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I gioielli del cuore della regina Elisabetta

Quando si va a scandagliare il portagioie della regina Elisabetta, di solito si presta attenzione a quei gioielli incredibili che, attraverso i diamanti e le pietre preziose, raccontano la storia della monarchia inglese da un angolazione più scintillante ma non per questo meno affascinante. Nel suo scrigno sono custoditi capolavori d’arte orafa appartenuti alla regina Vittoria o alla regina Mary per non parlare di quelli della regina madre, passati negli anni alla sovrana attuale. Da quel che ci è dato sapere, quindi, gran parte di questa collezione è composta da lasciti, eredità o doni istituzionali.

Tuttavia in mezzo a questo tesoro di inestimabile valore ci sono alcuni pezzi, magari meno sontuosi, che dialogano direttamente con il cuore di Elisabetta. Ecco una rassegna di alcuni gioielli che hanno per lei un significato speciale, da ricordare nel giorno del suo 95esimo compleanno, il primo che passa da sola da oltre settant’anni.

Si è già diffusamente parlato del bracciale art déco che Filippo regalò alla sua fidanzata come dono di nozze. In quei primi tempi, il ragazzo aveva più blasone che quattrini in tasca quindi, per non fare brutta figura con colei che un giorno sarebbe diventata regina, arrivò in soccorso la madre con quel poco che le era rimasto. La principessa Alice di Battenberg offrì per la causa una vecchia tiara, ricevuta a sua volta per le sue di nozze con Andrea, principe di Grecia e Danimarca, da parte dell’imperatore Nicola II e Alexandra di Russia. Filippo fece smontare il diadema dalla gioielleria londinese Philip Antrobus e da quei diamanti non ricavò solo il bracciale ma anche l’anello di fidanzamento. Quando le mani di Elisabetta non sono protette da un paio di guanti, possiamo vedere il pegno d’amore con il quale l’ufficiale di marina si dichiarò alla principessa figlia di re Giorgio VI. Sappiamo che la proposta arrivò nel corso del 1946 ma per l’ annuncio si attese il 21 compleanno. Il 9 luglio 1947 debuttò quindi anche l’anello di platino sovrastato da un diamante a taglio brillante da tre carati affiancato da pietre più piccole. Da quella data in avanti, Elisabetta ha indossato l’anello ogni giorno della sua vita, abbinato alla fede nuziale d’oro gallese.

L’anello di fidanzamento della regina Elisabetta indossato con la fede in oro gallese. Foto Getty

Nello scatto ufficiale del fidanzamento, fa capolino anche una spilla. Quel fiore di diamanti a sei petali, chiamato Clematide dal nome della pianta, era un dono per il ventunesimo compleanno dell’allora principessa da parte dello staff della casa reale. Più discreta delle altre in suo possesso, la spilla è diventata una costante nelle uscite pubbliche della regina. L’ultima volta che l’ha indossata è stata solo qualche settimana fa quando ha conversato in videochiamata con quattro funzionai sanitari impegnati nella lotta contro il Covid. Suo marito era ricoverato all’ospedale per un’infezione e lei, per stabilire una connessione a distanza con l’amato, aveva appuntato all’abito rosa quel fiore prezioso che aveva con sé in un giorno per loro così importante.

C’è un altro fiore diventato testimone dell’amore tra Elisabetta e Filippo. È quel crisantemo di platino, diamanti e zaffiri – noto anche honeymoon brooch – che la regina ha indossato in occasione del discorso annuale del Commonwealth Day lo scorso marzo. Mentre il marito era ancora in ospedale in convalescenza, Elisabetta aveva scelto un gioiello che aveva una storia a due e non un carico di significati ereditati. La spilla che le era stata donata in occasione del varo di una petroliera fa la sua comparsa durante la luna di miele passata a novembre del 1947 nella tenuta di Broadlands. Di seguito il prezioso crisantemo (ricordiamo che all’estero il fiore non ha un significato luttuoso ma è associato alla gioia e alla pace) è stato immortalato nel 1950 per il primo ritratto della regina con la principessa Anna in fasce con il principe Carlo e Filippo e negli anni successivi in viaggi nel mondo e cerimonie. Negli ultimi anni ha suggellato la sua importanza nella riproduzione degli scatti di quella famosa luna di miele a distanza di sessant’anni ma soprattutto grazie al ritratto domestico dei due sposi di lungo corso quando a novembre si sono mostrati seduti nel loro divano del castello di Windsor per il 73esimo anniversario di nozze.

Nel novero dei gioielli del cuore di Elisabetta non può mancare uno dei gioielli più particolari della sua collezione. Si tratta dello «scarabeo» di rubini, oro e diamanti che il duca di Edimburgo donò a sua moglie nel 1966. La spilla si fa notare tra le tantissime per la sua forma irregolare e gioiosa, un’esplosione di modernità in mezzo ai cimeli appartenuti alle regine del passato. Filippo commissionò il pezzo ad Andrew Grima, il designer più noto della Londra della seconda metà del secolo scorso, affidandogli una manciata di rubini recuperati, pare, da un antico copricapo indiano. Con quella spilla sanguigna e piena di vita, resa immortale dal ritratto per i settant’anni di matrimonio della coppia reale, la regina si è ripresentata in pubblico con il nipote William lo scorso ottobre in un outfit total pink dopo sette mesi di stretto lockdown a Windsor.

C’è un gioiello che Filippo ha contribuito a progettare, il bracciale commissionato a Boucheron nel 1952 per il quinto anniversario di matrimonio. Per vederne un’immagine occorre fare una caccia al tesoro, relegato probabilmente a una sfera davvero intima della sovrana. Il gioiello dal disegno piuttosto elaborato è un intreccio in oro giallo delle iniziali E. e P. e comprende tre croci – due di zaffiro e una di rubino – oltre al distintivo navale del duca di Edimburgo e due rose araldiche in oro e diamanti. Sfoggiato in un ritratto di famiglia in occasione del 60esimo anniversario di matrimonio, il gioiello ha fatto parte di una mostra che ha celebrato i 90 anni di Filippo.

Nel cassetto dei ricordi, la regina custodisce anche dei regali preziosi ricevuti dai suoi genitori. Come la coppia di clip di diamanti e acquamarina che Elisabetta ha ricevuto nel 1944 per il suo 18esimo compleanno da re Giorgio VI e dalla madre. Le spille gemelle dal design art déco, erroneamente attribuite a Cartier ma in realtà realizzate da Boucheron, si possono indossare separatamente o in modo da formare un ovale. Tra le occasioni in cui possiamo averle viste, una delle celebrazioni per il Diamond Jubilee nel 2012 e la visita a Londra degli Obama nel 2016 oltre a quando la regina ha tenuto il discorso per il 75esimo anniversario del VE Day lo scorso 8 maggio.

Tra i doni degli adorati genitori, occorre citare anche il variopinto cesto di fiori di rubini, diamanti e zaffiri. Considerato un regalo a Elisabetta per la nascita di Carlo nel 1948, ora gli esperti di gioielleria reale fanno risalire la spilla addirittura a nove anni prima grazie a un cinegiornale dell’epoca in cui si vede la spilla sulla giacca della principessa tredicenne. A meno che non glielo si chieda, pare difficile avere una risposta. A parte questi dubbi, una delle certezze è che quel monile così semplice è una certezza nello scrigno della regina.

Per quanto riguarda le sue donne, Giorgio VI non era certo uno che lesinava sui diamanti. La figlia si stava preparando al suo ruolo di erede al trono e, proprio per questo, aveva bisogno di gioielli adatti al suo ruolo. Nel 1950 si rivolse pertanto a Garrard, i gioiellieri di corte, a cui ordinò una maestosa collana da realizzarsi con 105 diamanti avanzati dalla corona della madre. Questo «festone» prezioso ha visto in sette decenni numerosissimi capi di stato, aperture di parlamento e teste coronate, ornamento consueto degli impegni di prestigio.

Ma in questa sconfinata collezione di gioielli che forse per intero non vedremo neanche mai, c’è qualcosa di cui la regina non si priva mai nella sua quotidianità. Senza quei tre fili di perle Elisabetta non sarebbe quella figura che vediamo praticamente da sempre (ci sono foto di lei che cammina appena con il collo già decorato da un giro di perle), a tal punto connaturati al personaggio che non ce ne accorgiamo neanche più. Gli esperti ritengono che il numero di collane con queste caratteristiche siano molte di più delle tre registrate nelle cronache, difficile risalire ai modelli precisi.

L’esemplare più caro è senza dubbio quello che le donò il nonno Giorgio V nel 1935 per celebrare il suo Giubileo d’argento. Quando nel 1937 lo scettro passò al padre di Elisabetta dopo l’abdicazione di Edoardo VIII, Giorgio VI volle che la figlia nel giorno dell’incoronazione indossasse la collana del nonno, quel primo gioiello «da grande» pensato appositamente per lei. Al di là delle convenzioni che vedono almeno un giro di perle appropriato in ogni circostanza, in quella collana mai abbandonata (e poco importa che non si esattamente quella) si nasconde un gioco di rimandi che rimbalza tra il calore della famiglia e le responsabilità della Corona che porta sulle spalle praticamente da tutta la vita, da quel lontano 21 aprile del 1926. E come sempre quando parliamo della regina Elisabetta dietro ogni gemma, dietro ogni perla o diamante – croce e delizia – c’è molto di più di ciò che si vede banalmente in superficie.

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