) a farle visita. Si daranno il cambio la figlia Anna, Camilla e Sophie di Wessex. Ma sola l’abbiamo vista tutti dentro la cappella di San Giorgio, a Windsor, per l’ultimo saluto a Filippo. Seduta lontano dai parenti, sempre a causa del Covid, Elisabetta è apparsa – forse per la prima volta – più moglie addolorata che regina. Cappello a falda larga, mascherina sul volto, una sola lacrima subito allontanata, ha commosso una nazione. Tanto che centinaia di britannici, appena spenta la tv, hanno scritto lettere di protesta e firmato petizioni per chiedere al governo che nessun’altra persona in lutto debba essere lasciata da sola, in uno dei momenti più difficili. «È inumano che una vedova addolorata come la regina debba sedere da sola», hanno scritto i lettori al Telegraph. Anche quelli repubblicani.

E ora? Il vuoto, certo, non scomparirà. la perdita del marito è reale e profonda. Nel volerlo salutare pubblicamente Lilibet, come un tempo la chiamava il padre e come ancora la chiamava solo Filippo, ha come al solito scelto le parole giuste: la scomparsa del suo unico amore – da quando di anni ne aveva 13 – «ha lasciato un grande vuoto», ha detto. Vuoto che, in qualche modo, dovrà riempire. I suoi parenti le faranno visita, andrà a passeggiare con i suoi corgi. Aprirà il Parlamento l’11 maggio. Elisabetta II andrà avanti. Deve andare avanti. Da quando a 26 anni la corona si è poggiata sulla sua testa («che strano cappello ti sei messa!», la battuta di Filippo, una delle sue preferite), Lilibet ha imparato: servire la nazione è il suo primo dovere. Prima della felicità della sorella Margaret o di qualsiasi altro familiare, prima della Megxit o di altri tentativi di insubordinazione, persino prima (o almeno oltre) il dolore. «Keep Calm and Carry On», dicono infatti gli inglesi dai tempi della seconda guerra mondiale.

Di abdicare non ha mai voluto sentirne parlare. Sia lei, sia Filippo, su quel primogenito così fragile – Carlo, oggi 72enne – non sono mai stati così convinti. E non sembrano esserlo nemmeno i britannici: secondo un recente sondaggio di YouGov, il 77,5 per cento degli intervistati in Scozia, Galles e Inghilterra apprezza la figura della regina; meno della metà, però, approva Carlo, e in Scozia la percentuale di gradimento per il principe si ferma al 41 per cento. Questo, però, non è sufficiente per «passare» subito a William. Prima o poi sarà il suo turno. Ma, a dover scommettere, siamo convinti che Elisabetta continuerà ad andare avanti finché potrà. Quattro giorni dopo la morte di Filippo è tornata a «lavorare» per la cerimonia di pensionamento del Lord Ciambellano, e ora non vuol perdersi l’apertura del Parlamento. Certo, l’assenza di Filippo peserà. Anche se dal 2017 non era più al suo fianco a ogni taglio di nastro, il duca di Edimburgo c’era. Adesso Sua Maestà sa che non c’è più.

Una caratteristica di un lungo matrimonio è che hai così tanti ricordi condivisi che nessun altro può davvero capire, né è minimamente interessato a farlo. Ci si può ripercorrere le vecchie storie fino alla noia e oltre. Quella sull’albero in Kenya, o a bordo della Britannia, o ancora di quel barbecue a Balmoral. Ma«i bei ricordi», ha detto un giorno Elisabetta, «sono la nostra seconda possibilità di felicità».

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